Li Bassi (Aifa): “Lo Stato principale investitore dell’industria farmaceutica”

Il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco è intervenuto durante il 59esimo Simposio Afi, che si è svolto a Rimini dal 5 al 7 giugno. Ecco di cosa si è parlato durante la manifestazione che ha riunito gli attori del settore farmaceutico

“Lo Stato è il principale investitore dell’industria farmaceutica. Siamo investitori continuativi e a lungo termine e vorremmo generare la consapevolezza che il nostro obiettivo è contribuire alla formazione di un’industria che sia in salute, innovativa e competitiva”. Parole e musica di Luca Li Bassi, direttore generale di Aifa. Le ha pronunciate durante la sessione plenaria del 59esimo simposio Afi (Associazione farmaceutici industria) che si è svolto a Rimini dal 5 al 7 giugno. La manifestazione ha riunito gli attori del settore farmaceutico per parlare di “strategie di innovazione e globalizzazione per l’Industria Farmaceutica”.

L’accesso alle informazioni sul ciclo di vita dei farmaci

Durante il suo intervento, il direttore generale di Aifa ha posto l’attenzione sull’accesso alle informazioni legate al ciclo di vita dei farmaci. “È chiaro – ha continuato Li Bassi – che ci possono essere  interessi differenti tra gli attori in gioco in questo settore, ma c’è un principio fondamentale che voglio ribadire: alla sanità pubblica serve avere un’industria innovativa e in salute. Ma al tempo stesso, investendo decine di miliardi in questo settore dobbiamo avere accesso a delle informazioni che credo ogni buon investitore debba avere avere. Mi riferisco al fatto che ci sono una serie di informazioni che riguardano il ciclo di vita del farmaco a cui non abbiamo accesso, mentre sono appannaggio degli investitori finanziari. È come non venissimo considerati allo stesso livello degli investitori finanziari. Questo da un certo punto di vista non mi sembra corretto, c’è un’asimmetria di informazioni che non può essere ammissibile. Quando parliamo di trasparenza dei prezzi dobbiamo anche associare la trasparenza legata alle informazioni sul ciclo di vita del farmaco, perché incidono sul prezzo dello stesso”.

La governance farmaceutica

Ampio spazio della sessione plenaria del simposio è stato dedicato al documento sulla governance farmaceutica. Sul tema Li Bassi ha commentato: “Il documento è stato realizzato da esperti selezionati dal nostro Ministro per lavorare seguendo quelli che sono i principi fondamentali che dovrebbero governare il settore farmaceutico. Dal punto di vista di Aifa, l’obiettivo è quello di riuscire a ottenere il massimo dei risultati per ogni risorsa impiegata. Per questo motivo ci siamo subito impegnati a lottare su alcuni fronti: su tutti quello del coinvolgimento dei pazienti. A cui si aggiunge tutto il tema della formazione del paziente esperto, con il coinvolgimento anche di anche ambienti accademici come l’università cattolica, per esempio”.

La revisione del prontuario

La discussione si è spostata poi sul tema del prontuario dei farmaci. Che “va rivisto” secondo Silvio Garattini presidente dell’istituto  Mario Negri. “Il problema del Ssn è legato a un eccesso di prodotti molto simili. Tutto ciò genera una pressione sistematica sul mercato, portando a fenomeni come l’inappropriatezza prescrittiva per esempio. “Altro problema riguarda quello di farmaci differenti che hanno le stesse indicazioni: in tutti questi composti mancano dati comparativi che invece dovrebbero essere forniti. Anche perché ci sono differenze di prezzo che non sono giustificate”.

“Il prontuario – aggiunge Li Bassi –  va gestito quotidianamente e in maniera continuativa seguendo alcuni principi essenziali, in grado di dare il giusto risalto all’efficacia dei farmaci al loro ruolo all’interno di un percorso terapeutico. È necessario in quest’ottica  evidenziare quali sono le alternative esistenti.”

Come l’industria affronta le sfide di globalizzazione e dell’innovazione?

Ma in che modo affronta le sfide della globalizzazione e dell’innovazione l’industria? Secondo Maurizio De Cicco, vice presidente di Farmindustria, bisogna tenere conto innanzitutto del fatto che l’aspettativa di vita delle persone sta aumentando. “Per ogni anno di vita, ne guadagnamo 3 mesi, anche grazie ai farmaci (oltre a stile di vita, abitudini e prevenzione). Due persone su tre con una diagnosi di cancro sopravvive dopo 5 anni.

Il valore della ricerca

Secondo gli ultimi dati Aiom abbiamo rispetto al passato c’è il 29% in più di possibilità di guarigione da tumore. Tra questi  Il 64% sono donne donne e 49% uomini. “In italia, sottolinea De Cicco, siamo fortemente convinti che le soluzioni ai problemi di domani arrivino dall’investimento in ricerca. Oggi il modo di fare ricerca è molto cambiato, si è passato da closed innovation a network innovation (o open innovation) in cui si collaborata con le startup. Fare ricerca significa focalizzare la propria attenzione nel cercare qualcosa di nuovo. Le idee vengono da piccole realtà imprenditoriali”.

Ma dove si investe?” C’è una grande crescita –  continua De Cicco –  della sperimentazione e della ricerca nel campo della malattie rare e dei farmaci orfani.  Siamo in una fase di rivoluzione: siamo passati da un modello istologico (localizzazione del tumore) a un modello di integrazione tra modello istologico e modello mutazionale (a prescindere della localizzazione i farmaci intervengono sulla mutazione, ndr).  E non ci si ferma: basti alle Car t che ormai sono una realtà.