Assistenza domiciliare integrata, perché è importante l’accreditamento istituzionale

Accreditare gli erogatori di cure domiciliari, e dare continuità operativa alle cure territoriali, consente di sviluppare Pdta che arrivino fino a casa del paziente, monitorandone poi l’efficacia grazie a una miglior rendicontabilità del dato, sia clinico che economico. *IN COLLABORAZIONE CON VIVISOL

Assistenza sanitaria

Il nostro Servizio sanitario nazionale procede a ritmo spedito verso la razionalizzazione dei percorsi ospedalieri, puntando sull’Assistenza domiciliare integrata (Adi). Lo ha evidenziato di recente il ministero della Salute nel rapporto Sdo 2017. Secondo il documento, il numero complessivo di giornate di ricovero per acuti, riabilitazione e lungodegenza si riduce a livello nazionale di circa il 2% rispetto all’anno precedente. Parallelamente, le regioni tengono il passo riordinando gradualmente la rete territoriale di prevenzione, cura e assistenza. Tale rete vede nell’Assistenza domiciliare integrata uno degli strumenti principali per affrontare l’ondata delle cronicità che metterà sotto pressione il sistema nei prossimi anni.

I vantaggi dell’Assistenza domiciliare integrata

I vantaggi offerti dall’Assistenza domiciliare integrata al Ssn sono sia economici che qualitativi, come approfondito in una uscita precedente di questa rubrica . A domicilio, infatti, si riducono i costi dell’assistenza e le riacutizzazioni dovute alla mancata aderenza alla terapia prescritta. Al tempo stesso si migliorano la qualità di vita per il paziente e per la sua famiglia. Più in generale, i nuovi modelli della sanità territoriale si basano sul riassetto delle cure primarie e su diverse tipologie di strutture intermedie (sia sanitarie che socio-sanitarie) fra ospedale e domicilio. L’obiettivo è creare percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (Pdta) integrati, efficaci e monitorabili.

In gran parte d’Italia l’Adi vive ancora largamente sospesa tra gare d’appalto o affidamenti con delibere. E questo nonostante i vari nodi della rete territoriale vadano consolidandosi e trovando una loro collocazione normativa e tariffaria nella programmazione regionale. Solo in Lombardia, infatti, gli erogatori operano in regime di accreditamento istituzionale. Mentre nel Lazio, per esempio, l’iter normativo è giunto al termine ma l’attività è svolta grazie alle gare d’appalto bandite negli anni passati dalle Asl. Ovviamente, acquistare prestazioni sanitarie in regime di gara non va necessariamente a inficiare la qualità dell’assistenza, che dipende prima di tutto dalle competenze dell’operatore che le eroga e dalla preparazione del professionista. Certamente però lascia scoperto un ambito fondamentale della programmazione socio-sanitaria: le cure domiciliari.

Accreditamento istituzionale: di cosa parliamo

Ma cos’è l’accreditamento istituzionale? Si tratta del processo con il quale l’ente pubblico (in questo caso la Regione) riconosce alle strutture sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche e private, la possibilità di erogare prestazioni per conto del Ssn. Questo riconoscimento garantisce ai cittadini che le strutture accreditate siano in possesso di una serie di requisiti. Oltre a quelli previsti per l’autorizzazione all’esercizio dalle normative nazionali, anche gli ulteriori requisiti organizzativi e gestionali aderenti agli standard di qualità richiesti dalla programmazione regionale in materia di sanità. Quindi, mentre la gara d’appalto individua un unico aggiudicatario che per un tempo prestabilito si occuperà delle prestazioni acquistate, l’accreditamento consente a vari operatori di adeguarsi agli standard qualitativi imposti dalle Regioni. In tal modo è possibile stipulare accordi per assistere i pazienti per conto del Servizio sanitario.

Accreditamento istituzionale: perché è importante

La continuità operativa che un modello di accreditamento garantisce a tutti gli attori coinvolti, permette di programmare cura e assistenza sulla base di dati puntuali. Parliamo di dati raccolti da erogatori pubblici e privati che operano secondo criteri standard, introdotti per agevolare il processo virtuoso che, partendo dall’analisi delle evidenze, passa attraverso la definizione del fabbisogno e prosegue fino alla sua soddisfazione. Accreditare gli erogatori di cure domiciliari, e dare continuità operativa alle cure territoriali, consente di sviluppare Pdta che arrivino fino a casa del paziente. Il tutto monitorandone poi l’efficacia grazie a una miglior rendicontabilità del dato, sia clinico che economico.

L’accreditamento istituzionale degli operatori che erogano prestazioni di Adi rappresenta quindi lo strumento più adeguato per garantire a tutti i cittadini pari accesso all’Assistenza domiciliare prevista dai Lea, che in molte realtà territoriali risulta gravemente insufficiente per rispondere a un bisogno sempre più emergente (come emerge dalle indagini sull’Adi di Italia Longeva, l’ultima presentata di recente a Milano).

A cura di Vivisol

“Homecare service provider: la presa in carico del paziente a domicilio”

 In collaborazione con Vivisol