Biotecnologie in Italia: fatturato e investimenti crescono a doppia cifra

I dati Assobiotec-Enea sulle 641 imprese attive nel 2018: il giro d’affari supera 11,5 miliardi di euro (+16% negli ultimi tre anni). Dominano le aziende healthcare. Palmisano sulla farmaceutica: "Il payback penalizza chi innova e vuole crescere"

Kither biotech

Quella delle aziende biotecnologiche in Italia è una corsa a fare sempre meglio. Negli ultimi tre anni il fatturato del settore è cresciuto del 16%, superando 11,5 miliardi di euro, a fronte di una crescita del 7% del manifatturiero. E anche gli investimenti in ricerca e sviluppo sono cresciuti a doppia cifra: +17%, per un totale di oltre due miliardi. È lo scenario emerso oggi a Roma dall’assemblea nazionale di Assobiotec, l’associazione di Federchimica che riunisce le imprese biotech. I numeri derivano da un’analisi condotta insieme all’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile.

Le imprese

Nel 2018 risultano attive nel nostro Paese 641 imprese biotech, di cui 334 a capitale italiano. Nel 78% dei casi si tratta di aziende piccole o micro, mentre le grandi (almeno 250 addetti) rappresentano il 9% del totale. Il comparto è “dominato” dalle imprese che si occupano di salute. Le cosiddette “Red biotech” rappresentano il 50% del totale e il 74% del fatturato. Seguono quelle dedicate a industria e ambiente (29% delle imprese e 12% del giro d’affari); le Gpta, cioè quelle che si occupano di genomica proteomica e tecnologie avanzate (12% e 1%), e le aziende impegnate in agricoltura e zootecnia (9% e 8%). Anche per quanto investimenti in R&S biotech primeggiano le Red, che ne rappresentano l’88,5% del totale.

La mappa

A livello geografico, l’80% delle imprese si trova nel Centro-Nord e quasi il 90% del fatturato delle attività biotech si concentra in sole tre Regioni: Lombardia, Lazio e Toscana. La Lombardia è la prima per numero di imprese (181, cioè il 28% del totale), quota di fatturato (48%) e investimenti (intra-muros) in R&S (30%). In Toscana si concentra il 20% degli investimenti in R&S, mentre nel Lazio il 24% del giro d’affari.

Le richieste alle istituzioni

Per continuare a crescere e a garantire sviluppo e occupazione, le aziende biotecnologiche chiedono un ecosistema in grado di sostenere competitività, innovazione e attrazione di investimenti. Dall’assemblea arriva infatti un appello alle istituzioni: “Serve innanzitutto – spiega Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec, riconfermato alla guida dell’associazione fino al 2022 – una governance efficace, certa e centralizzata. Una governance complessiva, che parta dalla ricerca di base e arrivi all’accesso al mercato e al riconoscimento dell’innovazione che si fa prodotto. Accanto a questo, la necessità di una visione e una prospettiva temporale che superino largamente la durata di una legislatura”. E ancora: “La creazione di una Agenzia nazionale della ricerca e di un cosiddetto ‘One stop shop’, uno sportello a disposizione degli investitori. Poi, non deve mancare un investimento strutturale nel trasferimento tecnologico, supportato dalla creazione di una cultura imprenditoriale forte, a partire dall’Università”. Fondamentale per Palmisano è che “gli incentivi fissati a supporto delle imprese debbano essere strutturali, offrendo certezza, stabilità e garanzia di poter effettuare programmazioni strategiche a lungo termine”. Questo – spiega – aiuterebbe “ il nostro Paese ad attrarre capitali e imprese dall’estero e a non far fuggire le eccellenze qui presenti”.

Il presidente di Assobiotec ricorda come “la capacità di attrarre capitale finanziario da parte del nostro Paese” resti ancora al di sotto della media europea: “Stiamo parlando di 157 milioni di euro nel 2018 da Venture Capital, che rappresentano l’1% degli investimenti globali di Venture Capitale nelle Life Sciences, il 5% degli investimenti in Europa”

Farmaceutica tra governance, payback e trasparenza

Quando si parla di biotecnologie, politiche industriali ed economiche s’intrecciano non con quelle della ricerca e con le scelte di politica sanitaria. Basta ricordare che le terapie avanzate sono tra i settori di eccellenza del biotech italiano: sulle nove terapie avanzate oggi disponibili in Europa, tre sono frutto della R&S italiana. E le ultime frontiere della medicina sono il terreno più complesso per la ricerca di un equilibrio tra innovazione e sostenibilità dei sistemi sanitari. “Siamo consapevoli che non si può solo chiedere, ma si debba anche dare. E siamo molto responsabili sul tema della sostenibilità, che in questo caso è la sostenibilità di un pagatore prevalentemente pubblico”, spiega Palmisano ai giornalisti a margine dell’assemblea Assobiotec. “I temi che vorremmo affrontare – prosegue – sono tanti e diversi. Ad esempio la suddivisione dei tetti di spesa, la valutazione dei costi evitati grazie alle nuove terapie, i risparmi generati da generici e biosimilari che devono essere reinvestiti nella farmaceutica, le innovazioni in arrivo e come attrezzarsi per renderle sostenibili. Su questo noi auspichiamo un dialogo”.

Un dialogo che non può ignorare l’annosa questione del payback farmaceutico, il ripiano degli sforamenti dei tetti di spesa: “Le aziende stanno trovando i soldi per chiudere questa vicenda. Ma il payback resta un meccanismo che penalizza molto di più le aziende che hanno prodotti ospedalieri e innovativi. E fra chi innova, penalizza di più le aziende giovani che vogliono crescere. E’ anche molto difficile – spiega Palmisano – far comprendere alle case madri delle grandi multinazionali questo meccanismo. Con somme che vengono accantonate senza sapere come e quando possono essere liberate. Abbiamo bisogno di regole certe.”.

Infine, un riferimento al dibattito sulla trasparenza dei prezzi dei farmaci, alimentato dalla Risoluzione presentata all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dal Governo italiano. “Non si tratta di una contrapposizione tra trasparenza e opacità. La riservatezza concordata con l’Agenzia italiana del farmaco permette allo Stato di risparmiare e alle aziende di non subire un abbassamento dei prezzi generalizzato in Europa”. Per il presidente di Assobiotec, abbattere questa riservatezza potrebbe rivelarsi “una vittoria di Pirro”, perché “l’Italia diventerebbe l’ultimo Paese in cui le aziende contratteranno prezzi e rimborsi dei loro prodotti”. E alcuni prodotti “potrebbero non essere lanciati” perché le conseguenze di un abbassamento generalizzato dei prezzi sarebbero “troppo rischiose” per le aziende. “E’ una battaglia che non porta risparmi ed è basata su un uso demagogico della trasparenza”, conclude Palmisano.

Il premio

Durante l’assemblea nazionale dell’associazione è stato assegnato l’Assobiotec Award, riconoscimento conferito ogni anno a personalità o enti che si sono  distinti nella promozione dell’innovazione, della ricerca scientifica e del trasferimento tecnologico nel settore delle biotecnologie. L’edizione 2019 ha premiato Franco Locatelli, ordinario di Pediatria all’Università di Roma “La Sapienza”, direttore del Dipartimento di onco-ematologia e terapia cellulare e genica all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e – da febbraio scorso – presidente del Consiglio superiore di sanità (Css).