Def 2019: per la sanità un futuro (molto) incerto

Un’analisi della Fondazione Gimbe rileva contraddizioni e incongruenze del Documento di economia e finanza licenziato dal Governo.  Le previsioni di crescita per il 2020-2021 sono “utopistiche” e sulle incertezze aleggia lo spettro della “clausola di salvaguardia”: un blocco di due miliardi di spesa pubblica che non potrà non colpire il Ssn

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Troppe incertezze e incongruenze per la sanità nel Documento di economia e finanza (Def) 2019 licenziato dal Governo. A dirlo è un’analisi della Fondazione Gimbe che individua almeno tre nodi critici. In primo luogo, “rispetto alle risorse assegnate dalla legge di Bilancio, le stime sulla spesa sanitaria sono incongruenti” con le somme già assegnate per il 2019. Il secondo punto riguarda gli anni 2020-2021: i calcoli, dice Gimbe, continuano a dipendere da “utopistiche” previsioni di crescita economica. Completa il quadro una terza preoccupazione: lo “spettro della clausola di salvaguardi”, ovvero il blocco di due miliardi di spesa pubblica, che – sottolinea Gimbe – “sicuramente colpirà la sanità”.

La crescita

Secondo il Def 2019, ricorda Gimbe, nel triennio 2020-2022 il Pil nominale dovrebbe crescere in media del 2,5% per anno e l’aumento della spesa sanitaria attestarsi sul tasso medio annuo dell’1,4%. In termini finanziari la spesa sanitaria aumenterebbe così dai 119.953 milioni di euro stimati per il 2020 ai  121.358 nel 2021 ai 123.052 milioni nel 2022. Per l’anno in corso, invece, a fronte di una crescita del Pil nominale dell’1,2%, il DEF 2019 stima una spesa sanitaria di 118.061 milioni che corrisponde ad una crescita del 2,3% rispetto ai 115.410 del 2018.

“”Le previsioni di crescita economica del Paese – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – emergono in tutta la loro evanescenza se si confrontano le stime messe nero su bianco appena sei mesi fa”. La Nota di aggiornamento del Def 2018 (NaDef) aveva azzardato per il 2019 una crescita del Pil del 3,1%, che sarebbe dovuto schizzare al 3,5% nel 2020 per poi tornare al 3,1% nel 2021.  Previsioni che sono precipitate all’1,2% per il 2019 (-1,9%), al 2,6% per il 2020 (-0,9%) ed al 2,5% per il 2021 (-0,6%).

La spesa sanitaria

Secondo Gimbe, anche se le stime fossero corrette, la spesa sanitaria non potrebbe coprire nemmeno l’aumento dei prezzi sia perché cresce meno del Pil nominale, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo e che l’inflazione media si è attestata oltre l’1% (1,2% nel 2017 e nel 1,1% nel 2018). “In altre parole – puntualizza Cartabellotta – la crescita media della spesa sanitaria dell’1,4% nel triennio 2020-2021 stimata dal Def 2019 nella migliore delle ipotesi potrà garantire al Ssn lo stesso potere di acquisto solo se la ripresa economica rispetterà previsioni più che ottimistiche, ovvero una crescita media del Pil del 2,5% per il triennio 2020-2021”.

Non fidarsi è meglio

“Delle cifre assolute riportate nel Def – continua Cartabellotta – è bene non fidarsi, soprattutto nel medio termine, perché le risorse assegnate alla sanità dalle Leggi di Bilancio risultano sempre inferiori alle stime del DEF sulla spesa sanitaria”. Ad esempio, per l’anno 2018 la stima di 121,3 miliardi di spesa sanitaria del Def 2014 è precipitata a 117,7 con il Def 2015, quindi a 116,2 con il Def 2016 e a € 115,1 con il Def 2017. Per arrivare ad un finanziamento reale di 113,4 miliardi con la Legge di Bilancio 2018”.

Una smentita…

Nel Def 2019 il rapporto spesa sanitaria/Pil rimane identico al 2018 (6,6%) per gli anni 2019 e 2020, per poi ridursi al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. “Queste previsioni – dice Cartabellotta – smentiscono l’inversione di tendenza incautamente annunciata dal premier Conte nel giugno 2018 in occasione del discorso per la fiducia e sono identiche a quelle dei Def (e dei Governi) precedenti, dove all’incremento atteso della crescita economica corrisponde sempre una riduzione del rapporto spesa sanitaria/Pil”.

… e diverse incongruenze

Guardando alle previsione per il 2019, Gimbe segnala alcune incongruenze. Il Def stima una spesa sanitaria di 118.061 milioni con un aumento rispetto al 2018 di ben 2.651 milioni, in buona parte da destinare al personale sanitario. Il documento precisa che per i redditi da lavoro dipendente si stima un livello di spesa pari a 36.502 milioni, ovvero quasi un miliardo di euro in più rispetto al 2018, quando la spesa era di 35.540 milioni. “Tuttavia – puntualizza Cartabellotta – se la Legge di Bilancio 2019 ha già destinato alla sanità solo un miliardo, peraltro senza alcun vincolo sul personale, da tali previsioni emergono due legittimi interrogativi: il def intende certificare per l’anno 2019 un aumento del deficit per la sanità di 1.651 milioni? Con quali modalità il Governo intende convincere le Regioni a destinare un miliardo, di fatto quello previsto dall’aumento del Fsn 2019, interamente al personale sanitario?”.

Quattro (ragionevoli preoccupazioni)

Gimbe sintetizza in quattro punti “alcune ragionevoli (e preoccupanti) certezze” per il Servizio sanitario nazionale:

  • La crescita economica del Paese, rispetto alle previsioni della NaDef 2018 è stata ridimensionata, in particolare per il 2019 (-1,9%).
  • Non viene definita alcuna inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/Pil, che rimane stabile sino al 2020 e inizia a ridursi dal 2021.
  • Per il 2019 si stima, rispetto al 2018, un aumento di spesa sanitaria di 2,65 miliardi prevedendo di destinare quasi un miliardo al personale dipendente. Tali previsioni sono incongruenti con le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2019, sia rispetto all’entità, sia rispetto alla destinazione.
  • Gli aumenti della spesa sanitaria stimati per il 2020 (+ 1.892 milioni) e per il 2021 (+ 1.405 milioni) sono in linea con l’incremento del Fsn previsto dalla Legge di Bilancio 2019, rispettivamente 2.000 milioni per il 2020 e 1.500 milioni per il 2021.

“Il Def 2019 da un lato mette a nudo tutte le incertezze sulla crescita economica del Paese, dall’altro aumenta le preoccupazioni per la sanità”, conclude Cartabellotta.