Farmaci di origine marina, la ricerca si rivolge agli oceani

ll mare custodisce risorse preziose per la medicina e lo sviluppo di nuove terapie. Importanti progetti di ricerca, anche in Italia, studiano potenziali molecole di origine marina. *IN COLLABORAZIONE CON DOMEDICA

farmaci di origine marina

La ricerca medico-scientifica sperimenta senza sosta nuove soluzioni (in campo medico e farmacologico, senza precludersi alcun campo di esplorazione. Il mare, ad esempio, è da sempre fonte di sostentamento per il genere umano, ma oggi sappiamo che custodisce risorse preziose anche per la medicina. Studi recenti hanno infatti rivelato la possibilità di creare farmaci di origine marina. Al momento, ben 23 medicinali provenienti dagli oceani sono in fase di sperimentazione.

I farmaci di origine marina, un interesse internazionale

Nel 2015 è stato avviato l’importante progetto PharmaSea, che ha coinvolto ben 13 paesi con lo scopo di scandagliare i mari alla ricerca di nuove molecole con proprietà terapeutiche, soprattutto negli ambiti delle neurodegenerazioni, della lotta a virus e batteri e delle infiammazioni. A rappresentare l’Italia, l’Istituto di biochimica delle proteine del Cnr e la stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, a cui è stato affidato il compito di studiare il plancton, analizzando migliaia di microalghe che potrebbero contenere molecole in grado di dar vita a nuovi, rivoluzionari farmaci.

Molti altri progetti di ricerca, oltre a PharmaSea, studiano gli oceani per arrivare a ottenere nuovi farmaci di origine marina. Laboratori in Norvegia e Scozia hanno ottenuto buoni risultati, anche se per accertare l’efficacia del possibile nuovo farmaco è necessario attendere la fine dei trial. Verso l’Oceano Indiano, dove la questione della farmacoresistenza è molto sentita, gli studi effettuati hanno rilevato che il peptide idramacina ricavato dagli idrozoi (organismi a cui appartengono anche le meduse), risulterebbe utile contro batteri resistenti alla penicillina come l’Escherichia coli.

D’altronde, farmaci di origine marina hanno già dimostrato la loro efficacia, come la trabectedina, un antitumorale ricavato da un tunicato (Ecteinascidia turbinata) del mar dei Caraibi. Da qui, il grande interesse della comunità scientifica internazionale verso le potenzialità degli elementi marini.

Salvaguardare la biodiversità nell’interesse della ricerca

La ricerca ha fatto molti progressi sia nel campo dell’estrazione e dell’isolamento che per quanto riguarda le tecnologie coinvolte negli studi sui farmaci di origine marina; ciò ha permesso di incrementare in breve tempo il numero di molecole entrate nella fase degli studi clinici. Già sei tipologie di agenti terapeutici di origine marina sono state approvate dalla Food and drug administration, e la pipeline completa include 23 composti diversi. La risorsa più preziosa di queste molecole è costituita dalla loro immensa diversità chimica e questo rappresenta un ulteriore motivo per salvaguardare la biodiversità marina.

Gli oceani, risorsa inestimabile per la ricerca di nuovi composti antimicrobici, sono minacciati dai cambiamenti climatici che causano profonde alterazioni nel loro ecosistema, con gravi rischi per un ambiente capace di fornire elementi così interessanti per la farmaceutica.

Se la ricerca di nuove cure è responsabilità della comunità scientifica, governi, amministrazioni e singoli cittadini hanno il dovere di salvaguardare l’ambiente in cui vivono e tutte le forme di vita che ne fanno parte. I farmaci di origine marina rendono ancor più tangibile il legame esistente tra tutti gli esseri viventi del pianeta: danneggiandone uno, tutti gli altri ne subiscono le conseguenze. Se le preziose molecole presenti negli oceani dovessero venire distrutte, un’importante branca della ricerca medica si estinguerebbe insieme ad esse.

A cura di Domedica

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