Prezzi dei farmaci più trasparenti, l’appello dell’Italia al mondo

Il ministro della Salute Giulia Grillo presenta alla stampa il testo di una risoluzione già inviata all’Oms a febbraio scorso. Li Bassi (Aifa): “Troppe le clausole di riservatezza sulle tariffe dei medicinali rimborsati”

Sul prezzo dei farmaci non c’è trasparenza. Le cifre (“da capogiro”) sono giustificate dall’alto costo della ricerca e dello sviluppo industriale? Forse. Dalla necessità di coprire gli oneri dei fallimenti? Può darsi. Dal riconoscimento del giusto valore in rapporto al vantaggio terapeutico assicurato? Parliamone, ma numeri alla mano e maneggiando anche i risultati di studi di superiorità misurati in real world e senza occultare i risultati negativi dei trial. Se uno Stato come l’Italia (ma la questione è ovviamente globale) spende 30 miliardi l’anno per assicurare i farmaci ai cittadini (in realtà è poco più della metà ma qui il Governo intende comprendere anche l’out of pocket) avrà pure il diritto di sapere come e perché certi prezzi “si formano”.

Appuntamento a fine maggio

Questi – in estrema sintesi – i motivi di una risoluzione presentata dal Governo italiano già il 1° febbraio scorso all’Organizzazione mondiale della Sanità (titolo “Improving the Transparency of markets for drugs, vaccines and other health-related technologies”) ma dettagliata solo oggi alla stampa dal ministro della Salute Giulia Grillo insieme al direttore generale dell’Aifa Luca Li Bassi, oltre che dai sottosegretari Armando Bartolazzi (Salute) e Manlio Di Stefano (Esteri). Obiettivo dichiarato arrivare all’adozione di un provvedimento che spinga a favore della trasparenza nel settore farmaceutico da parte della 72esima assemblea mondiale della sanità (Wha) che si riunirà a Ginevra a fine maggio.
Nel documento presentato si denuncia l’esistenza di “una profonda asimmetria informativa fra autorità pubbliche e aziende”. Il particolare la risoluzione si riferisce a “dati limitati sui risultati degli studi clinici; flussi di finanziamento pubblico e privato per Ricerca e Sviluppo non chiari, carenti e spesso assenti; mancanza di informazioni sulla disponibilità e rimborsabilità di farmaci; mancanza di dati facilmente accessibili sui brevetti e scadenza dei relativi diritti di proprietà intellettuale”.

Accuse all’industria

La conferenza stampa si è aperta con la carica a testa bassa di Giulia Grillo all’industria, condita qua e là da imprecisate accuse (“Chi mi critica non parla mai di farmaci, chissà perché, tranne due o tre al soldo di Big Pharma”) e da considerazioni tranchant (“Io parlo con la gente, se le persone sono contrarie ai vaccini è perché non si fidano dell’industria farmaceutica”). E alla domanda sul perché non sia stato avviato un confronto con gli industriali – non solo sulla governance ma anche sui temi della trasparenza dei prezzi – Giulia Grillo risponde piccata: “Questo tema del confronto mi fa sorridere. Finché tutto rimane com’è, non c’è bisogno di confronto. Quando invece lo Stato vuole prendere in mano la situazione, sbuca la scusa del confronto per convincerci a fare come dicono loro (l’industria, n.d.r.). Ma la spesa farmaceutica non può lievitare all’infinito: abbiamo bisogno di strumenti per ridurla e questo è un ragionamento non certo ideologico, ma pratico, che farebbe qualsiasi buon amministratore. Si deve pagare per quello che è costato realmente un farmaco. Dopodiché i miei dirigenti hanno già incontrato decine di volte Farmindustria e non c’è alcuna chiusura al confronto. Ma la nostra linea politica è questa e non la abbandoniamo. Il contributo delle industrie ben venga, ma non per portarci su un altro terreno. La trasparenza è una necessità e c’è solo da guadagnarci”. Ma la vera stoccata all’industria, che contrappone apertamente l’interesse pubblico a quello privato arriva dal sottosegretario Di Stefano: “Un’istituzione non può consegnare le chiavi a chi fa profitti altrimenti smette di avere un significato. La nostra è una battaglia di merito a favore dei cittadini”.

Li Bassi: “I Mea? Possiamo fare meglio”

In attesa del prossimo decreto ministeriale sui criteri per la negoziazione del prezzo dei farmaci rimborsati dal Ssn, previsto dalla legge di Bilancio, il direttore generale di Aifa Luca Li Bassi, ammette l’importanza del sistema vigente (es. i Merger entry agreement): “Se spendiamo 30 miliardi di euro l’anno in farmaci vuol dire che contribuiamo anche alla ricerca e all’intero di ciclo di vita del farmaco. Siamo stakeholder e abbiamo il diritto di avere un quadro chiaro e completo. Le attuali norme per la negoziazione del prezzo dei farmaci non hanno nulla che non va, ma possiamo fare di meglio con una maggiore trasparenza: d’altro canto qualsiasi acquirente vuole confrontarsi e sapere come si forma il prezzo del prodotto che compra. Capisco l’approccio dell’industria: fanno investimenti e vogliono ritorni per i loro azionisti. Ma Aifa deve operare sulla stessa linea e i nostri azionisti sono i pazienti. Penso che possiamo lavorare insieme all’industria. Di farmaci abbiamo bisogno”.

Togliere il velo

Li Bassi rimarca la necessità di rimuovere le clausole di riservatezza sul prezzo dei farmaci negoziate fin qui tra industria e Aifa. “Sapevamo che esistevano ma non pensavamo fossero così tante. Riguardano circa 1800 specialità medicinali che rappresentano il 57% dei farmaci ospedalieri o distribuiti per conto (Dpc). Quasi sempre si tratta di molecole costosissime per la cura del cancro”. Con buona pace di payement by results, risk sharing e delle forme negoziate che spostano sull’industria buona parte delle mancate risposte terapeutiche – e di fatto anche degli algoritmi adottati da Aifa negli ultimi anni per attribuire la patente di innovatività ai farmaci – alza la voce anche il sottosegretario Bartolazzi: “Sono stati approvati come innovativi costosissimi anticorpi monoclonali efficaci solo sul 30% dei pazienti. E l’altro 70%?”.

La revisione del prontuario

Novità sulla revisione del prontuario farmaceutico. Li Bassi annuncia un risparmio già ottenuto pari a 60 milioni di euro, in seguito alla recente analisi sugli anticoagulanti orali. “Abbiamo riallineato il prezzo dei medicinali considerati dalla nostra Commissione tecnico-scientifica sovrapponibili ad altri. Il lavoro non si ferma e prosegue su ogni area terapeutica, per ridiscuterne il valore sulla base dei bisogni dei pazienti. Avremo nuovi dossier da analizzare sui medicinali che arrivano sul mercato, rivedendo eventuali ‘doppioni’ che non danno nulla di nuovo e sono comparabili come beneficio a quelli già disponibili”.