Takeda, c’è il closing con Shire ma col downgrading

L’azienda giapponese viene declassata a BBB+ dall’agenzia di rating Standard&Poors a causa di un debito che rischia di aumentare per l’ammontare della spesa sostenuta (52 miliardi di dollari)

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La chiusura del contratto c’è stata, ma è costato il downgrade di S&P a Takeda. L’azienda giapponese, dopo il maxi esborso di oltre 50 miliardi di euro per sigillare il connubio con l’irlandese Shire, si è vista tagliare il proprio rating che ora scende a BBB+.

Il debito in aumento

Come rivela il Sole 24 Ore, l’emissione di nuove azioni e l’aumento del debito il livello di gradimento sui mercati della multinazionale nipponica è calato da A- a BBB+. Negativo l’outlook. Vanno meglio, però, le cose per la controparte acquisita. Shire vede migliorare il suo rating che si attesta su BBB+ con outlook positivo. Sempre il Sole spiega che questo sbilanciamento in favore dell’azienda europea è dovuto al fatto che Shire è meglio posizionata sui mercati della gastroenterologia e delle malattie rare e che potrà in qualche modo trascinare anche il business nipponico, soprattutto negli Stati Uniti.

Le paure del Cda di Takeda

A settembre 2018 la famiglia proprietaria della società del Sol levante aveva duramente contestato l’operazione per timore di un possibile disastro finanziario. Il gruppo di rappresentanti di circa 130 famiglie che avevano investito nella compagnia, guidato da Kazu Takeda, aveva addirittura creato un team di lavoro chiamato Thinking about Takeda’s bright future” (Ttbf) per bloccare l’acquisizione o almeno rivederne i capisaldi. Alla fine la cordata non ha trovato riscontri positivi negli altri investitori e nella plenaria di giugno 2018 appositamente organizzata per mettere ai voti l’acquisizione, è stato raggiunto a malapena il 10% del totale.