Linfomi primitivi del sistema nervoso centrale, dalla ricerca italiana una possibile cura

Positivi i risultati dello studio pilota Ingrid, coordinato dall'Irccs ospedale San Raffaele di Milano, che ha verificato l’efficacia e sicurezza di una molecola sperimentale ingegnerizzata: su 12 pazienti arruolati ben 9 hanno mostrato una rapida e sostanziale regressione della malattia, che al momento non ha cura

Linfomi primitivi del sistema nervoso centrale

Anche i linfomi primitivi del sistema nervoso centrale potrebbero presto avere una cura. Sono positivi infatti i primi dati dello studio pilota indipendente Ingrid, che ha verificato l’efficacia e sicurezza di una molecola frutto della ricerca italiana. Dei 12 pazienti coinvolti infatti, ben 9 hanno mostrato una rapida e sostanziale regressione della malattia – che al momento non ha cura – senza tossicità rilevante, grazie alle più avanzate tecniche di diagnostica e imaging cerebrale. I dati dello studio pubblicato su Blood, e coordinato da Andrés José María Ferreri, a capo dell’Unità di ricerca clinica Linfomi dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano sono stati presentati lo scorso giugno all’Asco.

Made in Italy

Il farmaco sperimentale è una molecola messa a punto in oltre 15 anni di ricerca dal laboratorio di Angelo Corti, direttore della Divisione di Oncologia sperimentale del San Raffaele, poi opzionata dall’azienda biotech MolMedche ha collaborato allo studio mettendo il farmaco gratuitamente a disposizione degli scienziati. “I risultati hanno di gran lunga superato le nostre aspettative iniziali” ha affermato Ferreri, suggerendo anche come questi aprano la strada a studi di fase successiva che potranno testare l’efficacia del nuovo approccio su un numero maggiore di pazienti.

Una versione ingegnerizzata del Tnf

Il composto sperimentale si chiama Ngr-hTnf ed è una versione geneticamente modificata del fattore di necrosi tumorale Tnf, una proteina umana nota per la sua attività antitumorale, ma molto difficile da utilizzare in clinica a causa di un’elevata tossicità. Il gruppo di Corti ha pensato di ingegnerizzare il Tnf in modo da veicolarne dosi estremamente basse sui tumori ed esercitare un’azione più mirata. In sintesi, i ricercatori hanno modificato geneticamente il Tnf rendendolo in grado di riconoscere recettori presenti nei vasi sanguigni tumorali.

“Secondo gli studi sperimentali che abbiamo condotto – spiega Corti – la molecola così ottenuta è in grado di raggiungere i vasi tumorali, di alterarne la permeabilità e di favorire la penetrazione dei farmaci antitumorali e l’infiltrazione delle cellule del sistema immunitario”.

I linfomi primitivi

I linfomi primitivi del sistema nervoso centrale derivano da una proliferazione anomala dei linfociti B nel sistema nervoso centrale. Sono piuttosto rari (costituiscono circa lo 0,5-1% di tutti i tumori cerebrali) e di difficile studio dal punto di vista biologico-molecolare, essendo confinati unicamente nel cervello. Sono tumori del sangue altamente aggressivi per i quali manca al momento una terapia efficace.

La prima volta nei tumori del sangue

L’efficacia dell’Ngr-hTnf nel trattamento dei tumori solidi è stata oggetto di diversi studi clinici internazionali, come quello sul mesotelioma pubblicato nel 2018, che ha visto coinvolto anche il San Raffaele. Il team di Ferreri ha avuto l’idea di utilizzare la stessa molecola per colpire i vasi tumorali in pazienti affetti da linfoma del sistema nervoso centrale (Pcnsl). “Si tratta del primo impiego dell’Ngr-hTnf nel campo dei tumori del sangue – aggiungono i ricercatori del San Raffaele – e i risultati per ora sono molto promettenti”.

Effetto sinergico con la chemioterapia

Dodici pazienti con Pcnsl sono stati trattati con un protocollo che associa la molecola innovativa al protocollo immuno-chemioterapico R-Chop. Schema, quest’ultimo, di norma usato contro linfomi aggressivi che si manifestano in altre parti del corpo, ma poco efficace nei linfomi cerebrali primitivi per via della barriera ematoencefalica. Questa struttura agisce infatti come un filtro e impedisce ai farmaci chemio e immunoterapici di raggiungere le cellule tumorali in quantità sufficiente. Grazie a tecniche avanzate di imaging cerebrale i ricercatori hanno però dimostrato che Ngr-hTnf, colpendo i vasi tumorali, è in grado di aumentare la permeabilità della barriera nei tumori e di permettere così il passaggio dei farmaci.

“Pur trattandosi di un primo studio pilota, in cui certificare sicurezza e tollerabilità sono gli obiettivi principali – aggiugne Ferreri – i risultati suggeriscono un effetto sinergico di Ngr-hTnf con la chemioterapia e apre la strada a ulteriori ricerche che testino l’efficacia di questo trattamento su campioni più ampi”.

I finanziatori della ricerca

Lo studio della speranza è stato possibile grazie ai fondi della Leukemia and Lymphoma Society e al sostegno di MolMedSpa, mentre la scoperta originale della molecola Ngr-hTnf è stata possibile grazie al sostegno di Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro.