β-Talassemia trasfusione-dipendente, ok di Chmp a una nuova terapia genica

I due enti hanno dato l’ok, raccomandando l’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio per la terapia a base di cellule autologhe CD34+, che codificano il gene della β A-T87Q-globina

cancro alla vescica

Parere favorevole da parte del Comitato per i medicinali a uso umano (Chmp) dell’Ema alla commercializzazione di una nuova terapia genica sviluppata da Blue bird bio Italia. I due enti hanno dato l’ok, raccomandando l’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio per la terapia genica a base di cellule autologhe CD34+, che codificano il gene della β A-T87Q-globina.  Si tratta di una terapia genica per pazienti di età pari o superiore a 12 anni con β-talassemia trasfusione-dipendente (Tdt) con genotipo non β00 per i quali il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (Cse) è appropriato, ma non è disponibile un donatore Hla-compatibile.

“È motivo di grande soddisfazione che il Comitato per i medicinali ad uso umano abbia riconosciuto il potenziale della terapia genica nel trattamento della beta talassemia trasfusione-dipendente”. Commenta Alberto Avaltroni, general manager di Bluebird bio Italia. “Questo importante traguardo ci avvicina sempre più al nostro obiettivo. Quale? rendere disponibile per le persone affette da questa patologia un trattamento in grado di stimolare la produzione di un livello di emoglobina sufficiente a ridurre o eliminare del tutto le trasfusioni, contribuendo a migliorare in modo significativo la loro qualità di vita”.

Cos’è la Tdt

La Tdt è una malattia genetica grave, causata da mutazioni del gene della beta-globina, che provoca riduzione o assenza di una componente dell’emoglobina. Per sopravvivere, le persone affette da Tdt mantengono adeguati livelli di emoglobina mediante trasfusioni ematiche croniche per tutta la vita. Tali trasfusioni comportano il rischio di progressivo danno multiorgano per l’inevitabile sovraccarico di ferro

La terapia genica di bluebird è esaminata con una procedura accelerata di valutazione nell’ambito dei programmi priority medicines (Prime) e adaptive pathways dell’Ema. Tali enti favoriscono lo sviluppo di farmaci in grado di offrire un importante vantaggio terapeutico rispetto ai trattamenti esistenti, o di rispondere a bisogni terapeutici insoddisfatti. L’opinione favorevole del Chmp è esaminata dalla Commissione europea (Ce) che ha l’autorità di concedere l’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione europea. Un parere favorevole del Chmp è uno degli ultimi passaggi che precedono la decisione da parte della Commissione europea di autorizzare un nuovo farmaco. La decisione finale è prevista per il secondo trimestre del 2019.

“Per molti pazienti, convivere con la Tdt significa sottoporsi per tutta la vita a trasfusioni croniche di sangue, alla terapia ferro-chelante e a trattamenti di supporto per gestire l’anemia e le altre gravi complicanze associate a questa malattia”. Ha commentato Franco Locatelli, docente di pediatria all’Università La Sapienza di Roma. “L’impatto di questa malattia sui pazienti e le loro famiglie è notevole. Un peso che va oltre le immediate implicazioni di salute con ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. Ripercusioni legate ai disturbi associati alla malattia, ai ricoveri e alle necessità di sottoporsi a continue cure per la gestione della Tdt”.

Gli effetti della terapia

L’approccio terapeutico consiste nell’aggiungere copie modificate del gene della beta-globina (β-globina A) nelle cellule staminali ematopoietiche (del sangue – Cse) del paziente stesso. Ciò elimina la necessità di ricorrere alle Cse di un donatore, come avviene nel trapianto allogenico di Cse (allo-Hsct).

Le cellule staminali ematopoietiche sono raccolte e prelevate dal paziente attraverso un procedimento denominato aferesi. Queste Cse sono portate in laboratorio, dove viene utilizzato un vettore lentivirale per inserire una o più copie del gene della beta-globina A nelle Cse del paziente. Tale fase è chiamata trasduzione. Prima di ricevere le Cse modificate con la procedura di infusione, si sottopone il paziente a chemioterapia. Si tratta di una procedura per preparare il midollo osseo a ricevere le Cse modificate, reintrodotte  poi attraverso infusione endovenosa. Dopo l’introduzione del gene della beta-globina A, il paziente è potenzialmente in grado di produrre HbA, un’emoglobina derivata dalla terapia genica. La produce in quantità tali da ridurre notevolmente o eliminare la necessità di trasfusioni.