Animal health, il Censis traccia l’identikit dei veterinari italiani

Una ricerca indaga su una figura professionale responsabile non solo della cura degli animali, ma anche della sicurezza alimentare e ambientale. Da Senior Italia e Aisa un progetto per favorire l’adozione di cani e gatti

animal health

I veterinari garanti della salute animale, ma anche della sicurezza dei cibi sulle nostre tavole e della salvaguardia dell’ambiente. È il profilo che emerge dalla ricerca “Il valore sociale del medico veterinario” realizzata dal Censis e presentata oggi a Roma insieme alla Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi).

One Health

L’indagine mostra una nuova immagine del veterinario ispirata all’approccio One Health, cioè salute unica per uomo, animale e ambiente, secondo una logica multidisciplinare. I veterinari non si occupano solo di curare gli animali: Garantiscono, ad esempio, la qualità e la sicurezza degli alimenti di origine animale. Certificano la qualità dei prodotti italiani di origine animale e autorizzano le esportazioni nel mondo, a presidio della filiera del “made in Italy”. I medici veterinari pubblici, inoltre, si occupano della salvaguardia dell’ambiente, attraverso i controlli delle acque fluviali e marine e delle fonti di inquinamento ambientale, e della protezione delle specie animali in via di estinzione.

“Sempre più medici veterinari e medici – commenta Gaetano Penocchio, presidente della Fnovi – sono impegnati a realizzare quella collaborazione e quella prospettiva che è un punto fermo per la programmazione delle strategie globali di prevenzione e controllo delle emergenze sanitarie. Serve conciliare ambiti finora disgiunti ‒ medicina umana e veterinaria, globale e locale ‒ per convergere verso una sanità pubblica comparata”.

La percezione del veterinario

Secondo l’indagine Censis, il 35,3% degli italiani ritiene che il medico veterinario svolga un “lavoro utile” e il 28,5% lo definisce professionale. È complesso per il 13,8% e affascinante per il 12,1%. I giudizi negativi, spiega il Censis, sono trascurabili: è un lavoro manuale per il 3,9%, sporco per il 3,0%, pericoloso per l’1,9% e ripetitivo per l’1,6%. La buona reputazione è confermata dal fatto che il 63,3% degli italiani incoraggerebbe un giovane che volesse studiare medicina veterinaria all’università.

Il valore sociale

Otto italiani su dieci ritengono molto importanti fare controlli igienico-sanitari negli allevamenti. Il 75,1% attribuisce la massima rilevanza ai controlli di qualità negli stabilimenti di produzione e trasformazione degli alimenti di origine animale. Per il 71,1% è prioritaria la protezione degli animali in via di estinzione. E per il 64,1% è molto importante garantire la salute degli animali da compagnia. Sono tutte attività svolte dai medici veterinari. Tuttavia, rileva il Censis, “nell’immaginario collettivo spesso prevale la visione del veterinario come fosse un missionario e non un professionista, un animalista appassionato e non un medico che opera per la salute e il benessere della collettività”.

Riconoscimento economico

Nonostante il valore sociale della professione, manca un adeguato riconoscimento economico.  A cinque anni dalla laurea – secondo il Censis – i medici odontoiatri guadagnano in media 2.131 euro netti al mese, i medici chirurghi 1.820 euro, i medici veterinari solo 1.271 euro: il 40% in meno dei medici odontoiatri e il 30% in meno dei medici chirurghi. Gli studi veterinari dichiarano un reddito medio di impresa o di lavoro autonomo di 21.160 euro all’anno, contro i 51.740 euro degli studi odontoiatri (il 59% in più) e i 65.870 euro degli studi medici (il 68% in più).

Boom “rosa”

Nel 2018 gli iscritti all’Ordine dei medici veterinari sono 33.302, il 23,5% in più rispetto al 2008. Le donne sono aumentate del 53,6% e in dieci anni sono passate dal 37,4% al 46,5% del totale degli iscritti. Nello stesso periodo sono leggermente aumentati i veterinari under 40 anni (+1,9%), tuttavia è molto forte l’incremento degli over 60 (+337,1%).

Italiani e pet

Gli italiani sono ai vertici in Europa per il numero di animali domestici.  Sono presenti – spiega il Censis – nel 52% delle nostre case. Soprattutto in quelle dei separati e divorziati (68%) e dei single (54%). Con 53,1 animali da compagnia ogni 100 abitanti, l’Italia si colloca al secondo posto in Europa. Meno dell’Ungheria (54,2 ogni 100 persone), ma più di Francia (49,1), Germania (45,4), Spagna (37,7) e Regno Unito (34,6).

In Italia gli animali domestici sono in tutto 32 milioni: 12,9 milioni di uccelli, 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi (criceti e conigli), 1,6 milioni di pesci, 1,3 milioni di rettili.

Nel 2017 le famiglie italiane hanno speso cinque miliardi di euro per la cura e il benessere dei loro animali domestici (+12,9% negli ultimi tre anni): in media 371,4 euro all’anno per ogni famiglia con animali destinati a cibo, collari, guinzagli, gabbie, lettiere, toletta e cure veterinarie.

L’iniziativa di Senior Italia e Aisa

Al rapporto con gli animali da compagnia è dedicata un’iniziativa presentata oggi al ministero della Salute da Senior Italia Federanziani in colloborazione con Aisa, l’associazione nazionale delle imprese della salute animale. È il progetto “Insieme è meglio”, che ha portato alla mappatura dei canili e gattili d’Italia e alla realizzazione di un database che consentirà a chiunque lo desideri di ricercare la struttura per animali più vicina a casa propria, così da poter richiedere un’adozione. Secondo l’indagine “Over 65 e animali da compagnia” di Senior Italia per il 68% degli anziani la compagnia del proprio animale influenza molto il benessere fisico e mentale. Avere un pet “costringe” gli over65 al movimento e incide quindi positivamente sulla loro salute fisica.