Biosimilari, boom di consumi nel primo trimestre 2019

Nei primi tre mesi numeri in crescita del 143% su base annua: valgono il 26% dei volumi. In farmacia arretrano i brand fuori brevetto e avanzano gli equivalenti (+2%). L’analisi di Assogenerici sui dati Iqvia

Dispositivi medici

Avanzano i biosimilari. Nel primo trimestre 2019 il consumo in Italia è cresciuto del 143% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, al netto dei nuovi farmaci lanciati a partire da marzo 2018. Le 12 molecole in commercio sul mercato nazionale hanno assorbito il 26% dei consumi nazionali a volumi (17% il dato consolidato 2018) contro il 74% detenuto dai corrispondenti originator. A dirlo è l’ultimo report dell’Ufficio Studi di Assogenerici che analizza i dati Iqvia. La stessa analisi fotografa il mercato in farmacia coperto dal Servizio sanitario nazionale (Ssn): il 74% delle vendite è fuori brevetto, arretrano i brand off patent (i griffati che hanno perso la tutela brevettuale) e avanzano del 2% gli equivalenti (i generici “puri”).

I biosimilari

Fra i biosimilari, a realizzare il maggior grado di penetrazione sul mercato è stato il Filgrastim, i cui 5 biosimilari in commercio assorbono il 95,92% del mercato a volumi (93% a vaori). Seguono le Epoetine biosimilari, che concentrano l’82,68% del mercato di riferimento a volumi (71,58% a valori). Entrambe le molecole citate sono in commercio in versione biosimilare dal 2009.

L’Infliximab biosimilare – in commercio dal febbraio 2015 – totalizza l’82,59% del mercato a volumi (66,66% a valori) e il rituximab – in versione biosimilare dal luglio 2017 – che assorbe l’82,06% del mercato di riferimento 56,69% a valori.

Vediamo, invece, le performance di biosimilare introdotti più di recente, come adalimumab e trastuzumab. Il primo (sul mercato da marzo 2018), concentra già il 32,74% del mercato di riferimento a volumi (9,14% a valori). Il secondo (settembre 2018), quota il 24,40% del mercato a volumi (17,69% a valori).

Resta la variabilità regionale. A registrare il maggior consumo di biosimilari per tutte le molecole in commercio sono la Valle d’Aosta e il Piemonte con una incidenza dei biosimilari del 60,02% sul mercato complessivo di riferimento. Seguono Toscana (42,05% di incidenza di biosimilari sul mercato complessivo di riferimento), Emilia Romagna (38,92%) e Marche (36,99%). In coda Umbria (5,31%), Puglia (11,23%) e Campania (13,91%).

Generici in farmacia

Per quanto riguarda il mercato in farmacia, il report documenta per gli equivalenti un giro d’affari focalizzato in classe A, dove si concentra l’89% delle confezioni vendute e l’83% del fatturato realizzato, mentre resta decisamente più contenuta l’incidenza dei prodotti in classe C (9% a volumi; 16% a valori) e nell’area dell’automedicazione (2% a volumi e 1% a valori).

Complessivamente nel canale farmacia prevalgono i prodotti fuori brevetto, che assorbono il 74% delle confezioni vendute nel canale, senza distinzione di classe (62% a valori), ma con una netta predominanza dei brand a brevetto scaduto, che quotano il 70% a volumi e il 76% a valori del relativo mercato fuori brevetto.

Classe A

In classe A, le confezioni rimborsate nel periodo gennaio-marzo 2019 fanno registrare una flessione del – 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare si registra una flessione delle confezioni relative ai prodotti ancora coperti da brevetto del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2018. In crescita invece il segmento relativo ai farmaci a brevetto scaduto in particolare quello dei generici puri che fa registrare una crescita del 2% rispetto al periodo gennaio-marzo dell’anno precedente.

In calo, di conseguenza, la spesa rimborsata nel periodo gennaio-marzo 2019, con una flessione dello-0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Scende soprattutto la spesa relativa ai prodotti ancora coperti da brevetto: -’8,4% rispetto allo stesso periodo del 2017. In crescita invece il segmento relativo ai farmaci a brevetto scaduto in particolare quello dei generici equivalenti che fa registrare una crescita dell’8,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ammonta  a 289,2 milioni di euro il totale del differenziale di prezzo pagato dai cittadini nel primo trimestre dell’anno per ottenere il branded a brevetto scaduto invece del generico.

Sul territorio

Per quanto riguarda le differenze geografiche, nel primo trimestre 2019 il consumo degli equivalenti di classe A resta concentrato soprattutto al Nord (36,8% a unità; 28,6% a valori), mentre risultano distanziati – ma con valori comunque in leggera crescita rispetto al dato consolidato 2018 – sia il Centro (27,4%; 22%) che il Sud Italia (21,8%; 17,5%). A separare Nord da Sud sono ancora 15 punti percentuali a unità e 11 punti percentuali a valori.

In ospedale

L’analisi di Assogenerici si conclude con un focus sull’ospedale. Qui si registra un trend in crescita classe A e H, con i volumi che si attestano nel primo trimestre dell’anno a 28,7 del totale (27,3% il dato consolidato 2018) e i valori ex factory che si attestano al 6,6% (6,4% il dato consolidato 2018) corrispondente ad un più realistico 2,7% in valori al prezzo medio delle forniture ospedaliere effettuate esclusivamente per bandi di gara. Anche nel mercato ospedaliero dominano i prodotti off patent, che assorbono complessivamente il 73,7% a volumi e appena il 6,8% a valori, mentre i farmaci in esclusiva (protetti da brevetto o privi di generico corrispondente), assorbono il 32,7% a unità e il 93,2%a valori (prezzo medio). Se si considerano solo i farmaci off patent non esclusivi di classe A e H, i generici equivalenti rappresentano il 39% a volumi e il 35 a valori.