Politecnico di Milano, 15 milioni di euro e cento nuovi ricercatori in due anni

Lo scorso 18 marzo il Senato accademico ha approvato l’iniziativa che ha l’obiettivo di combattere il precariato tra i giovani universitari e ridurre l’aumento dell’età anagrafica dei ricercatori

precari della ricerca

Per rafforzare la propria base della ricerca tecnico-scientifica il Politecnico di Milano investirà 15 milioni di euro nei prossimi due anni, assumendo 100 nuovi ricercatori. Il Senato accademico del Polimi ha infatti approvato in una seduta del 18 marzo.

Il senso dell’iniziativa

Tale mossa – si legge in un comunicato diffuso dall’ateneo milanese – ha l’obiettivo di combattere il precariato tra i giovani universitari. Ma anche provare a ridurre l’aumento dell’età anagrafica dei ricercatori (l’età media dei ricercatori italiani, dato ANVUR 2017, è di 50,2 anni).

“Abbiamo voluto dare un segnale forte”. Ha commentato il rettore Ferruccio Resta. “Servono ricerca e innovazione per rilanciare una parte di Paese che guarda avanti, soprattutto in un momento storico, come quello attuale, in cui la tecnologia offre grandi opportunità. È nostra responsabilità impegnare risorse e creare occasioni sul territorio nazionale. Un messaggio che mandiamo a chiara voce ai giovani, per offrire loro opportunità di ricerca, e ai decisori politici, perché si può e si deve investire sul futuro».

Verso un cambio generazionale

Si tratta di una scelta coraggiosa nel panorama italiano e uno sforzo significativo per la prima università tecnica italiana. In un contesto in cui si teme una diminuzione dei fondi di finanziamento ordinario e la fuga verso l’estero, il ricambio all’interno dell’ateneo rischierebbe di essere molto ridotto. Per questo si è deciso di utilizzare le poche risorse a disposizione per rendere possibile l’assunzione di una nuova generazione di ricercatori. Alla base, una razionalizzazione delle spese ordinarie e un sistema di gestione accorto che dimostra un modello efficiente di amministrazione pubblica.

Una scelta strategica che eviterà «buchi» generazionali nel futuro corpo docente di ruolo, garantirà l’attrattività di giovani talenti e darà nuova linfa al ramo più vitale della ricerca del Politecnico di Milano.