Pma, Italia è fanalino di coda ma aumentano le richieste

In Italia non ci sono i rimborsi per chi dona ovociti o liquido seminale. Nonostante ciò le richieste stanno lentamente aumentando

In Europa, l’Italia è fanalino di coda in fatto di procreazione medicalmente assistita con donazione di gameti. Principalmente per una mancanza di informazione e di sensibilità sull’argomento, ma in parte anche per una questione economica. L’Italia, infatti, è uno dei pochissimi paesi europei in cui non è previsto alcun rimborso per donatori di liquido seminale e donatrici di ovociti. Come noi soltanto Austria e Romania. Tale rimborso non è da intendersi come una retribuzione vera e propria, bensì serve a compensare le spese sostenute e il tempo dedicato alla procedura di donazione, che è lunga e complessa, soprattutto per le donatrici di ovociti.

Ma le richieste aumentano

Nonostante le controversie normative legate alla Legge 40 e alle sue successive modifiche, la tendenza in Italia negli ultimi anni evidenzia una sempre maggiore richiesta di queste metodiche. Nel nostro Paese un bambino su trenta nasce grazie alle tecniche di Pma e oggi in Italia vengono eseguiti più di 97 mila trattamenti di Pma l’anno. Di questi seimila sono quelli di eterologa. Un numero destinato a salire data l’età sempre più alta degli aspiranti genitori, che fa si che la popolazione di coppie in età riproduttiva debba ricorrere alla procreazione assistita nel 12-14% dei casi.

Le motivazioni per ricorrere alla tecnica

“Uno studio condotto dalla Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) su donatrici di ovociti provenienti da diversi Paesi europei ha mostrato che la motivazione principale che le spinge a donare è l’altruismo, spiega Luca Gianaroli, vice presidente Fondazione Pma Italia. “La motivazione prettamente economica nella maggior parte dei casi è secondaria. Infatti i rimborsi previsti in quasi tutti i Paesi consistono in cifre limitate”, conclude Gianaroli.

Il costo dell’importazione dei gameti

“In Italia, l’assenza di una rete nazionale per la donazione ha conseguenze gravi”, continua Gianaroli. “Infatti per far fronte alla domanda crescente di questo tipo di trattamenti, i Centri sono costretti a importare ovociti e spermatozoi da criobanche estere. Solo nel 2016, ad esempio, sono stati importati più di seimila criocontenitori di ovociti e più di tremila per il liquido seminale. La spesa è stata di circa 20 milioni di euro. Il ricorso a criobanche estere, inoltre, limita il controllo dei Centri sul materiale biologico”.