Farmaci, il mercato di equivalenti e biosimilari cresce anche nel 2018

Da gennaio a settembre i farmaci equivalenti hanno assorbito il 22% dei consumi in farmacia, mentre i biosimilari il 14% del mercato di riferimento. È quanto emerge da un report realizzato dall'ufficio studi di Assogenerici- Ibg. Ecco tutti i dati

biologici e biosimilari

Continua a crescere il mercato dei farmaci equivalenti e dei biosimilari in Italia. A dirlo è un report dell’ufficio studi ssogenerici-Ibg, che ha monitorato l’andamento del settore nei primi nove mesi del 2018. Dall’analisi è emerso che da gennaio a settembre i farmaci equivalenti hanno assorbito il 22% dei consumi in farmacia, mentre i biosimilari il 14% del mercato di riferimento.

Il mercato degli equivalenti nei primi nove mesi del 2018

Analizzando più nel dettaglio il rapporto di Assogenerici, si può notare come nel primo semestre 2018 i farmaci equivalenti hanno rappresentato il 22,1% del totale del mercato farmaceutico a volumi nel canale farmacia e il 13,5% a valori, per un totale di 1,88 miliardi in prezzi ex factory. Questi dati mettono in luce una performance positiva rispetto ai primi nove mesi del 2017 (tutte le classi), del 2,8% a unità e del 9,7% a valori, a fronte di un rallentamento del mercato farmaceutico complessivo (-0,5% a unità, -1,4% a valori) determinato dall’arretramento dei brand a brevetto scaduto (-1,4% a unità e -3,2% a valori).

Sono i farmaci di classe A a fare la parte del leone per quanto riguarda il giro d’affari del comparto. Con un valore totale di 1,48 miliardi rappresentano il 78,8% del totale della spesa per farmaci generici (l’89,5% a confezioni). Ingrandendo la lente sui consumi in classe A nel canale farmacia, nel periodo gennaio-settembre 2018 si registra una flessione del -1% del numero di confezioni rimborsate dal Ssn, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una conseguente contrazione della spesa netta rimborsata del 4%.

A subire una flessione significativa sono  i consumi relativi ai prodotti ancora coperti da brevetto o privi di generico: – 13,5% a unità e -16,8% a valori rispetto ai primi nove mesi del 2017. In crescita invece il segmento relativo ai farmaci a brevetto scaduto, in particolare quello degli equivalenti che rappresentano il 29,6% delle confezioni di classe A (+ 3,4%   rispetto al gennaio-settembre 2017) e il 22,4% della spesa di classe A (+ 8,5%).

I consumi per area geografica degli equivalenti

I farmaci equivalenti di classe A si consumano soprattutto al nord. È piuttosto elevata infatti la concentrazione in quest’area geografica (36,7% a unità; 27,5% a valori), mentre restano distanziati il centro (27,1%; 20,7%) e il sud Italia (21,8%; 16,5%). A guidare la classifica dei consumi di equivalenti è la Provincia autonoma di Trento, con il 42,7 sul totale delle unità dispensate Ssn nel periodo gennaio-settembre. Trento con l’Emilia Romagna sono anche i due territori dove si registra la più alta incidenza di consumi complessivi di farmaci off patent (generici e branded a brevetto scaduto) – l’83,4% – a carico del Ssn. Secondo territorio a maggior consumo di equivalenti la Lombardia (38,9%), seguita da Emilia Romagna (36,6%), Friuli Venezia Giulia (36,3%) e Valle d’Aosta (35,3%). Fanalino di coda Calabria (19,8%), Basilicata (20,1%), Campania e Sicilia (21,3% a pari merito).

Le dinamiche dell’ospedaliero

Se si va a guardare invece il mercato ospedaliero, gli equivalenti in classe A e H assorbono il 26,8% dei consumi a volumi e il 6,1% a valori. A dominare questo mercato sono i brand a brevetto scaduto che quotano il 39,1% dei consumi a volumi e il 5,1% a valori, mentre ai farmaci esclusivi (protetto o senza generici corrispondente) resta il 34,2% dei consumi a volumi che valgono però il 92,8% della spesa farmaceutica pubblica ospedaliera.

Il mercato dei biosimilari nei primi nove mesi del 2018

Nei primi nove mesi del 2018 le 10 molecole biosimilari in commercio sul mercato italiano – epoetine, filgrastim, somatropina, follitropina alfa, infliximab, insulina glargine, etanercept, rituximab, enoxaparina e insulina lispro, per un totale di 45 prodotti – hanno assorbito il 14% dei consumi nazionali contro l’86% detenuto dai corrispondenti originator.

Crescita del 51% rispetto al 2017, boom di rituximab biosimilare

Su base annua il pool dei biosimilari presenti sul mercato nazionale ha fatto registrare una crescita complessiva del 51,1% rispetto ai primi nove mesi del 2017. Tale crescita è stata calcolata al netto delle new entry, ovvero le nuove molecole biosimilari lanciate sul mercato solo da giugno 2017 (enoxaparina e Insulina Lispro), a fronte di una contrazione dei biologici originator dell’8,8%. Il dato dirompente è legato all’esordio sul mercato del rituximab biosimilare (lanciato proprio nel settembre 2017) che nel giro di un anno ha assorbito il 48,16% del mercato nazionale della molecola.

Titolari del “sorpasso” rispetto al biologico originatore restano invece altre tre molecole ad altissima penetrazione nel mercato: il filgrastim, i cui 5 biosimilari in commercio assorbono il 95% del mercato a volumi (90% a valori, a prezzo medio), le epoetine (77% del relativo mercato a volumi e 64% a valori) e l’Infliximab (72% del mercato a volumi; 57% a valori). Da segnalare tra gli “inseguitori” il rituximab, la cui versione biosimilare in commercio dal luglio 2017 concentra il 48% dei consumi a unità e il 31% a valori.

La fotografia a livello regionale

Diversificato ma comunque in crescita il quadro dei consumi a livello regionale. A registrare il maggior consumo di biosimilari per tutte le molecole in commercio sono la Valle d’Aosta e il Piemonte: in entrambe quotano il 43,74% del mercato sul mercato complessivo di riferimento e addirittura l’81,63% del mercato riferito all’insieme delle cinque molecole in commercio da almeno 3 anni (Epoetine, Filgrastim, Somatropina, Infliximab, Follitropina Alfa).

Lo stesso pool di molecole di più antica commercializzazione ottiene consensi di rilievo praticamente in tutte le Regioni (Liguria, 76,37; Toscana, 76,16%; Trentino 73,65%; Sardegna 70,85%; Sicilia, 64,92%; Veneto 64,27%; Emilia Romagna, 63,89%). Fanalini di coda Abruzzo (47,33%) e Calabria (16,71%).

La classifica varia ampliando l’analisi a tutti i biosimilari in commercio: tolto il già citato primato il Piemonte e Valle d’Aosta, seguono in classifica Sicilia (20,62% del mercato complessivo), Basilicata (15,14%), Friuli Venenzia Giulia (14,69%), Toscana (14,26%). Tutte le altre Regioni risultano al di sotto della media nazionale.