Nutrizione artificiale, quando può migliorare la qualità della vita del paziente cronico

La difficoltà a ricevere naturalmente una corretta e adeguata alimentazione viene oggi sopperita con trattamenti di nutrizione artificiale, una procedura terapeutica che garantisce il bisogno nutrizionale di pazienti non più in grado di alimentarsi autonomamente. *IN COLLABORAZIONE CON VIVISOL

nutrizione artificiale

Molte patologie croniche conducono all’insorgenza di complicazioni che condizionano non solo il decorso stesso della malattia ma anche la sopravvivenza del paziente. È il caso della malnutrizione, che allunga i tempi di convalescenza, rende meno efficaci le terapie somministrate e meno efficienti i percorsi di guarigione. Inoltre produce una lievitazione dei costi farmaceutici, di ricovero e di assistenza, fino ad aumentare il tasso di mortalità.

La difficoltà o l’impossibilità a ricevere naturalmente una corretta e adeguata alimentazione viene oggi sopperita con trattamenti di nutrizione artificiale. Si tratta di una procedura terapeutica che garantisce il bisogno nutrizionale di pazienti non più in grado di alimentarsi autonomamente.

Nutrizione artificiale, come si differenzia

La nutrizione artificiale si differenzia in parenterale (Np) ed enterale (Ne). Nella prima, i nutrienti sono somministrati direttamente nella circolazione sanguigna per via venosa; nella seconda i nutrienti vengono somministrati direttamente nello stomaco o nell’intestino mediante l’impiego di apposite sonde o stomie. Sia la “Np” che la “Ne” necessitano di precisi protocolli terapeutici e di monitoraggio, personalizzati a seconda dello stato metabolico e delle esigenze nutrizionali del singolo paziente.

Gli impatti sociali ed economici della nutrizione artificiale domiciliare

La terapia nutrizionale, consentendo il trattamento della malnutrizione, migliora stabilmente il decorso clinico di molte patologie spesso croniche, tra cui quelle oncologiche, aumenta sensibilmente la qualità di vita riducendo significativamente morbilità e mortalità.

Poiché, molto spesso, la nutrizione artificiale è un trattamento cronico salva vita, il suo uso può richiedere la realizzazione di un trattamento domiciliare. Pertanto, sono indispensabili condizioni cliniche stabili, adeguate condizioni socio-familiari e adeguate modalità organizzative tali da assicurare sicurezza ed efficacia del trattamento al di fuori dell’ambiente ospedaliero.

Il trattamento domiciliare e quindi la de-ospedalizzazione del paziente rappresenta un’opportunità fondamentale per l’assistito e per il Servizio sanitario. Un’opportunità in grado di garantire: un globale reinserimento del malato nel proprio contesto familiare, sociale e lavorativo; il miglioramento della sua qualità di vita e di quella del suo nucleo familiare; un contenimento della spesa sanitaria legata a ricoveri più brevi e a una riduzione delle successive re-ospedalizzazioni.

Un sistema frammentato e complesso

In Italia esistono diversi modelli regionali, sia in termini di appropriatezza delle indicazioni sia di protocolli di realizzazione, che generano una situazione frammentata e con notevoli differenze organizzative da nord a sud del Paese. Attualmente, infatti, solo in Piemonte, Veneto e Molise esiste una legge regionale specifica per la Nad che facilita estremamente l’attivazione delle terapie nutrizionali a domicilio.

In Campania, Emilia Romagna, Friuli, Marche, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Val d’Aosta sono presenti solo deliberazioni regionali. Mentre in più del 25% del territorio nazionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia) manca uno strumento normativo che regoli l’erogazione del trattamento.

In queste regioni il trattamento viene realizzato solo dopo l’autorizzazione di delibere personali su ogni singolo paziente e questa procedura si accompagna a un incremento significativo del costo per il Ssn in quanto si protrae di circa 30-45 giorni il ricovero ospedaliero.

Non solo, differenze organizzative sono evidenti anche all’interno di una stessa regione, con ulteriore disagio sia per i clinici sia per i pazienti, che incidono soprattutto su tempi di attesa prolungati per la domiciliazione del paziente con conseguente complicazione del percorso terapeutico.

Tutto questo concorre ad aumentare i tempi di ospedalizzazione e la spesa sanitaria nazionale. Oltre che a peggiorare la qualità di vita del paziente e dei suoi familiari.

Il valore aggiunto di un operatore specializzato: l’Homecare service provider

Per una corretta e adeguata gestione della “nutrizione artificiale domiciliare” sono indispensabili specifiche competenze e procedure organizzative e sanitarie. Tali caratteristiche garantiscono la conoscenza, la prevenzione e il trattamento delle più frequenti complicanze tecniche e metaboliche e che ne facciano uno strumento essenziale per il completo reintegro socio-lavorativo e familiare del malato. La sua realizzazione pertanto è complessa e richiede un elevato standard qualitativo del servizio.

Da decenni le principali società di Homecare service provider hanno strutturato le proprie organizzazioni interne per assicurare al paziente e al centro clinico di riferimento un servizio in grado di garantire la continuità della terapia prescritta in ospedale a domicilio con alti standard qualitativi e professionali.

Oltre a tutte le componenti tecniche e logistiche necessarie per un ottimale servizio domiciliare (disponibilità delle diete, uso dei migliori device, preparazione del personale tecnico, capillarità dei magazzini per ridurre i tempi di attivazione), operatori come Vivisol hanno inserito nelle proprie strutture personale sanitario esclusivamente dedicato al servizio Nad (medici, farmacisti, infermieri, dietisti) che viene continuamente formato con percorsi di aggiornamento specialistici.

Gli Homecare service provider sono pertanto in grado di assicurare una presa in carico del paziente in nutrizione artificiale. In che modo? Grazie a un costante monitoraggio della terapia e della compliance tramite la verifica degli outcomes clinici del paziente. Contribuendo così a un aumento di sicurezza e di serenità, e quindi di qualità della vita, dei pazienti assistiti.

 

 in collaborazione con Vivisol