Industria del farmaco e Governo: visioni diverse, ma voglia di parlarsi

Contestualmente all'uscita del nuovo numero del magazine, ecco l'editoriale che analizza in sintesi il confronto tra imprenditori e istituzioni sui temi cari a questo mondo: innovazione e costo dei farmaci

Dove si nasconde l’innovazione dei farmaci? Stringi, stringi il busillis è tutto qui: bisogna trovare nuovi modi per generare evidenze, altrimenti il punto d’incontro tra le parti si allontana. Lo ha detto molto bene il direttore esecutivo dell’Ema Guido Rasi ai partecipanti all’assemblea annuale di Farmindustria che si è conclusa a inizio luglio a Roma. Fosse univoco e incontrovertibile il riconoscimento del valore di una terapia, il problema (quasi) non sussisterebbe. Certo, ci si ritroverebbe a discutere di soldi in più o in meno ma non si dubiterebbe dell’efficacia reale di un trattamento o dell’intero percorso di cura che intorno ai farmaci ruota o potrebbe ruotare.

Due lingue diverse

Eppure, per quante buone intenzioni si possano avere e per quanti sforzi reciproci si stiano facendo per venirsi incontro, industria e pubblica amministrazione pare proprio che parlino lingue diverse. La sensazione positiva è che la discussione complessiva su governance e dintorni non sia arrivata a un punto morto. Quella cattiva – al netto dell’ovvio gioco delle parti – è che la divisione sia talmente profonda e ontologica, da non poter generare altro che soluzioni ope legis sgradite a chi produce medicinali. Rileggendo tra le righe il lungo resoconto dell’assemblea pubblica di Farmindustria pubblicato sul numero 170 del magazine, spiccano – ancora una volta – due orientamenti assai distanti.

Industria e istituzioni, due orientamenti diversi

Da un lato quello degli industriali. Snocciolano dati di sempre maggiori sopravvivenze, migliorate qualità di vita, prodigiose tecnologie passate, presenti e future che facilitano l’aderenza e riducono onerosissime ospedalizzazioni. S’impegnano per forme di pagamento del tipo “soddisfatti o rimborsati” e corroborano il tutto con gli impressionanti dati economici di un settore produttivo che se non traina il Paese poco ci manca. Dall’altro quello di governo e Aifa. Le credenziali scientifiche e industriali sono robuste, nulla da dire. Il ministro della Salute e il direttore generale dell’Agenzia a modo loro se ne compiacciono, tanto che proprio Luca Li Bassi usa (timidamente) la parola “entusiasmo” per commentare le terapie che si affacceranno sul mercato nel prossimo futuro. Tuttavia, proprio in forza di ciò, l’azione di governo non potrà che concentrarsi, per così dire, sulla separazione del grano dal loglio. E qui vengono fuori gli annunci strategici.

Le risorse sono quelle

Il primo – decisivo – è che va bene tutto ma il governo intende “comprare più salute con le stesse risorse”, quindi non un euro in più (ma neanche in meno?) sul finanziamento del sistema salute. Il secondo è che per lo Stato italiano non tutti i farmaci si chiamano sofosbuvir, non mostrano quindi reali vantaggi terapeutici rispetto a ciò che già esiste e dunque non se ne capiscono utilità e necessità di rimborso. Nell’impossibilità di discernere, almeno per il momento, tra ciò che è innovativo e ciò che invece sembra solo una cosa nuova, il governo vuole tenere ben stretti i cordoni della borsa. Un approccio, questo, che non riguarda solo le medicine prossime venture o in fase di negoziazione sul prezzo ma anche l’armamentario terapeutico scolpito nel Prontuario, nonché nelle abitudini di medici, farmacisti e soprattutto pazienti.

Allineare i prezzi

Li Bassi lo ha detto chiaro e tondo: l’Aifa intende allineare i prezzi dei farmaci con lo stesso principio attivo, oltre che fare di tutto (cosa, non si sa) per migliorare l’appropriatezza prescrittiva. Insomma, le cose da chiarire abbondano, serve tempo e buona disposizione reciproca. Considerato che l’estate è già qui, in un Paese che ha memoria di manovre “balneari”, conterà moltissimo che i contatti non s’interrompano proprio adesso e che nessun provvedimento sfugga al necessario confronto con le menti fatalmente già in vacanza.