Sunshine Act: i medici chiedono un riferimento al codice deontologico

La Fnomceo (Federazione degli ordini) auspica l’approvazione di alcuni emendamenti al ddl sulla trasparenza in sanità, ora all’esame del Senato: “No alla cultura del pregiudizio”

sunshine act

I medici chiedono al Senato di inserire un riferimento ai precetti del Codice di deontologia medica all’interno del cosiddetto “Sunshine Act”, il Ddl 1201 dedicata alla trasparenza in sanità e in particolare ai trasferimenti di valore tra industria e operatori. In una nota, la Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) chiede alla Commissione Igiene e Sanità del Senato – che sta esaminando il provvedimento dopo il via libera della Camera – l’approvazione di alcuni emendamenti che prevedono un richiamo alle regole deontologiche dei camici bianchi. Si tratta degli emendamenti 1.2 (a firma Errani, De Petris, Grasso, Laforgia e Defalco) e 1.3 (Rizzotti, Stabile, Binetti e Siclari).

“No alla cultura del pregiudizio”

A spiegare le ragioni della richiesta è Filippo Anelli, presidente della Fnomceo: “Siamo certamente favorevoli alla massima trasparenza e a eliminare ogni dubbio su interessi meno che leciti nel rapporto tra medici e aziende farmaceutiche, trasparenza che il nostro stesso Codice già impone. Al tempo stesso – precisa Anelli – non possiamo accettare che passi una cultura di criminalizzazione e di pregiudizio nei confronti della intera categoria professionale medica, che rischia di incrinare il rapporto di fiducia che esiste tra medico e paziente e non è certamente funzionale al sistema salute. L’inserimento nel testo normativo dei riferimenti al Codice di Deontologia Medica – sottolinea il presidente Fnomceo – sarebbe per noi riconoscimento dell’importante ruolo di garanzia, di solidarietà e di rispetto dei valori umani che sono chiamati a svolgere, a tutela del paziente e del nostro imprescindibile dovere di svolgerlo secondo scienza e coscienza”.

Cosa prevede il Codice

L’articolo 30 del Codice deontologico prevede che il medico eviti “qualsiasi condizione di conflitto di interessi nella quale il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi economici o di altra natura. Il medico dichiara le condizioni di conflitto di interessi riguardanti aspetti economici e di altra natura che possono manifestarsi nella ricerca scientifica, nella formazione e nell’aggiornamento professionale, nella prescrizione diagnostico-terapeutica, nella divulgazione scientifica, nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, o con la Pubblica Amministrazione, attenendosi agli indirizzi applicativi allegati”. L’articolo 31, invece, vieta al medico ogni forma di prescrizione concordata che possa procurare o procuri a sé stesso o a terzi un illecito vantaggio economico o altre utilità.