La cura dei pet tra diete alternative e terapie complementari

Emerge fra i proprietari degli animali da compagnia la tendenza a scegliere un'alimentazione “cruelty free” o a ricercare pratiche alternative alla medicina tradizionale. Il parere dell’Associazione nazionale dei medici veterinari italiani (Anmvi), che dice “no” al fai-da-te. Dal numero 2 di Animal Health

Si consolida la tendenza, osservata ormai da diversi anni, di una progressiva responsabilizzazione degli italiani rispetto alla scelta di includere un animale nella famiglia. La decisione di accompagnarsi ad un animale d’affezione implica sempre una valutazione attenta degli stili di vita e delle abitudini oltre che degli spazi disponibili. Il cane e il gatto (spesso più di uno o entrambi) entrano a far parte a tutti gli effetti del nucleo familiare che riserva loro cure ed attenzioni. Non c’è da stupirsi, quindi, se questi pet partecipano a molte delle attività della famiglia e ne condividono le scelte di vita incluso quelle dietetiche e di cura. Lo conferma anche l’ultimo rapporto Assalco-Zoomark sull’alimentazione e la cura degli animali da compagnia.

Prodotti “cruelty free”

Il report non evidenzia la dimensione dei segmenti di alimenti biologici, vegetariani o vegan che pure iniziano a essere presenti sugli scaffali. Alcune aziende hanno immesso sul mercato prodotti sia prodotti biologici sia cibi vegetariani o più genericamente definiti “cruelty free” per accogliere le esigenze di padroni sempre più sensibili alla salute e al benessere dei propri animali o motivati da considerazioni ambientaliste ed etiche. I cibi vegetariani o completamente privi di proteine animali potrebbero in teoria essere assunti dai cani (purché siano preparati in modo bilanciato), che dopo migliaia di anni di adattamento sono ormai onnivori, mentre i gatti sono più fedeli alla loro natura carnivora e comunque se consumano alimenti privi di carne possono correre pericoli molto seri. I nostri felini, infatti, non possono produrre la vitamina A dal beta carotene come gli uomini e i cani e hanno assoluto bisogno di taurina, assente in alimentazione priva di carne.

La scelta vegetariana, in ogni caso, richiede anche per i cani molta cura nella selezione di prodotti e comunque l’integrazione sotto stretto controllo veterinario. Si tratterebbe dunque più di diminuire l’apporto di proteine animali allo scopo di limitare il consumo di carne e le sue ricadute sull’ambiente in termini di sfruttamento del suolo e inquinamento. Le analisi condotte sulla letteratura scientifica disponibile riguardo il benessere di cani esposti a dieta vegetariana mostrerebbe, in prima battuta, che questa non modifica l’incidenza di morbilità degli animali rispetto ad una dieta tradizionale se adeguatamente bilanciata (caratteristica più facile da ottenere da prodotti a scaffale piuttosto che da quelli home made). La scelta vegana interessa certamente un numero minore di persone (e quindi di animali).

Uno studio internazionale pubblicato a inizio 2019 e basato su un questionario compilato da circa 3.600 proprietari di cani e gatti in diversi paesi del mondo (fra cui non compariva l’Italia) ha evidenziato come sebbene una quota significativa di proprietari vegani abbia scelto questa opzione anche per il proprio animale, la dieta priva di proteine animali non si estende automaticamente al pet. Si tratta comunque di evidenze numericamente limitate vista la bassa percentuale di vegani fra la popolazione rispondente. Le esperienze raccolte nel nostro Paese dai medici veterinari escludono al momento una diffusione apprezzabile di queste diete completamente prive di proteine animali.

Sentire il veterinario

È comunque molto cauto a riguardo Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) e specialista in Clinica dei piccoli animali: “Il primo accorgimento è di non riversare sui nostri animali le convinzioni e i comportamenti umani. Cane e gatto sono carnivori e onnivori e come tali hanno etologicamente bisogno di tutti i nutrienti che si trovano sia nelle carni che nelle verdure. Questo – sottolinea – vale anche per le persone, che possono autodeterminarsi a una scelta alimentare assolutista, spesso sorretta da legittime convinzioni etiche o ideologiche. Imporla tout court – continua Melosi – anche al proprio pet è invece una forzatura contro la sua natura e può avere effetti molto gravi sulla sua salute, date le privazioni nutrizionali insite in certi regimi dietetici. Diverso sarebbe se l’ingresso nella dieta di prodotti vegetariani e vegani non fosse assoluta, ma compensata e controbilanciata dall’assunzione di altri prodotti, quindi anche di carni, per ricostruire il fabbisogno complessivo. Ma per un proprietario sarebbe una faccenda complicatissima: cane e gatto hanno esigenze alimentari e nutrizionali che variano in base alla razza, all’età, al peso, allo stile di vita e al loro stato di salute”. Il presidente Anmvi quindi raccomanda: “Gli accorgimenti da dare si riassumono in uno solo: concordare con il medico veterinario, almeno una volta all’anno, la dieta più indicata per il nostro singolo pet e di non modificarla senza averlo prima consultato”.

Nuove specializzazioni

Gli italiani si confermano attenti anche a questo aspetto della salute dei propri animali da compagnia. “Stiamo registrando – continua Melosi – un forte aumento della domanda di consulenze nutrizionali da parte di proprietari che hanno ormai compreso il ruolo di una corretta alimentazione nella prevenzione di patologie e al tempo stesso il rischio che una cattiva dieta possa compromettere la qualità e la longevità dei cani e dei gatti. Questo accresciuto interesse dei proprietari per le esigenze nutrizionali dei loro pet – spiega il presidente Anmvi – ha incoraggiato la ricerca veterinaria e oggi in Italia ci sono molti veterinari che si stanno specializzando nelle scienze della nutrizione e dell’alimentazione animale, fondando società specialistiche come la (Società italiana di alimentazione e nutrizione animale) e conquistando certificazioni ad hoc di livello europeo come quelle rilasciate in Italia dalla Esvps (European school of veterinary post graduate studies)”.

No al fai da te

In ogni caso in Italia i controlli sulla qualità dei cibi per animali sono molto accurati. Precisa il presidente Anmvi: “Il ministero della Salute emana un piano nazionale di controlli sull’alimentazione animale, molto rigoroso, per tutto il pet food in commercio. Dobbiamo essere consapevoli che gli elevati livelli di sicurezza alimentare che possiamo vantare in Italia e in Europa sono garantiti anche sul pet food”. Questa è una ragione in più per evitare diete “casalinghe”.

L’ultima ricerca condotta dall’Anmvi ha evidenziato peraltro che nei centri urbani, dove è ormai concentrata la maggioranza dei pet di famiglia, chi accudisce in via prevalente il cane o il gatto è una donna lavoratrice. Oltre al fattore tempo, il declino del fai-da-te, si spiega con la presenza sul mercato di prodotti con formulazioni nutrizionali sempre più sofisticate e appropriate, impossibili da replicare ai fornelli domestici. Ammonisce poi Melosi: “Quando poi andiamo a verificare con il proprietario le ragioni di un problema di origine alimentare nel pet (sovrappeso, intolleranze, problemi ortopedici, alterazioni degli equilibri gastro-intestinali, intossicazioni, ecc.) ci imbattiamo quasi sempre in un fai da te molto sbrigativo, che si riduce alla condivisione dello stesso pasto o degli avanzi. Tante volte non è che il trasferimento all’animale degli stessi errori alimentari del proprietario. Poi, però, di fronte all’evidenza del malessere del proprio pet, il proprietario dice addio all’homemade”.

Terapie complementari

In qualità di membro a tutti gli effetti della famiglia, il cane o il gatto è coinvolto anche nelle scelte di salute fondati sulle terapie complementari almeno laddove sono disponibili veterinari in grado di trattare i nostri amici con questi approcci non tradizionali. L’utilizzo di integratori specifici è ormai diventato molto diffuso e frequentemente consigliato dai veterinari ben oltre i più “vecchi” prodotti a base di calcio utili in fase di crescita o per razze particolarmente fragili dal punto di vista muscoloscheletrico. Grazie alle nostre cure i nostri animali invecchiano con noi e possono avvantaggiarsi di supplementi adatti alla loro “terza età” (come condroprotettori, omega 3, etc…). Anche l’integrazione veterinaria, come quella umana, dovrebbe sempre essere seguita su consiglio medico. Per quanto riguarda le pratiche complementari (omeopatia, agopuntura, etc…), Melosi sottolinea che in Italia sono discipline entrate nel patrimonio della medicina veterinaria in tempi relativamente recenti e non sono praticate in via prevalente. Un punto fermo però è che la pratica delle medicine complementari sugli animali è di esclusiva competenza del medico veterinario”.

Fra tutte le pratiche non tradizionali, le linee guida dell’Ordine dei veterinari riconoscono agopuntura, fitoterapia, medicina tradizionale cinese, omeopatia e omotossicologia. “Credo sia corretto definirle ‘complementari’, perché si integrano con la medicina tradizionale, il che comporta una condivisione informata delle scelte terapeutiche sul paziente animale”, sottolinea Melosi. Scelte che devono sempre essere guidate dal medico veterinario. Qualcosa si muove anche sul fronte della formazione.

“Benché queste pratiche si siano diffuse in tempi abbastanza recenti”, continua il presidente Anmvi, “c’è una buona offerta di aggiornamento scientifico post laurea, generalmente privata, che può anche essere accreditata nel sistema nazionale di educazione continua in medicina”. In campo farmaceutico i medicinali veterinari omeopatici sono regolamentati dal ministero della Salute e possono essere prescritti con la nuova ricetta veterinaria elettronica. Fra le terapie, la fisioterapia veterinaria si sta diffondendo sempre di più ed è oggetto di un crescente interesse con la conseguente comparsa di centri specializzati ed equipaggiati con strumenti medicali progettati per utilizzo specifico. “Definire queste terapie ‘complementari’ invece che ‘alternative’, cioè in antagonismo alle medicine tradizionali – ribadisce Melosi – consente di mantenere il controllo sul proprio paziente, di scongiurare l’automedicazione e anche prestazioni sugli animali in abuso di professione”.

Pet owner responsabili

La sensibilità mostrata dai proprietari che, malgrado le loro convinzioni e scelte nutrizionali vegetariane o vegane, consultano il medico veterinario per consigli nutrizionali esprimono, secondo Melosi, “un forte gesto di possesso responsabile e rispettoso” perché “il pet è per definizione un essere vivente da accudire, che dipende totalmente dalle cure e dalla responsabilità del suo proprietario” e dunque “tutti i comportamenti, giusti o sbagliati, pesano nella relazione con il nostro pet e un buon proprietario sa interpretare i segni e i segnali con i quali cani e gatti ci comunicano in ogni momento se stiamo facendo bene o no”. E se interpretarli diventa complicato si deve ricorrere ai consigli di un medico veterinario comportamentalista. “Può benissimo succedere – conclude Melosi – che pet e proprietario vadano fuori sincrono. Il comportamentalista li rimette in sintonia”.

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