Trasferimenti di valore, Big Pharma spende in Italia almeno mezzo miliardo di euro

È la stima (550-580 milioni) contenuta in un report della Fondazione Gimbe. La ricerca analizza gli importi erogati verso medici e organizzazioni da 14 aziende farmaceutiche, che insieme rappresentano oltre metà del giro d’affari del settore

trasferimento di valore

In Italia le prime 14 aziende farmaceutiche per giro d’affari dedicano in media il 2,9% del fatturato ai cosiddetti “trasferimenti di valore”, cioè i pagamenti a favore di operatori e organizzazioni sanitarie per attività di formazione, servizi e consulenze, erogazioni liberali e donazioni, ricerca e sviluppo.  Un dato che si traduce, nel 2017, in 288 milioni di euro e in una stima di 550-580 milioni per tutte le aderenti a Farmindustria. È quanto emerge da un report appena pubblicato dalla Fondazione Gimbe, che ha passato al setaccio i dati pubblicati online dalle aziende nel rispetto del Codice sulla trasparenza dell’Efpia, l’associazione europea dell’industria del farmaco. Dall’analisi di Gimbe derivano anche alcune osservazioni su come migliorare la trasparenza, evitando in ogni caso “complottismo” e “cultura del sospetto”.

I numeri

Le aziende del campione analizzato da Gimbe, riportate in forma anonima, rappresentano il 51,5% del fatturato totale del settore, quasi 11 miliardi su oltre 21,3 miliardi di euro. L’incidenza media dei trasferimenti di valore sul fatturato oscilla tra 0,8% e 4,3%. Su 288 milioni di euro il 15,9% è destinato a operatori sanitari (45,9 milioni), il 43,3% a organizzazioni sanitarie (124,8) e il 40,7% (117,3 milioni) alla ricerca e sviluppo. In media ogni azienda trasferisce 20,58 milioni di euro, con un range da 8,1 a 41,9 milioni.

I medici

Ogni azienda eroga in media verso i medici 3,3 milioni di euro, con una variabilità da 0,4 a 6 milioni. Il Codice Efpia, recepito in Italia dal Codice deontologico di Farmindustria, prevede che se i medici non acconsentono alla pubblicazione degli importi ricevuti, i dati debbano essere riportati in forma aggregata. I trasferimenti pubblicati con questa modalità rappresentano ben 15,1 milioni di euro, più di un terzo del totale destinato agli operatori sanitari. Senza contare i dati aggregati, l’importo medio erogato per ciascun operatore sanitario è di  1.520 euro,  con un range variabile da  727 a 2.638 euro.

Il dato complessivo sui trasferimenti a favore degli operatori è, secondo Gimbe, probabilmente sottostimato. I motivi sarebbero due: da un lato, dai trasferimenti per la ricerca e sviluppo, riportati come dato cumulativo, non consentono di estrapolare la parte destinata agli operatori sanitari. Dall’altro, per la difficoltà di stimare i trasferimenti indiretti.

Le organizzazioni

Alle organizzazioni vanno in media 8,9 milioni da parte di ciascuna azienda (range da 2 a 24,2 milioni). Nella definizione rientrano società di servizi, che ricevono il 56,6% dei trasferimenti totali per questa categoria (70,6 milioni) e società scientifiche (14%, cioè 17,5 milioni). Ricevono tra il 6 e l’8% Università, strutture di ricovero ed enti di ricerca. Un residuo 8,5% va ad altre organizzazioni. Come vengono usati questi soldi? Circa 31,5 milioni sono giustificati come erogazioni liberali e donazioni, quasi 80 milioni riguardano il finanziamento di eventi e 12,5 milioni servizi e consulenze.

Ricerca e sviluppo

Alle attività di ricerca e sviluppo ogni azienda dedica in media 8,4 milioni di trasferimenti, con oscillazioni da 1,2 a 20,3 milioni. Tuttavia, sottolinea Gimbe, il Codice Efpia “richiede solo di riportare l’importo totale destinato alla ricerca e sviluppo” e quindi “non si conosce alcun dettaglio relativo ai destinatari (operatori e/o organizzazioni) e alla specifica destinazione d’uso (compensi, viaggio e alloggio e altre spese)”.

Più trasparenza

L’iniziativa di Gimbe, spiega la fondazione in una nota, nasce dall’assenza di un report annuale (e di un database unico) che raccolga e sintetizzi i dati sui trasferimenti di valore, oggi pubblicati sui singoli siti delle aziende. L’obiettivo del report, spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è “aumentare la consapevolezza pubblica sui trasferimenti di valore favorire la collaborazione tra industria, professionisti sanitari, organizzazioni sanitarie e pazienti”. Al bando, quindi, “classifiche sulle somme percepite da singoli operatori o organizzazioni sanitarie” per evitare strumentalizzazioni e scongiurare il ricorso a una “cultura del sospetto” che, secondo Cartabellotta, danneggia “le relazioni di fiducia tra i protagonisti del sistema salute”.

Le proposte

Il livello di trasparenza, secondo Gimbe, può comunque essere migliorato: il report segnala “problemi strutturali” come l’inadeguatezza dei formati dei file per l’importazione e l’analisi, la frequente assenza dei dati facoltativi, l’impossibilità di identificare i trasferimenti “indiretti” in favore degli operatori sanitari, interpretazioni eterogenee di alcuni punti del codice deontologico di Farmindustria. Ed è proprio all’associazione delle imprese del farmaco che Gimbe suggerisce di “migliorare la trasparenza” a beneficio di tutto il sistema, con una serie di proposte concrete. Fra queste, la tracciabilità dei destinatari (operatori e organizzazioni) dei trasferimenti di valore destinati alla ricerca e sviluppo; l’inclusione delle associazioni di pazienti e cittadini tra le organizzazioni monitorate; la definizione di una policy nazionale univoca per le società di servizi; la realizzazione di un database nazionale a pubblico accesso e di un rapporto annuale. Proposte che vanno ad arricchire un dibattito ravvivato di recente dal ddl che prevede la tracciabilità di tutte le erogazioni in denaro, beni o servizi dell’industria a favore di operatori sanitari e organizzazioni. Il cosiddetto “Sunshine Act”, che prosegue, finora senza intoppi, il suo cammino in Parlamento.

IL REPORT

Fonte grafici: Gimbe