Hiv, passi avanti per due vaccini

Uno è sostenuto dal National institute of health (Nih) americano e si appresta a iniziare la fase III della sperimentazione chiamata Mosaico. L’altro dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie e a breve verrà testato in un trial clinico di fase II. L’Italia sarà coinvolta nello studio Mosaico

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Il vaccino per prevenire l’Hiv fa passi avanti e procede lungo le diverse varie fasi della sperimentazione clinica. Anzi i vaccini contro l’Hiv. Sono due infatti i farmaci sperimentali che in questi giorni hanno attirato l’attenzione mediatica. Uno, sostenuto dal National institute of health (Nih) americano che si appresta a iniziare la fase III della sperimentazione e l’altro dal Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, che a breve verrà testato in un trial clinico di fase II. “Si tratta di due vaccini concettualmente diversi” spiega Pierangelo Clerici Presidente Amcli (Associazione Microbiologi Clinici Italiani) ad Aboutpharma online.

“Quello cinese si basa sulla replicazione di un estratto di Dna di un virus dell’Hiv, mentre quello americano contiene antigeni prelevati da più ceppi virali, sempre dell’Hiv. La finalità di quest’ultimo vaccino è proprio quella di garantire l’immunizzazione nei confronti di vari genotipi del virus, al contrario di quello che stanno sperimentando in Cina che proteggerebbe contro uno solo”.

Lo studio Mosaico

Il primo studio, chiamato Mosaico, si svolgerà in Sud America, Nord America ed Europa con l’obiettivo di valutare se il vaccino è in grado di indurre una risposta immunitaria contro diversi ceppi di Hiv. Il trial coinvolgerà in totale 3800 individui maschi sieronegativi tra i 18 e i 60 anni che hanno rapporti sessuali con uomini o persone transgender.  Contemporaneamente è in corso uno studio complementare di Fase 2b, chiamato Imbokodo, lanciato nel 2017 con lo stesso obiettivo, ma condotto su donne di cinque paesi africani.  Mosaico è sponsorizzato da Janssen Vaccines & Prevention, B.V., parte delle Janssen Pharmaceutical Companies di Johnson & Johnson, con il supporto finanziario del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) dell’Nih.

Gli immunogeni “a mosaico”

“Siamo impegnati a sviluppare un vaccino anti-Hiv sicuro ed efficace, adatto alle popolazioni globali più vulnerabili all’acquisizione del virus”, ha affermato il direttore del Niaid Anthony S. Fauci. “Garantire che i vaccini sperimentali siano valutati in diverse popolazioni è fondamentale per raggiungere questo obiettivo”.  Gli studio Mosaico e Imbokodo, stanno testando vaccini sperimentali basati su immunogeni “a mosaico” (componenti del vaccino che comprendono elementi di diversi sottotipi di Hiv), che mirano a indurre risposte immunitarie contro l’ampia varietà di ceppi di Hiv globali. Diversi sottotipi di Hiv (detti cladi), predominano in varie regioni geografiche in tutto il mondo. La clade C è comune nell’Africa meridionale, dove viene condotto Imbokodo, mentre la clade B è predominante nelle regioni dell’Europa e nelle Americhe dove a breve partirà Mosaico.

Un piccolo successo

Anche l’Italia parteciperà allo studio internazionale con il coinvolgimento dell’Ospedale San Raffaele di Milano, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena e l’Istituto nazionale malattie infettive di Roma Lazzaro Spallanzani. “Siamo più vicini alla sperimentazione del vaccino testato con lo studio Mosaico perché ci sono centri italiani coinvolti” continua Clerici – su questo fronte il nostro impegno è totalizzante. Siamo ancora in una fase abbastanza critica, oggi siamo arrivati a un’immunizzazione del 60-67% un risultato sicuramente di successo per l’Hiv.  Però ai vaccini generalmente è richiesta un’immunizzazione del 98-99%. Siamo ancora lontani ma per una patologia come l’Hiv ben venga anche una immunizzazione del 67%. È un ottimo risultato. Ci auguriamo però, vista la popolazione inserita nello studio Mosaico, che questa percentuale di successo possa aumentare. Perché con il coinvolgimento di più categorie l’indagine statistica della risposta immunitaria sarà più efficiente ed efficace”.

Lo studio cinese

La sperimentazione clinica del vaccino contro l’Hiv condotto in Cina invece, partirà a breve con una fase II su 160 volontari. Il vaccino, come riporta l’Ansa, contiene segmenti di Dna dal virus Hiv e avrà un effetto più forte e duraturo. Inoltre è stato progettato per colpire i ceppi di Hiv più comuni in Cina. Secondo quanto riferito da Shao Yiming, capo ricercatore presso il Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie che sta conducendo la ricerca, il candidato vaccino DNA-rTV si baserebbe sulla replicazione del Dna dell’Hiv. Con l’obiettivo di stimolare un’immunizzazione efficace. “Speriamo che la seconda fase della sperimentazione sia completata nella seconda metà del 2021 – ha commentato Shao sul China Daily – e che la terza fase della sperimentazione clinica possa iniziare alla fine di quell’anno coinvolgendo migliaia di volontari”.

Poca trasparenza

Su questo studio però Clerici precisa come le notizie siano un po’ frammentate. “Nei nostri lavori tutto viene citato chiaramente, come gli studi precedenti condotti in vivo” conclude. “In quello cinese non si riesce a capire, si deve intuire. Manca un po’ di trasparenza insomma”.