Parlamento Ue: per la veterinaria ancora tanto lavoro da fare

L’eredità dell’ultima legislatura è ricca di innovazioni, come i regolamenti su sanità animale, controlli ufficiali, medicinali e mangimi medicati. Altrettanto rilevanti, però, sono i progetti che non sono stati portati a termine. Dal primo numero di AboutPharma Animal Health

Parlamento Ue

Il Parlamento europeo chiude la legislatura 2014-2019 presentando un bilancio di lavoro molto consistente per la sanità veterinaria. Altrettanto rilevanti, però, sono i progetti che non è riuscito a portare a termine, complice una debolezza istituzionale che fa dell’Europarlamento l’organismo meno decisionale dell’Unione se paragonato al ruolo della Commissione europea e soprattutto del Consiglio europeo. E in effetti i quattro regolamenti europei che rivoluzioneranno la sanità veterinaria dei prossimi anni, sono il risultato di stesure proposte inizialmente dalla Commissione, poi emendate a Strasburgo e infine rinegoziate dal Consiglio cioè fra tutti gli Stati Membri. Mi riferisco ai nuovi regolamenti per la sanità animale, i controlli ufficiali veterinari, i medicinali veterinari e i mangimi medicati. Ce n’è abbastanza per rivoluzionare la sanità veterinaria del nuovo Millennio e per modificare radicalmente l’approccio alla salute animale e alla sicurezza degli alimenti di origine animale. Questi quattro regolamenti europei cancelleranno decine di norme ormai superate e, gradualmente assorbiti dagli ordinamenti nazionali, nell’arco di tre anni diventeranno il nuovo quadro giuridico generale di tutta la sanità animale.

L’Animal Health Law

Andiamo con ordine. Il nuovo regolamento per la sanità animale, che in Europa chiamano “Animal Health Law”, affronta le malattie degli animali catalogandole per rischio e per gravità e introducendo il principio della regolarità delle visite veterinarie. Vale per tutti gli animali allevati o detenuti per altri scopi che vivono (o transitano) nell’Unione Europea. Questo vuol dire avere un quadro epidemiologico delle malattie animali per prevenirle o combatterle. Se l’obiettivo della tutela degli animali è istintivamente comprensibile, quello della protezione della sanità pubblica si può riassumere così: il 75% delle malattie infettive contratte dall’uomo (dati Efsa) è di origine animale. Persone e animali convivono in un’unica dimensione sanitaria, reciprocamente influenzandosi (anche l’uomo è fonte di rischio per la salute animale), al punto che le autorità sanitarie di tutto il mondo hanno coniato il concetto “One health”, una sola salute.

I controlli

Quanto al regolamento sui controlli ufficiali veterinari, va da sé che le produzioni di origine animale – dagli allevamenti fino all’alimento che acquistiamo per il consumo umano – devono essere controllate. I Sistemi veterinari hanno questa funzione e la assolvono “from farm to fork”, nel pubblico interesse. Il nuovo regolamento europeo si prefigge di aumentarne l’efficienza e l’efficacia, senza ulteriore gravame burocratico e oneroso per gli operatori ispezionati. La quadratura del cerchio si realizza programmando in modo mirato i controlli sulla base del rischio. In Italia, questa impostazione si sta concretizzando in due modi: collegando sempre di più il veterinario ispettore con il veterinario in allevamento e mettendo a sistema (informatizzazione) le informazioni epidemiologiche per classificare gli allevamenti in base al rischio. Il rovescio della medaglia è la messa in luce di quelli virtuosi che avranno prodotti più sani da animali più sani. Se la Repubblica Popolare Cinese ha scelto l’Italia per gli accordi sull’agro- alimentare un motivo ci sarà: il modello di sicurezza alimentare italiano – dopo averlo insegnato a tutta l’Unione Europea – è pronto per l’Asia. E dato che siamo arrivati a parlare di un Paese Terzo (Terzo rispetto agli Stati dell’Unione europea e alla stessa Ue) credo sia indispensabile ricordare che il nostro Paese ha dei punti frontalieri d’ingresso (porti e aeroporti per capirci) dotati di ispettori veterinari che controllano ogni giorno partite enormi di animali vivi e di prodotti alimentari.

I farmaci

Per il regolamento sui medicinali veterinari, il discorso potrebbe farsi troppo tecnico se ci addentrassimo nelle procedure autorizzative. Limitiamoci a dire che in tutta Europa, i farmaci veterinari che somministriamo ai nostri animali (tutti gli animali) seguiranno procedure autorizzative e di immissione in commercio armonizzate e che nell’Unione europea circolano e sempre più circoleranno medicinali veterinari sicuri, scientificamente studiati per curare gli animali. Banalmente (ma non poi tanto) i foglietti illustrativi e le confezioni saranno più semplici e intuitive da leggere per tutti i cittadini europei, grazie all’inserimento di pittogrammi come ad esempio l’immagine della specie animale da curare. L’obiettivo originario di questo regolamento è di facilitare l’immissione in commercio di nuovi medicinali veterinari, sia per ampliare le possibilità terapeutiche sia per raggiungere con prodotti mirati anche le specie animali cosiddette minori, poco diffuse. Durante i lavori legislativi, nel regolamento è entrata la questione dell’antibiotico-resistenza, cioè l’esigenza non procrastinabile di salvaguardare l’efficacia degli antibiotici contro i batteri resistenti. Il fenomeno delle resistenze batteriche riguarda all’unisono le persone e gli animali, sempre per quel concetto One health. L’unico rimedio è prevenire l’insorgenza delle infezioni batteriche e usare con prudenza gli antibiotici per preservarne l’efficacia. Il medico veterinario, l’unico autorizzato per legge a prescrivere gli antibiotici per gli animali in cura, ha un ruolo fondamentale da esercitare in scienza e coscienza da qui ai prossimi decenni.

Mangimi medicati

Con i mangimi medicati arriviamo al quarto regolamento europeo, ma non ci discostiamo dai ragionamenti già fatti. Il mangime medicato è quell’alimento che l’animale assume anche a scopo terapeutico, contenente cioè dei principi attivi e quindi necessariamente prescritto da un medico veterinario. Ciò accade soprattutto in allevamento, dove è più ostico per il lettore non specializzato comprendere dinamiche oggettivamente tecniche, ma della più grande rilevanza per il consumatore finale di cibi derivati da quella filiera. Anche qui entrano in gioco comportamenti virtuosi di prevenzione delle malattie e di uso prudente degli antibiotici: non a caso i mangimi medicati entreranno nel sistema nazionale informatico della ricetta veterinaria elettronica.

I lavori incompiuti

Per passare invece ai lavori lasciati a metà dall’Europarlamento, vorrei citare solo due risoluzioni approvate all’unanimità e una brutta risposta della Commissione all’interrogazione di un deputato italiano. Si deve sapere che le risoluzioni non sono quasi mai legislative, ma atti con i quali il Parlamento europeo impegna la Commissione e gli Stati Membri ad assumere delle iniziative su un dato tema. Che facilmente può essere disatteso. Per esempio, non è stato dato nessun seguito alla risoluzione approvata a febbraio del 2016 per contrastare il commercio illegale di animali da compagnia. Il traffico di cuccioli è una vergogna e una piaga sanitaria. Per poterlo affrontare l’Europarlamento ha dovuto impostare la sua risoluzione in termini di contrasto al commercio illegale. In effetti, tutti gli animali sono “esseri senzienti” per il Trattato europeo, ma l’impostazione giuridica dell’Unione è ancora quella del Mercato comune, vale a dire che la tutela animale è un principio, ma solo in quanto compatibile con i principi del mercato dell’Unione. Non suoni come un’eresia. È così che gli eurodeputati hanno potuto chiedere – in nome della lotta al commercio illegale – obiettivi di alto valore etico per gli animali da compagnia, come la lotta al loro maltrattamento, più controlli intra-europei e un collegamento fra le anagrafi animali degli Stati membri, per rintracciare in tutta Europa i cani e i gatti (e altri animali d’affezione). I cuccioli strappati al traffico, (che sono sempre molto malati) sono molti meno di quelli che non vengono salvati e che muoiono sicuramente.

L’altra risoluzione, coraggiosa, dell’Europarlamento ha riguardato i cavalli. Gli eurodeputati hanno chiesto per loro proprietari più responsabili e autorità più attente. Qualunque sia la finalità di detenzione di un equide: allevamento, sport, lavoro, detenzione da compagnia o produzione di alimenti. E ancora: agevolazioni fiscali, cure veterinarie e maggiore disponibilità di medicinali veterinari. Nell’elaborare questi orientamenti, il Parlamento europeo ha chiesto, in sostanza, di tener conto del ruolo multifunzionale degli equidi includendo orientamenti sull’allevamento responsabile, sul benessere e sulla salute degli animali e sui benefici della sterilizzazione degli equidi, sul lavoro nei settori del turismo, dell’agricoltura e forestale, sul trasporto adeguato alla specie e sulla macellazione e sulla tutela da pratiche fraudolente, compreso il doping. Insomma, come si vede, una risoluzione impegnativa in termini proporzionali all’assenza di una adeguata cornice europea per la tutela del cavallo.

Ripartire dalle questioni interrotte

Con i colleghi veterinari europei solleciteremo il prossimo Parlamento a ripartire dalle questioni interrotte, non ultima la questione della fiscalità veterinaria sugli animali da compagnia. Abbiamo visto l’Unione europea approvare il dimezzamento dell’Iva sul tartufo, ma rispondere picche all’interrogazione di un deputato italiano che chiedeva alla Commissione di riconoscere che le cure veterinarie sono “One health” e quindi meritevoli di agevolazione. “Lo faccia il vostro Paese” è stata la risposta di Bruxelles. Circa un anno fa, con due associazioni protezioniste internazionali, abbiamo firmato un appello ai ministri delle Finanze del Consiglio europeo. Anche quello è caduto nel vuoto, ma lo rilanceremo al più presto. Diceva così: “Gli animali da compagnia possono anche non essere considerati una necessità, ma l’assistenza veterinaria lo è”.

 

*Associazione nazionale medici veterinari italiani

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