Il futuro del Ssn passa per l’uso più consapevole dei biosimilari

Durante l'evento "Biosimilari: prospettive future per il Ssn" a Roma e promosso da IHPB e con il contributo di Amgen, gli attori dell'healthcare italiano hanno sottolineato come i biosimilari rappresentino una svolta terapeutica ed economica. *IN COLLABORAZIONE CON IHPB

Il futuro del Ssn dipende in buona parte dalla governance dei farmaci, in particolare dell’utilizzo dei biosimilari. La possibilità di scelta tra più medicinali, accostata alla rinnovata presa di coscienza dei medici sul tema, permetterebbe il contenimento della spesa, ma anche il mantenimento della libertà prescrittiva del medico e la preferenza del paziente.

Un tema caldo e che tira in ballo tutti gli attori del sistema salute del Paese, dalle istituzioni, al cittadino, passando dal medico. Per far luce sull’impatto che i biosimilari potranno avere da qui in avanti sul Servizio sanitario nazionale, il 30 maggio è andato in scena il convegno “Biosimilari: prospettive future per il Ssn” all’Auditorium “Cosimo Piccinno” di Roma. L’evento promosso da IHPB (Italian Health Policy Brief) e con il contributo non condizionante di Amgen aveva l’obiettivo di dar vita a un confronto sulle nuove potenzialità dei biosimilari nel mutato contesto sanitario, oltre che riflettere sulle modalità di riallocazione delle risorse a favore dell’innovazione delle risorse generate dai farmaci biosimilari.

L’evento

Con la partecipazione di clinici, gestori della sanità, associazioni di pazienti e rappresentanti delle istituzioni, la giornata è stata suddivisa in varie sezioni. Sono intervenuti Fausto Bartolini (coordinatore Sifo-Fare), Maria Teresa Bressi, (coordinamento nazionale associazioni malati cronici), Francesco Cattel (Segretario nazionale Sifo), Simona Creazzola (Presidente società italiana farmacisti ospedalieri), Alessandra Mecozzi (Direttore UOC Assistenza Farmaceutica ASL Latina), Fabio Pammolli (Presidente Cerm), Maurizio Pastorello (Direttore dipartimento farmaceutico, Asp di Palermo), Roberta Rampazzo (Unità organizzativa farmaceutico-protesica-dispositivi medici, Regione del Veneto), Maria Rizzotti (12° Commissione igiene e sanità, Senato della Repubblica), Adriano Vercellone (consigliere Sifo) e Maria Luce Vegna (Executive medical director di Amgen).

Costi minori e scelta terapeutica

L’introduzione nel mercato dei biosimilari e il loro progressivo maggiore utilizzo ha generato minori costi per le Regioni. In questo contesto i policy maker non dovrebbero limitarsi solo al maggiore utilizzo del biosimilare, ma al mantenimento del mercato stesso. In questo modo si garantirebbe la maggiore disponibilità possibile di molecole per medici e pazienti. Le Regioni hanno oggi la responsabilità di definire scelte di policy sanitaria che sfruttino appieno le più efficaci esperienze finora fatte nel nostro Paese, ma evitandone i punti deboli e con la finalità di garantire tali scelte per periodi temporali medio-lunghi.

“Il biosimilare è un’opportunità sia economica sia terapeutica, però va calibrata rispetto alla tipologia dei farmaci. Per alcuni medicinali – argomenta Bartolini – ben venga la concorrenza alla pari con gli originali. Su altri occorre valutare bene il contesto. Ad esempio, se non sono coinvolti i clinici o magari non lavorano insieme si rischia di orientarsi su prodotti esclusivi il cui prezzo è notevolmente superiore. Rischiamo quindi – continua il coordinatore Sifo-Fare – di non avere il contributo positivo del biosimilare affinché si abbassi il prezzo”.

La situazione in Italia. A che punto siamo?

Nel 2018 questi prodotti hanno coperto circa il 17% dei consumi nazionali dei farmaci biologici, con una crescita di circa il 13 per cento rispetto all’anno precedente. Una tendenza dei consumi che fa prevedere per il quinquennio 2017-2022 una riduzione complessiva della spesa farmaceutica. A elaborare i dati, su fonte Iqvia, è il Centro studi italian biosimilars group. Secondo gli esperti ci si potrebbe avvicinare al mezzo miliardo di euro di risparmi, con importanti ricadute su sostenibilità e reimpiego delle risorse. “Sicuramente i biosimilari rappresentano una incredibile opportunità di cura per molte patologie, garantendo anche risparmi per il servizio sanitario”, ha sottolineato Maria Teresa Bressi. “Risparmi che, a nostro parere, andrebbero reinvestiti nell’accesso per tutti i cittadini, anche per le terapie più innovative; un aspetto, questo, che da anni sta mostrando sempre più crepe”.

Le difficoltà

Va detto, però, che le difformità tra le diverse regioni in materia di biosimilari sono ancora significative. Nel solo 2018, ad esempio, si sono registrate percentuali complessive di utilizzo di questi farmaci del 50,21% in Piemonte e Valle d’Aosta, del 23,13 in Toscana del 21,58 in Emilia Romagna. I consumi del Lazio sono stati, invece, del 10,27%, quelli della Puglia del 6,9 e quelli dell’Umbria di poco superiori al 5%. “La penetrazione dei biosimilari è ancora differenziata per ragioni primariamente culturali”, ha dichiarato Simona Creazzola. “Sarebbe infatti utile e necessario produrre con maggior efficacia e continuità un’informazione scientificamente qualificata, diversamente approfondita, e ben veicolata, affinché venga correttamente decodificata dai diversi stakeholder”.

Inoltre – ha proseguito – è necessario che si sviluppi maggiormente e si affermi un senso di responsabilità comune (operatori sanitari, cittadini, aziende) nei confronti dell’utilizzo ottimizzato e trasparente di risorse in ambito sanitario”. Se di responsabilità comune si parla, anche le aziende devono fare la loro parte. “L’industria vuole essere partner costruttivo della sanità pubblica sia sul fronte dell’innovazione sia su quello della sostenibilità di sistema – ha dichiarato Maria Luce Vegna – guardiamo quindi con interesse a tutte le forme di collaborazione tra i diversi attori del sistema che siano in grado di produrre ricadute positive ed equilibrate sull’offerta di salute in Italia. Contemporaneamente, abbiamo la necessità che siano tenute in considerazione anche le legittime esigenze di programmazione del nostro settore”.

L’esempio della Campania

Sul tema è intervenuto anche Vercellone. “In ambito regionale sui biosimilari ci stiamo muovendo a macchia di leopardo. Per quanto riguarda la Campania si è scelto il modello della concertazione, nel senso che sono stati fatti e sono attivi molti tavoli con la partecipazione dei farmacisti, degli enti regionali e dei clinici per fare in modo che vi sia un cambio di strategia e una condivisione totale sulla possibilità di usare i farmaci biosimilari. Più complicato l’aspetto dei pazienti in corso di terapia dove tutto dipende dall’ambito. Intendo dire – continua l’esperto – che può risultare più facile intervenire in ambiti terapeutici quali l’oncologia, mentre quando si va su malattia ad andamento cronico come ad esempio la reumatologia, forse occorre un attimo di considerazione in più. La cosa importante è che le soluzioni che la regione Campania sta perseguendo tendono a fare in modo che venga garantito in prima battuta il paziente andando anche incontro a quelle che sono le aspettative della classe medica”.

Le gare d’acquisto vanno riviste

Tra i vari ostacoli da superare c’è quello dell’approvvigionamento dei biosimilari da parte delle diverse Regioni. Nelle gare di acquisto, infatti, oggi domina essenzialmente l’aspetto economico che determina l’acquisto del solo biosimilare dal costo più basso. Ciò comprometterebbe la disponibilità di più molecole biosimilari con ricadute negative sul piano della continuità e dell’appropriatezza terapeutica. C’è l’urgenza quindi di un affinamento e di una omogeneizzazione degli strumenti di approvvigionamento delle regioni. In questo modo permarrebbe una positiva competizione da parte del mondo dell’industria. Analizzando questo aspetto in una logica di economia sanitaria, Pammolli ha sottolineato che “la durata delle gare più lunghe e ben definite garantiscono un’adozione maggiore, una garanzia di continuità al paziente e una miglior pianificazione per le imprese”.

In collaborazione con IHPB e con il contributo non condizionante di Amgen