Salute dei migranti in Europa: un report Oms smentisce i “falsi miti” sulle malattie trasmissibili

Chi fugge verso il Vecchio Continente è sicuramente “vulnerabile”, ma gode di buona salute. E una volta arrivato acquisisce, spesso, i problemi più frequenti nel Paese di destinazione. Presentato in Italia il rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità

salute dei migranti

La salute dei migranti e dei rifugiati è sicuramente “vulnerabile”, ma sostanzialmente buona e, nel caso delle malattie infettive, non determina rischi di trasmissione nei Paesi ospitanti. È quanto emerge dal primo “Rapporto sulla salute di rifugiati e dei migranti nella Regione europea dell’Oms” . Il documento (annunciato a gennaio scorso a Ginevra) è stato presentato oggi a Roma da ministero della Salute, Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto alle malattie della povertà (Inmp) e Organizzazione mondiale della Sanità. “”L’esame di circa 13mila documenti sanitari provenienti dai Paesi della Regione Europea dell’Oms dimostrano che non c’è un aumento della trasmissione delle malattie infettive da parte della popolazione migrante”, ha spiegato il ministro della Salute, Giulia Grillo. E non solo: “Dal report emerge che i migranti hanno tassi di mortalità più bassa per malattie come le neoplasie, che per noi rappresentano il più grande problema dal punto di vista della mortalità, ma acquisiscono i problemi di salute del territorio dove vanno ad abitare, ad esempio l’obesità”.

Il report

Il report, primo nel suo genere, raccoglie le evidenze di 53 Paesi della Regione europea dell’Oms. Questi accolgono circa 90 milioni di migranti internazionali (circa il 10% della popolazione mondiale e il 35% di tutti i migranti), di cui meno del 7,4% sono rifugiati.

“I migranti e i rifugiati – ha sottolineato Piroska Ostlin, deputy regional director Oms Europa – godono di buona salute, è comprensibile, altrimenti non riuscirebbero ad affrontare il loro lungo viaggio. Ma naturalmente sono esposti al rischio di ammalarsi se vivono in povertà, se vengono marginalizzati, o se adottano stili di vita malsani frequenti nei nostri Paesi. Spesso circolano pregiudizi sulla salute migranti, ma grazie a una base scientifica solida possiamo ragionare su fatti concreti. Il rapporto può essere utilizzato per interventi basati su fatti scientifici.”

La maggior parte delle evidenze raccolte sullo stato di salute dei migranti riguarda le malattie infettive. I rifugiati e i migranti possono essere più vulnerabili sia nei luoghi di origine, sia di transito che di destinazione, a causa, ad esempio, dell’alta prevalenza di malattie infettive in alcuni Paesi di partenza, dei problemi nell’accesso ai servizi sanitari o di condizioni di vita deprivate nei Paesi di transito e destinazione. Ma risulta anche, secondo il report, un rischio molto basso di trasmissione di queste malattie alla popolazione dei Paesi ospitanti. La maggior parte di coloro che giungono nei Paesi europei è sostanzialmente in buona salute, confermando l’ipotesi del “migrante sano”, legata alle buone condizioni di tali individui alla partenza.

Il rapporto segnala comunque la necessità di approfondire altre condizioni di salute che possono rappresentare un “carico di malattia” per il migrante: le malattie non trasmissibili, le problematiche legate alla salute mentale, alla salute materno-infantile e a quella occupazionale. Problemi che tendono spesso ad acuirsi per i migranti con il passare del tempo di permanenza nel Paese ospitante, a causa dell’esposizione continua a determinanti sociali negativi, soprattutto dove l’integrazione è scarsa.

Molte malattie non trasmissibili, ad esempio, tra i rifugiati e i migranti appena giunti, sembrano avere tassi di prevalenza più bassi rispetto alla popolazione che li ospita, ma i due tassi iniziano a convergere man mano che aumenta la durata del soggiorno del migrante nel Paese. Questo è particolarmente evidente per l’obesità.

La salute mentale del migrante, che di suo può già risentire di esperienze traumatiche legate al percorso migratorio, può addirittura peggiorare, come nel caso della depressione, una volta raggiunto il Paese di destinazione, per via delle cattive condizioni socioeconomiche e dell’isolamento sociale. Ancora, il rapporto sottolinea come i migranti nei luoghi di lavoro mostrino, tra gli uomini, incidenti più frequenti rispetto ai cittadini residenti, con condizioni di impiego e di accesso alla protezione sociale e sanitaria molto difformi. Anche i risultati sulla salute materno-infantile mostrano esiti peggiori correlati alla gravidanza tra le donne migranti, mentre i fattori protettivi possono essere legati sia alla persona, quali il livello di istruzione o la conoscenza della lingua, sia all’efficacia delle politiche di integrazione.

Grillo: focus sulla prevenzione

Le evidenze disponibili in tema di accesso ai servizi sanitari descrivono un quadro variegato nella Regione Europea, che dipende da molti fattori. Fra  questi, lo status giuridico,  l’organizzazione stessa dei servizi e la loro gratuità. “Il nostro Ssn – ha commentato il ministri Grillo – tutela la salute quale diritto di tutti gli individui e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti secondo il principio di universalità e di uguaglianza. E’ definito universalistico ed è già oggi in linea con le priorità identificate dal Draft Action Plan sulla salute dei rifugiati e migranti all’ordine del giorno della prossima Assemblea Mondiale della Sanità che si terrà a Ginevra nelle prossime settimane. La nuova sfida per il nostro Servizio sanitario – ha spiegato il ministro- è spostare il focus dalle tradizionali criticità, come le malattie infettive e le emergenze, alle condizioni mutate dall’arrivo di nuova popolazione di migranti, ponendo un’attenzione cruciale alla prevenzione”.

Il nuovo ruolo dell’Inmp

Oggi, in occasione della presentazione del report, l’Oms ha annunciato la nomina dell’Inmp a “Centro collaboratore per l’evidenza scientifica e il capacity building sulla salute dei migranti”. Un riconoscimento che arriva dopo una lunga collaborazione con l’Ufficio regionale Oms di Copenaghen, di cui il report è uno dei prodotti scientifici più rilevanti.