Mangimi medicati, il comparto si prepara alle nuove regole

Dal nuovo regolamento europeo alla ricetta elettronica, passando per il codice di buona etichettatura. Dopo oltre trent’anni cambia il quadro normativo del settore. Parla Assalzoo, l’associazione nazionale dei produttori di alimenti zootecnici. Dal primo numero di AboutPharma Animal Health 

mangimi medicati

Dopo quasi trent’anni di stagnazione normativa, nel campo dei mangimi medicati si cambia finalmente registro. La principale novità è legata alla normativa comunitaria sul settore. Lo scorso 27 gennaio è entrato infatti in vigore il nuovo regolamento europeo sulla fabbricazione e l’utilizzo dei mangimi medicati (complementare a quello europeo sui medicinali veterinari). Grazie a questo provvedimento, viene abrogata di fatto la prima direttiva in materia, risalente al 1990 (90/167/Cee), e si aggiorna un quadro ormai obsoleto, fissando tra l’altro i criteri per gli operatori del settore e i loro obblighi per la produzione dei mangimi stessi. In linea generale il nuovo regolamento pone le basi per una armonizzazione delle norme a livello europeo e una maggiore attenzione alla gestione responsabile del mangime medicato. Altra novità riguarda poi l’imminente introduzione della ricetta elettronica veterinaria, che una volta entrata ufficialmente in vigore, garantirà una fotografia reale dei consumi legati anche a queste tipologie di alimenti. Infine c’è tutto il discorso legato al codice di buona pratica di etichettatura degli alimenti, a cui di recente sono state apportate delle modifiche rilevanti. Ma andiamo con ordine.

Il nuovo regolamento europeo

Il regolamento sulla fabbricazione, immissione sul mercato e utilizzo di mangimi medicati sarà applicato pienamente a partire dal 28 gennaio 2022. Nel frattempo, però, è prevista l’adozione di atti delegati ed esecutivi Al di là dell’iter legislativo, vale la pena capire come incide sul settore dei medicati l’attuazione del regolamento e quali sono le principali novità che introduce. Secondo Lea Pallaroni, segretario generale dell’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici (Assalzoo), “cambia innanzitutto lo strumento normativo. Si passa da una direttiva, che ha inevitabilmente creato molte diversità applicative sul suolo comunitario, a un regolamento, direttamente applicabile da tutti gli Stati membri. In questo modo si raggiungerà una maggiore omogeneità di applicazione a livello europeo”.

Il Regolamento  (Reg. Ue n. 2019/4) è costituito da pochi articoli. Va a snellire di fatto la normativa di riferimento, soprattutto se lo si confronta con il regolamento del medicinale veterinario. “La principale novità – spiega la Pallaroni – è il divieto di utilizzo dei mangimi medicati, in linea con quanto previsto dalla nuova norma anche per i medicinali veterinari, con finalità di profilassi, ovvero la somministrazione a uno o più animali prima che si manifestino i segni clinici della malattia per prevenire l’insorgenza dell’infezione e della malattia stessa”. Inoltre, il regolamento affronta in modo specifico il fenomeno della contaminazione incrociata, ossia della possibilità che tracce di un principio attivo rimangano in un prodotto destinato ad altri animali. In questo processo entra in gioco anche l’Efsa (European food safety authority), per una valutazione appropriata nella definizione dei limiti di presenza di tracce di sostanze farmacologicamente attive. Peraltro, in linea con quanto avviene già per il sistema del farmaco mano, il regolamento prevede che venga istituito a livello nazionale un sistema di raccolta dei mangimi medicati scaduti o non utilizzati. Si tratta di una disposizione che nella pratica, considerati i volumi di mangime medicato (non stiamo parlando di un blister), potrebbe determinare qualche difficoltà applicativa.  “Tra le novità che Assalzoo accoglie con favore – continua Pallaroni – vi è la previsione di un unico sistema autorizzativo indipendentemente che l’operatore produca per la commercializzazione o per il proprio allevamento. Misure restrittive anche per quanto riguarda l’utilizzo del medicinale veterinario, la durata della validità della prescrizione veterinaria e l’apertura alla ricetta elettronica”.

Di cosa parliamo

I mangimi medicati rappresentano una delle vie di somministrazione orale del medicinale veterinario. Per loro natura, sono quindi dei mangimi che veicolano i farmaci. Vengono prodotti da operatori del settore (aziende mangimistiche e allevatori) che detengono la specifica autorizzazione, rilasciata dal ministero della Salute per la produzione di tali tipologie di alimenti. Sono forniti esclusivamente dietro presentazione di prescrizione medico veterinaria, mentre la tipologia di medicinale utilizzato dipende da quanto richiesto dal veterinario sulla base della specie animale e della patologia da trattare.  “È utile ricordare – sottolinea il segretario generale di Assalzoo – che per la produzione di mangimi medicati si devono utilizzare le premiscele per alimenti medicamentosi, ossia farmaci appositamente autorizzati dal ministero per essere miscelati nei mangimi”. Le aziende mangimistiche producono per la commercializzazione sia in Italia che all’estero, mentre gli allevatori autorizzati possono produrre solo per l’utilizzo nel proprio allevamento. Per entrambe le tipologie di produttori è obbligatoria la prescrizione veterinaria.  La norma dei mangimi medicati attualmente in vigore regolamenta anche importazione ed esportazione. Per quanto riguarda le importazioni, essendo necessaria la ricetta del medico veterinario el’utilizzo di medicinali veterinari autorizzati sul territorio nazionale, si tratta di un mercato praticamente inesistente. Per quanto riguarda l’esportazione occorre rispettare sia la legislazione nazionale che quella del paese importatore, quindi non è un mercato né ampio né facilmente percorribile.

Il mercato

Secondo le stime di Assalzoo, sulla base di un’indagine condotta tra le ditte associate (che rappresentano oltre il 70% della produzione nazionale), nel 2017 la produzione italiana complessiva di mangimi per l’alimentazione animale ha registrato un leggero incremento produttivo (+0,3%). Il comparto si mantiene sopra la soglia dei sei miliardi di euro di fatturato. Dall’analisi emerge inoltre che la produzione complessiva nazionale, nel 2017, ha raggiunto quota 14.272 milioni di tonnellate contro le 14.226 del 2016. Al momento non è possibile quantifica- re l’incidenza del mercato dei medicati sull’intero settore. Suscitano però interesse i dati relativi all’utilizzo di antibiotici nei mangimi in Italia. A livello europeo viene effettuata una raccolta dati sulla quantità di antibiotici venduti dalle industrie farmaceutiche (Esvac – European surveillance on veterinary antimicrobial consumption). Questi dati evidenziano un elevato utilizzo di antibiotici in Italia rispetto ad altri Paesi europei. “È importante però sottolineare – fa notare Pallaroni – che i dati evidenziano, tra il 2010 e il 2016, una riduzione del 30% nell’utilizzo degli antimicrobici in veterinaria in Italia. Positivo il fatto che dal momento in cui il settore è stato sensibilizzato sull’argomento, ha iniziato a lavorare per una riduzione dell’utilizzo del medicinale raggiungendo risultati importanti. Il caso più importante da analizzare è quello della filiera avicola che ha ridotto l’uso del farmaco di oltre il 50%”.

La ricetta elettronica

Tornando alle novità in arrivo per il settore dei mangimi medicati (e non solo), assai rilevante è l’entrata in vigore dell’obbligatorietà della ricetta elettronica. “Il vero vantaggio di questo sistema – spiega ancora Pallaroni – è che fornirà al ministero della Salute una fotografia reale dei consumi del medicinale veterinario e non solo di quello venduto. Inoltre permetterà di avere indicazioni specifiche sulle molecole utilizzate e sulle specie animali trattate. Un ottimo punto di partenza per adottare azioni successive volte a ridurre l’utilizzo del medicinale. Peraltro, nella stessa direzione vanno il veterinario aziendale, che sarà il professionista che segue un allevamento e rappresenterà il punto di riferimento sia per l’allevatore che per le autorità, e il sistema Classyfarm che consentirà di avere una analisi puntuale della situazione di ciascun allevamento. In questo modo, l’allevatore, potrà rendersi conto se il proprio allevamento è fuori dalla media nazionale. Un sistema che terrà conto non solo dell’utilizzo del medicinale veterinario, ma anche del benessere animale e delle misure di biosicurezza”.

L’etichettatura

Infine, per quanto riguarda le etichettature dei mangimi, è più corretto parlare di modifiche al regolamento vigente (767/2009), che di novità vere e proprie. In questo contesto a gennaio scorso sono entrate in applicazione alcune variazioni relative alle dichiarazioni obbligatorie dei mangimi per animali destinati alla produzione di alimenti. Tali modifiche entreranno in vigore un anno dopo anche per gli alimenti destinati agli animali da compagnia. Si tratta principalmente di modifiche relative alle modalità di dichiarazione di alcune tipologie di additivi, con particolare riferimento agli oligoelementi. “Sono interventi che il settore auspicava da anni – conclude Pallarani – per garantire una migliore coerenza di etichettatura lungo la filiera (additivi, premiscele e mangimi composti, ndr) e una maggiore trasparenza per gli utilizzatori dei mangimi composti, siano essi professionali o consumatori finali”. In linea con le modifiche introdotte, le federazioni europee (Fefac per i mangimi destinati ad animali per la produzione di alimenti e Fediaf per i mangimi destinati ad animali non per la produzione di alimenti) hanno modificato i rispettivi codici di buona pratica di etichettatura, approvati dal comitato permanente della Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione europea.

 

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