La sanità italiana nel contesto europeo

Nel 2017 la spesa sanitaria privata in Italia è il 26,0% del totale e non si discosta troppo da quella osservata in Finlandia e Austria. La spesa sanitaria pubblica italiana è inferiore a quella di altri importanti Paesi europei. I dati del rapporto "Noi Italia" dell'Istat

La sanità italiana nel contesto europeo mostra delle contrapposizioni forti. Il miglior servizio sanitario nazionale ha dei gap da colmare nei confronti degli altri Paesi dell’Ue. I dati arrivano dall’Istat con il report “Noi Italia”.

Spesa pubblica, privata e posti letto

In Europa il finanziamento pubblico dei servizi sanitari rappresenta la scelta prevalente. Nel 2017 la spesa sanitaria privata in Italia è il 26,0% del totale e non si discosta troppo da quella osservata in Finlandia e Austria. I contributi delle famiglie sono maggiori in Grecia (3 8,8%), minori in Germania, Danimarca e Svezia. La spesa sanitaria pubblica italiana è inferiore a quella di altri importanti Paesi europei. A fronte dei 2.554 dollari per abitante (in Ppa), spesi in Italia nel 2016, Regno Unito e Francia superano i tremila e la Germania i quattromila dollari per abitante. L’Italia si posiziona al 23° posto nell’offerta di posti letto ospedalieri, confermandosi al di sotto della media Ue28 (3,2 rispetto a 5,1 posti letto ogni mille abitanti).

Fonte: Istat

Ricoveri per patologie tumorali e cardiocircolatorie

Il nostro Paese, sebbene abbia una popolazione molto anziana rispetto a molti paesi della Ue, ha livelli di ospedalizzazione per tumori e per malattie del sistema circolatorio più bassi della media, collocandosi rispettivamente in decima e undicesima posizione nella graduatoria crescente dei ricoveri ordinari. Il tasso di mortalità per tumori e per malattie del sistema circolatorio nel nostro Paese è inferiore alla media europea.

L’Italia è anche tra gli otto paesi con un valore del tasso di mortalità infantile inferiore al tre per mille nati vivi. Nel 2017 l’abitudine al fumo è meno diffusa in Svezia (10,9%), seguono Finlandia, Lussemburgo e Regno Unito. L’Italia è in posizione centrale nella classifica decrescente dei 21 paesi Oecd che vede Grecia, Ungheria ed Austria ai primi posti. Rispetto all’obesità, l’Italia è il paese con il valore più basso (10,5%).

Fonte: Istat

La spesa sanitaria pubblica italiana

Nel 2017 la spesa sanitaria pubblica corrente dell’Italia ammonta a circa 113 miliardi di euro (1.866 euro per abitante), pari al 6,5 % del Pil nazionale. Nel 2016 le famiglie italiane hanno contribuito con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 24,2%, in calo di un punto percentuale rispetto al 2001, ma superiore di quasi tre punti percentuali al livello minimo raggiunto nel 2010. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta il 2,1% del Pil. L’offerta ospedaliera si riduce per la diminuzione di risorse a disposizione e per la promozione di un modello di rete ospedaliera integrato con l’assistenza territoriale (nel 2002 i posti letto ordinari erano 4,4 ogni mille abitanti, dal 2014 sono 3,2).

Fonte: Istat

L’impatto delle patologie

I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono le patologie per cui è più frequente il ricovero ospedaliero. Nel 2017 si sono registrate circa 1.856 dimissioni per malattie del sistema circolatorio ogni centomila abitanti e 1.102 dimissioni per tumori ogni centomila abitanti. La mortalità per tumori, indicatore del successo di misure di prevenzione primaria e avanzamenti diagnostici-terapeutici, continua a decrescere a livello nazionale.

Dopo l’incremento osservato nel 2015, la mortalità per malattie del sistema circolatorio, tipiche delle età adulte e senili e responsabili della maggior parte dei decessi, torna a diminuire nel 2016. Il tasso di mortalità infantile, indicatore del livello di sviluppo e benessere di un paese, negli ultimi anni si attesta su un valore tra i più bassi in Europa. Nel 2017 tra le persone di 14 anni e più, la quota dei fumatori è pari al 19,7%, dei consumatori di alcol a rischio al 16,3%, mentre l’incidenza delle persone obese risulta pari al 10,5% della popolazione adulta di 18 anni e più.

Fonte: Istat

La situazione della a livello regionale

Nel 2017 la spesa sanitaria pubblica pro-capite è molto variabile a livello regionale. I livelli di spesa del Centro e del Nord sono più simili e superiori alla media nazionale, viceversa nel Mezzogiorno sono inferiori. Anche il contributo delle famiglie alla spesa sanitaria totale è più basso nel Mezzogiorno (19,6 % nel 2016), in particolare in Campania, Sicilia, Sardegna e Puglia. La maggiore partecipazione si registra in Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

dei posti letto

Rimane ampio divario tra le aree del Paese per i posti letto ospedalieri. Lombardia, Emilia-Romagna, provincia autonoma di Bolzano e Toscana si confermano le aree territoriali dove sono collocati gli ospedali che costituiscono i “poli di attrazione” di ricoveri per i non residenti. Nelle Isole, in Campania e soprattutto in Calabria i flussi in uscita sono invece significativamente più elevati dei flussi in entrata con un trend crescente nel tempo. I ricoveri ordinari per malattie del sistema circolatorio sono più frequenti nel Nord del Paese, mentre quelli per tumori sono più elevati nel Nord-est e al Centro.

…e della mortalità infantile, obesità e consumo di alcol

Nel Mezzogiorno la mortalità per tumori è inferiore alla media nazionale, mentre la mortalità per malattie del sistema circolatorio, sia per i maschi che per le femmine, è più elevata della media. La mortalità infantile si conferma più alta nel Mezzogiorno nonostante il miglioramento nell’ultimo decennio. Nel 2017, il consumo di alcol a rischio e l’obesità mostrano situazioni territoriali contrapposte: nel Centro-Nord è più alta la quota di consumatori di alcol, nel Mezzogiorno quella di persone obese. Per i fumatori, l’incidenza più alta si rileva in Umbria, Liguria e Campania. Fumo, alcol e obesità riguardano più gli uomini, con differenze rispetto alle fasce di età.

Fonte: Istat

Addetti alla ricerca

Per quanto riguarda poi gli addetti alla R&D, questi nel 2016 sono aumentati a 4,8 ogni mille abitanti, ma è ancora lontana la media Ue che si attesta su un punto in più (5,8). Grande disparità tra nord e sud. Anche per quanto riguarda i laureati in discipline tecnico-scientifiche è stato notato un aumento. Sono 13,8 ogni mille abitanti tra i 20 e i 29 anni. Anche qui grande differenza tra le regioni del nord e quelle del sud.