Il problema del reclutamento dei pazienti in uno studio clinico

Meno del 2% dei pazienti elegibili viene coinvolto in un trial. Le motivazioni? Dalla carenza di cultura sull’utilità della ricerca clinica, alla mancanza di informazioni sull’esistenza dello studio. La spinta per invertire la tendenza può arrivare dai social network, in cui il reclutamento è cresciuto in maniera rilevante negli ultimi anni. *IN COLLABORAZIONE CON EXOM GROUP

Studio clinico

Secondo i dati internazionali meno del 2% dei pazienti elegibili sono coinvolti in uno studio clinico, con una prevalenza degli uomini. Coloro che partecipano a uno studio clinico, nell’arco di sei mesi, si sottopongono a una media di undici visite al centro. Tale media rappresenta un onere significativo sia per i pazienti sia per i centri di sperimentazione.

Le cause di questa scarsa partecipazione sono diverse. Si possono ricondurre sia alla carenza di una cultura generale sull’utilità della ricerca clinica sia alla mancanza di informazioni specifiche sull’esistenza dello studio e delle strutture ospedaliere coinvolte. Sia infine alle difficoltà logistiche e organizzative che la partecipazione a uno studio comporta per il paziente. Questa difficoltà nell’adesione dei pazienti fa sì che, a livello globale, il 90% delle sperimentazioni cliniche non rispetti le scadenze di reclutamento.

Studio clinico, il reclutamento via social media

L’uso dei social network per reclutare i pazienti negli ultimi anni è cresciuto moltissimo. Oggi è chiaro che i social media non sono più solo una tendenza o una novità, ma sono diventati parte integrante di quasi tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Oggi, circa il 74% degli utenti internet è attivo sui social media. Di questo gruppo, quasi l’80% utilizza le piattaforme sociali per cercare informazioni sulla salute.

Questo rappresenta un’opportunità per gli studi clinici di entrare in contatto con un pubblico massiccio ed effettivamente vincolato. Tuttavia, solo l’11% circa degli studi clinici sta attualmente facendo leva sui social media come motore di reclutamento dei pazienti.

Rispetto ai canali di reclutamento più tradizionali, i social media offrono una serie di vantaggi e possibilità uniche quali  una linea diretta di comunicazione con un pubblico rilevante e interessato, la capacità di rivolgersi agli utenti sulla base di criteri di inclusione/esclusione dimostrati, e la flessibilità in termini di adattare la comunicazione in base alle necessità ed ai risultati.

Quali social media funzionano meglio per il reclutamento degli studi clinici

Facebook è certamente il più efficace. Oltre ad avere la più grande base di utenti attivi mensili di qualsiasi altra piattaforma sociale, vanta un’ampia gamma di potenti strumenti di targeting, che permettono di affinare su segmenti di pazienti in base ai loro interessi, all’età e alla localizzazione geografica.

Quando le campagne sono impostate correttamente, il risultato è in genere un minor numero di contatti per paziente, ma quelli che arrivano a destinazione tendono a farlo rapidamente e ad essere di qualità molto superiore. Questo si traduce in una maggior velocità di reclutamento e quindi in un risparmio sui costi sotto dello studio.

I social media nelle malattie rare

I ricercatori stanno scoprendo che i social media possono essere un vantaggio nel cercare di entrare in contatto con persone con condizioni rare.  Diverse indagini condotte in pazienti con malattie rare hanno ottenuto risposte dalla maggioranza dei casi, nel giro di poche ore a testimonianza del fatto che i soggetti con malattie rare sono ansiose di entrare in contatto tra di loro e con la comunità dei ricercatori per trovare risposte alle loro condizioni.

In conclusione, la popolarità dei social media può pertanto contribuire a superare il problema del reclutamento negli studi clinici ed ad amplificare la voce dei pazienti portatori di queste malattie rare.

A cura di Exom Group

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