Indagine del ministero sui mangimi animali, buoni risultati di conformità nel 2017

Stando al rapporto sul Piano nazionale alimentazione animale (Pnaa) nel 2017, in tutto il territorio nazionale, sono state portate a termine 26.174 ispezioni presso gli operatori del settore dei mangimi e sono stati prelevati 10.907 campioni ufficiali di mangimi. I dati rivelano, nel complesso, una sostanziale rispondenza dei mangimi alla normativa

peste suina africana

Buone notizie dall’indagine del ministero sui mangimi animali che ogni anno dà conto della conformità dei cibi per animali. Stando al rapporto sul Piano nazionale alimentazione animale (Pnaa) nel 2017, in tutto il territorio nazionale, sono state portate a termine 26.174 ispezioni presso gli operatori del settore dei mangimi e sono stati prelevati 10.907 campioni ufficiali di mangimi, a fronte di 10.794 programmati. Sono stati riscontrati 887 casi di non conformità strutturali degli impianti o manageriali, ovvero nella gestione delle attività a riprova di una reale e comprovata efficacia dell’attività di controllo. Rispetto ai 10.907 campioni ufficiali sono, invece, 103 le non conformità rilevate all’analisi, pari allo 0,94% del totale. I dati rivelano, nel complesso, una sostanziale rispondenza dei mangimi alla normativa con il 99,06% del totale risultato conforme alle analisi di laboratorio.

Analisi di non conformità

Dalle analisi effettuate, ad opera dei laboratori degli Istituti zooprofilattici sperimentali, sono risultati 103 campioni non rispondenti a quanto richiesto dalla normativa. In totale rappresentano lo 0,94% del totale dei campioni prelevati. Questo è un dato che dimostra come in generale i mangimi (mangimi composti, materie prime, additivi, premiscele e acqua di abbeverata) soddisfino i requisiti normativi di sicurezza. Analizzando i dati dell’anno 2017 si evidenzia che la percentuale delle non conformità è lievemente diminuita di 0,1 punti percentuali.

Per quanto riguarda gli elementi non conformi, dei 103 casi, la maggior parte (45) riguarda la contaminazione incrociata di più elementi in fase di produzione (carry over). A seguire ci sono casi di micotossine (15) ed elementi di origine animale vietati (13). In numero minore sono state rilevate contaminazioni con batteri o contaminanti. Basso il numero di Ogm (5). Il grosso degli elementi non conformi riguarda soprattutto il prodotto finito (84%), materie prime (13%) e l’acqua (3%).

Fonte: Ministero della salute

Attenzione agli allevamenti

Il luogo più controllato e da dove sono emerse le criticità più importanti è l’allevamento con il 55% dei casi rilevati. Ma anche gli impianti di produzione presentano dei problemi seppur nel 39% dei casi. Meglio la distribuzione che ha una fetta del 2%.

Le componenti più frequenti

Fra tutti gli elementi usati nel settore il grosso dei problemi arriva dagli additivi e dalle micotossine. Attenzione anche, però, al metalli come rame, manganese e zinco e alla presenza di batteri come la salmonella. In misura minore, ma pur sempre presenti, farmaci come penicilline, tetracicline, macrolidi, ionofori e diclazuril.

Fonte: Ministero della salute

La conformità regionale

Il ministero della Salute rileva un miglioramento nella conformità da parte delle Regioni. I controlli funzionano, ma qualche regione non rispetta ancora a pieno il Pnaa. L’unica non conforme è la Calabria, mentre a esserlo parzialmente sono Liguria e Lombardia. Ogni anno, infatti, le Regioni sono tenute a inviare una relazione dettagliata sulle ispezioni sul proprio territorio. “Considerando che i criteri di valutazione dell’attività di rendicontazione delle Regioni e Province autonome non sono stati modificati rispetto all’anno precedente – è scritto sul report – quanto messo in evidenza richiede ancora maggiore attenzione delle amministrazioni verso questa delicata ed importante fase dei controlli ufficiali”.

Fonte: Ministero della salute