M&A, le maggiori operazioni del 2018

Un riassunto di alcune delle più importanti operazioni di acquisizione del 2018

menarini

Il 2018 sarà ricordato come un anno interessante per le operazioni di M&A. Nell’anno solare appena trascorso gli accordi in ambito pharma e medtech hanno cambiato e cambieranno il mercato negli anni a venire. Su tutti l’acquisizione di Shire da parte di Takeda, la fine della joint venture tra Gsk e Novartis in ambito Consumer health o i cambi di strategia in ambito veterinario. Per non parlare poi della chiusura dell’accordo tra Bayer e Monsanto. Un anno di fibrillazioni che in parte ha dato ragione (ma non del tutto) agli analisti a fine 2017 quando vedevano nel 2018 uno degli anni più ricchi di grandi acquisizioni. In parte è stato vero, in parte no.

Shire-Takeda

Forse uno degli accordi dell’anno, almeno per quanto riguarda le pharma (come si vedrà più avanti). Cinquantadue miliardi di euro per un’acquisizione che ha fatto molto discutere in Giappone, tanto che la famiglia proprietaria della multinazionale nipponica si è opposta ferocemente per motivi di bilancio. L’accordo è stato trovato a maggio dando il via alla creazione del nono gruppo farmaceutico mondiale in termini di fatturato. Con l’acquisizione della multinazionale irlandese, Takeda aggredisce il mercato americano puntando sulle malattie rare. Tra l’altro, oltre a Shire, i giapponesi hanno portato a casa una serie di accordi molto interessanti nel corso del 2018. Quello di gennaio con la belga TiGenix NV per terapia a base di cellule staminal valso 520 milioni di euro. Quello con Denali Therapeutics per una partnership sulle malattie neurodegenerative. A febbraio sono stati, inoltre, promessi 230 milioni di dollari a Wave life sciences per un pacchetto di trattamenti per il sistema nervoso centrale.

Shire vende il business degli oncologi ai francesi

Ma l’azienda di punta della piccola Irlanda si è resa protagonista di un’altra operazione degna di nota. Ad aprile ha ceduto il suo portfolio prodotti antitumorali alla francese Servier. Costo dell’operazione 2,4 miliardi di dollari.

L’affaire Bayer-Monsanto

Nel 2018 si è chiuso uno degli accordi più discussi degli ultimi anni, quello tra Bayer e Monsanto. L’acquisizione da oltre 66 miliardi di euro ha garantito alla multinazionale di Leverkusen un immenso portfolio nell’agrifood e nel settore dei pesticidi. Tuttavia l’acquisizione, come si vedrà, ha messo in seria difficoltà le casse dell’azienda tedesca che dovrà affrontare un lungo percorso di riassestamento anche a scapito di migliaia di posti di lavoro. Previsti, infatti, oltre 12 mila licenziamenti.

L’attività di Sanofi: Zentiva, Ablynx e Bioverativ

Altro evento che ha caratterizzato il 2018 è stata la decisione di Sanofi di liberarsi della sua controllata Zentiva. La società, infatti, è stata venduta al fondo di private equity Advent International per 1,9 miliardi di euro. Il closing era previsto per il terzo quarto del 2018 e così è stato. L’azienda francese Sanofi a giugno 2018 aveva dichiarato che l’operazione si era chiusa positivamente e che l’azienda dei generici sarebbe passata di mano. La cessione di Zentiva non è stata la prima grande operazione di M&A di Sanofi nel 2018. A gennaio di quest’anno, il gruppo ha infatti acquisito per 11,6 miliardi di dollari Bioverativ, biotech americana specializzata in trattamenti contro l’emofilia. Nello stesso mese, ha rilevato per 3,9 miliardi di euro la società biofarmaceutica belga Ablynx, che opera nel campo delle malattie rare.

I movimenti nel Consumer health

Un settore questo in grande fermento. Su tutti tiene banco la britannica GlasxoSmithKline che a marzo ha acquisito la quota del 36,5% detenuta da Novartis nella joint venture stipulata nel 2015. Totale della spesa 13 miliardi di dollari. L’accordo più generale aveva concesso a Glaxo l’opzione di acquisto esercitabile da marzo 2018. Glaxo, che si è ritirata poco prima dall’offerta su Pfizer, si aspettava un “incremento dei flussi di cassa” e dei ricavi nel 2018, mentre Novartis sottolineava l’opportunità di disinvestire da “un’attività non-core a un prezzo attraente”. Anche Merck, un mese più tardi ha deciso di liberarsi di questa business unit vendendo a Procter&Gamble per 3,4 miliardi di euro. Più recente, invece, l’accordo di Taisho per acquisire gli Otc di Bms a un miliardo e mezzo circa.

Le mosse di Novartis, Roche, Eli Lilly e Gsk in oncologia

Sempre Novartis e Gsk si sono rese protagoniste di altre due importanti merger&acquisition. La prima ha trovato un accordo con Endocyte società biofarmaceutica americana specializzata nelle terapie anticancro. L’accordo prevede un esborso di 2,1 miliardi di dollari. Gsk, invece, ha sborsato cinque miliardi di dollari per fare sua Tesaro e rafforzarsi sul mercato degli antitumorali. In questo caso specifico su quello ovarico. Quello di Gsk è un ritorno in quest’area dopo la cessione a Novartis di questo settore (16 miliardi). Anche l’americana Eli Lilly ha messo a segno importanti operazioni in pochi giorni nei primi mesi dell’anno. Dopo l’acquisto di Armo Biosciences per 1,6 miliardi di dollari e compra la canadese Aurka Pharma per 575 milioni di dollari. Aurka Pharma è una compagnia di Montreal che sviluppa trattamenti innovativi contro i tumori solidi. Infine si segnala l’attività di un’altra big svizzera, Roche. A febbraio la società ha comprato Flatiron Health, un’azienda newyorkese fondata nel 2012 che sviluppa software per l’analisi di big data e real world data in ambito oncologico. La multinazionale farmaceutica svizzera già deteneva il 12,6% del pacchetto azionario dell’azienda americana. Il valore dell’operazione è stato di 1,9 miliardi di dollari.

Il Medtech

In ambito medtech Medtronic completa l’acquisizione di Mazor Robotics. A darne notizia è l’azienda stessa che informa di aver terminato il processo per comprare l’azienda israeliana specializzata in forniture ospedaliere, attrezzature mediche e sistemi robotizzati per la chirurgia spinale. Il valore della transazione è di 1,7 miliardi di dollari. La notizia dell’accordo era arrivata a settembre 2018, ma il closing, come previsto, è arrivato prima della fine dell’anno. Boston Scientific, invece, offre 4 miliardi per aquisire Btg, società attiva in servizi healthcare. L’accordo è stato praticamente raggiunto e l’assorbimento di quest’ultima prevede un pagamento prevalentemente in cash. Con questa operazione Boston espanderebbe il suo portfolio fino ad aggiungere anche radioterapie per tumori ai polmoni e seno o embolia polmonare.

Cosa bolle nella pentola dell’animal health

C’è aria di trasformazione in questo settore. Molte aziende se ne stanno liberando per concentrarsi su altre aree di business, mentre altre stanno investendo sulla salute animale. Una delle società più legate a questo aspetto è Bayer che sta pensando di scorporare la sua unità di veterinaria. Il colosso di Leverkusen, a quanto ha rivelato il ceo Werner Baumann, potrebbe dividersi dalla sua business unit dedicata alla salute animale. Una manovra che dipenderebbe principalmente dal riassetto del portfolio a seguito dell’acquisizione di Monsanto (66 miliardi di euro). L’esborso per Monsanto, infatti, costringerà l’azienda tedesca a stringere la cinghia per un po’. Il problema della liquidità potrebbe pesare sia in termini di nuovi brevetti nei prossimi due anni sia di nuovi accordi dopo il 2020. La divisione veterinaria ha generato nel 2017 un fatturato di 1,6 miliardi di dollari e un ebitda del 24%. Secondo gli analisti le casse di Bayer potrebbero beneficiare della vendita per sei o sette miliardi di dollari. Non è esclusa, secondo molti, un accordo con la divisione di Merck&Co. Infine, proprio la divisione animal health di Merck ha annunciato di aver raggiunto un accordo di oltre tre miliardi di euro per l’acquisto definitivo al 100% di Antelliq società francese attiva nell’identificazione e monitoraggio digitale degli animali.

Il 2018 conferma le tendenze degli anni precedenti

Sono numerose le acquisizione e gli scorpori da parte di Big Pharma. L’11 ottobre 2018, per esempio, Zoetis ha completato l’acquisizione di Abaxis per la diagnostica per circa due miliardi di dollari dopo l’acquisto da Abbott, nel 2015, della sua divisione veterinaria. Inoltre la stessa Zoetis è nata dallo scorporo con Pfizer nel 2013 per permettere a quest’ultima di concentrarsi sui farmaci umani. Anche altre multinazionali hanno adottato soluzioni simili. Sanofi per esempio, nel 2016, ha scambiato la sua unità veterinaria per quella di consumer health di Boehringer Inghelheim. Più di recente Eli Lilly ha quotato la sua società veterinaria nella borsa newyorkese guadagnando un miliardo e mezzo circa. Le quotazioni sono schizzate del 35% nel primo giorno di mercato riflettendo il grande entusiasmo. Per quanto queste operazioni risalgano a qualche anno fa, il 2018 ha confermato l’interesse di molte aziende per il settore veterinario e la nascita di nuove realtà imprenditoriali su di esso focalizzate.

Assicurazioni sanitarie e servizi alle farmacie. Il super accordo negli Usa

Non ci sono solo le Takeda-Shire e Bayer-Monsanto. Negli Usa c’è un’altra grande operazione degna di nota. Il gigante Usa delle assicurazioni sanitarie Cigna ha annunciato un piano per acquistare Express Scripts. Costo dell’operazione 67 miliardi. Express Scripts è attiva nel campo del pharmacy benefits manager e delle prestazioni farmaceutiche, un business valutato quattromila miliardi di dollari. Dentro di sé aziende che amministrano i farmaci con obbligo di ricetta per 226 milioni di consumatori. Gli investitori si aspettavano questa acquisizione. Soprattutto dopo l’operazione dello scorso anno di Cvs Health con le assicurazioni sanitarie Aetna per 69 miliardi e quella di Albertsons con Rite Aid per 83 miliardi.