Antibiotici, omeopatia e salute animale, i dati Eurispes 2019

Quasi 4 italiani su 10 ammettono di prenderli senza prescrizione medica “qualche volta” (33%) e “spesso” (4,8%), aumentano le spese per la cura dei pet e l'omeopatia è la prima alternativa all'allopatia tra gli italiani

Piano nazionale antibiotico-resistenza

Uso senza prescrizione degli antibiotici e aumento della spesa per i pet. Sono questi due dati (tra i tanti) che emergono dal rapporto Eurispes 2019 presentato il 31 gennaio all’Università La Sapienza di Roma. Uno spaccato di società che preoccupa, nel primo caso, per quanto riguarda il tema dell’antibiotico-resistenza e la lotta globale contro i batteri super resistenti.

Antibiotici: 4 italiani su 10 senza prescrizione

Il dato che salta all’occhio scorrendo il report riguarda l’assunzione di antibiotici: quasi 4 italiani su 10 ammettono di prenderli senza prescrizione medica “qualche volta” (33%) e “spesso” (4,8%). Più numerose le donne (“spesso” il 6,7% contro il 2,8% degli uomini, “qualche volta” il 34% contro il 32,1%).

Aumentano le spese per i pet

Il cambio di paradigma è evidente da anni. Cani e gatti (per prendere i pet più diffusi), non sono più considerati solo animale da affezione, ma membri stessi della famiglia. Questa nuova (ma non tanto) percezione porta con sé anche conseguenze di tipo economico in quanto è in crescita anche la spesa per la loro cura. Un terzo degli italiani, secondo i dati Eurispes, accoglie almeno un animale domestico (33,6%) con un incremento dell’1,1% rispetto al 2018 (32,4%). Ma in particolare, crescono le famiglie che accolgono due, tre o più animali: rispettivamente 8,1% (7,1% nel 2018), 4,7% (contro il 3,7%), 3,8% (nel 2018 era il 2,3%).

Nella maggior parte dei casi, si tratta di cani (40,6%) e gatti (30,3%). Seguono uccelli (6,7%), pesci (4,9%), tartarughe (4,3%), e poi conigli (2,5%) criceti (2%). Gli animali esotici si attestano al 2%, prima del cavallo (1,3%), dei rettili (1,1%) e dell’asino (0,4%). La spesa media dedicata alla cura degli animali è cresciuta negli ultimi anni: in particolare, raddoppiano rispetto al 2017, coloro che investono tra i 51 e i 100 euro (33,2% a fronte del 31,4% del 2018 e del 15,4% del 2017). Aumentano anche coloro che spendono tra i 101 e i 200 euro (14,5% rispetto all’8,1% del 2018, al 4,5% del 2017). La spesa da 201 a 300 euro riguarda il 3,7% del campione (+1,5% rispetto al 2018). Nel 2017 nessuno spendeva questa cifra.

C’è anche l’omeopatia

Ci sono poi dati anche in merito all’omeopatia. Tra le medicine non convenzionali questa risulta essere la cura alternativa più diffusa. Quando si decide di non affidarsi alla medicina allopatica, ci si orienta soprattutto all’omeopatia, nel 76,1% dei casi, in seguito, alla fitoterapia (58,7%), all’osteopatia (44,8%), all’agopuntura (29,6%) e, infine, alla chiropratica (20,4%). Un pediatra su tre usa anche l’omeopatia. Secondo un’indagine del 2016 della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), su 1.252, il 70,6% (885) non utilizza l’omeopatia nella pratica quotidiana, mentre 367 (29,4%) la prescrive. Circa il 90% di questi associa farmaci omeopatici ed allopatici. Oggi, i rimedi omeopatici sono classificati dalla vigente normativa, sia comunitaria sia nazionale, come farmaci.

La posizione di Aifa

Tale riconoscimento è sancito dalla direttiva 6-11-2001 n. 2001/83/Ce e quindi in Italia dal decreto legislativo 219/2006. In questo decreto l’Aifa ha stabilito che l’etichettatura del medicinale omeopatico doveva essere seguita dalla frase “senza indicazioni terapeutiche approvate”, piccolo paradosso se si pensa che il termine medicinale appena acquisito, deriva dal latino medicinalis ovvero “dotato di proprietà curative”.

La stessa legge ha previsto la registrazione del farmaco omeopatico ai fini dell’acquisizione dell’Aic, norma che ha generato un ulteriore conflitto tra i professionisti dell’omeopatia e quelli convenzionali. L’Aifa, ai fini della semplificazione di questo delicato passaggio di adeguamento, aveva predisposto dei modelli ai quali dovevano conformarsi tutte le aziende, seguendo un calendario che prevedeva due fasi per la registrazione. La prima tra il 2013 e il 2014 e la seconda tra il 2014 e il 2015. A oggi, si sta ancora procedendo alla ricognizione dei farmaci per l’ottenimento dell’autorizzazione, poiché nonostante le procedure semplificate adottate, molte delle aziende produttrici, stando al report, non sono riuscite a presentare i loro dossier a causa degli elevati costi di registrazione.

Le stime di Omeoimprese

Secondo le stime effettuate da Omeoimprese, dal 2019 in poi potrebbe restare sul mercato solo un prodotto omeopatico su tre. Il risultato sarà quello di un deciso snellimento dell’offerta: sono in commercio circa 10-12mila prodotti e le aziende, a seguito di questo processo di regolamentazione, dovranno prendere in considerazione una inevitabile scrematura dei propri listini. In ogni caso anche Omeoimprese riconosce che si tratta di un processo molto positivo per il settore perché da una parte garantisce una maggior tutela per il consumatore-paziente, dall’altra, equipara il medicinale omeopatico al farmaco tradizionale e attraverso l’Aic si apriranno le porte per i mercati esteri.

Del resto, se raffrontiamo i dati della produzione italiana di farmaci omeopatici, pari a poco più di 350 milioni di euro, con quella complessiva di prodotti farmaceutici, dei quali l’Italia è il primo produttore europeo, con oltre 30 miliardi di euro di fatturato, risulta evidente la diversità di peso che tali settori hanno sull’economia nazionale ma anche gli enormi margini di crescita che si aprono nel settore dell’omeopatia dopo il riconoscimento ufficiale di cura farmacologica.

La metodologia d’indagine

L’indagine campionaria è stata realizzata su un campione stratificato in base alla distribuzione della popolazione per sesso, classe d’età ed area geografica risultante dai dati dell’ultimo Censimento Istat. La rilevazione è stata realizzata tramite la somministrazione face to face di un questionario semistrutturato ad alternative fisse predeterminate, composto da domande a risposta chiusa o semichiusa. I questionari compilati e analizzati sono stati complessivamente 1.132. La somministrazione del questionario, la raccolta e l’elaborazione dei dati è avvenuta nel periodo dicembre 2018-gennaio 2019.