Regionalismo differenziato: il capitolo sanità bocciato dalla consultazione Gimbe

La Fondazione ha raccolto oltre 5 mila commenti sulla richiesta di maggiore autonomia di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Preoccupano “l’imprevedibilità delle conseguenze, l’aumento del divario Nord-Sud e la differenziazione del diritto alla tutela della salute”

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Il regionalismo differenziato va “maneggiato con cura”. In sanità il rischio è di far crescere le diseguaglianze, che già minano le fondamenta del Servizio sanitario nazionale (Ssn). È il messaggio che arriva dalla consultazione lanciata dalla Fondazione Gimbe sulla richiesta di maggiore autonomia avanzata da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, il cosiddetto “regionalismo differenziato”. La consultazione ha coinvolto 3.920 persone, in rappresentanza dei principali stakeholder del settore, per un totale di 5.610 commenti.

I risultati

Il questionario Gimbe chiedeva di stimare l’impatto di ciascuna autonomia in sanità, con un punteggio da un minimo di uno a un massimo di quattro punti. L’impatto delle maggiori autonomie in sanità sulle diseguaglianze regionali viene percepito come “rilevante” su tutta una lista di indicatori che hanno ottenuto mediamente un punteggio da 3 a 3,4. Fra le preoccupazioni più frequenti: imprevedibilità delle conseguenze, ulteriore spaccatura Nord-Sud, aumento del divario tra Regioni ricche vs povere, differenziazione del diritto costituzionale alla tutela della salute.  Fra le proposte per “mitigare” i possibili effetti collaterali delle maggiori autonomie in sanità riconducono in sintesi a due contromisure: il contestuale aumento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni e la messa in atto di meccanismi di solidarietà tra Regioni.

“Seppur limitati alla sanità questi risultati suggeriscono che il regionalismo differenziato deve essere “maneggiato con cura” con l’irrinunciabile obiettivo di rispettare gli equilibri previsti dalla Costituzione e garantire i diritti civili a tutti i cittadini sull’intero territorio nazionale”, commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.