Sanità integrativa, report Gimbe: “Normativa inadeguata, serve una riforma”

In occasione dell’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione Affari Sociali della Camera, la Fondazione mette in guardia sugli “effetti collaterali” di un secondo pilastro poco regolamentato: “Privatizzazione, aumento delle disuguaglianze e consumismo sanitario”

sanità integrativa

“I fondi sanitari integrativi sono diventati prevalentemente sostitutivi, aumentano le disuguaglianze e medicalizzano la società”. Questo il giudizio della Fondazione Gimbe sul cosiddetto “secondo pilastro”, che meriterebbe una “riforma urgente” e “più trasparenza”. L’analisi della Fondazione è contenuta in un report pubblicato in occasione dell’avvio dell’indagine conoscitiva sulla sanità integrativa da parte della Commissione Affari Sociali della Camera. Si invoca, in sostanza, un riordino normativo e si chiede al ministro della Salute, Giulia Grillo, di rendere pubblica l’anagrafe dei fondi sanitari integrativi.

Sostituzione vs integrazione

“Abbiamo realizzato un report indipendente – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – da cui emerge l’inderogabile necessità di un riordino legislativo, in quanto i fondi sanitari sono diventati in prevalenza sostitutivi di prestazioni già offerte dal Ssn. In particolare le crepe di una normativa frammentata e incompleta hanno permesso all’intermediazione finanziaria e assicurativa di cavalcare l’onda del welfare aziendale, generando profitti grazie alle detrazioni fiscali di cui beneficiano i fondi sanitari e proponendo prestazioni che alimentano il consumismo sanitario e aumentano i rischi per la salute delle persone”.

I numeri

Nel periodo 2010-2016, secondo il report Gimbe, il numero dei fondi sanitari è aumentato da 255 a 323, con incremento sia del numero di iscritti (da 3.312.474 a 10.616.847), sia delle risorse impegnate (da 1,61 a 2,33 miliardi euro). Tre dati sono particolarmente rilevanti per Gimbe: innanzitutto, la percentuale delle risorse destinate a prestazioni realmente “integrative” rimane stabile intorno al 30%; in secondo luogo a fronte di un incremento medio annuo degli iscritti del 22,3%, quello delle risorse impegnate è del 6,4%: sostanzialmente i fondi incassano sempre di più, ma rimborsano sempre meno; infine, i fondi che intrattengono “relazioni” con compagnie assicurative sono passati dal 55% nel 2013 all’85% nel 2017. Sul totale dei rimborsi effettuati dai fondi sanitari ( i 2,33 miliardi già citati), quasi il 70% delle copre prestazioni già incluse nei Lea.

La proposta

Gimbe chiede al legislatore un “testo unico” sulla sanità integrativa in grado di:

• restituire alla sanità integrativa il suo ruolo originale, ovvero quello di rimborsare esclusivamente prestazioni non incluse nei Lea;
• evitare che il denaro pubblico, sotto forma di incentivi fiscali, venga utilizzato per alimentare i profitti dell’intermediazione finanziaria e assicurativa;
• tutelare cittadini e pazienti da derive consumistiche dannose per la salute;
• assicurare una governance nazionale, oggi minacciata dal regionalismo differenziato;
• garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione.

Nel frattempo, la Fodnazione chiede al ministero della Salute “rendere pubblicamente accessibile l’anagrafe dei fondi sanitari integrativi per offrire ai cittadini e agli enti di ricerca un’adeguata trasparenza”.