Biogen risponde ad Altroconsumo su Spinraza: “totalmente in disaccordo con le argomentazioni”

Dopo la denuncia di Altroconsumo e Test-Achats per far luce sulla rimborsabilità dell'anti Sma nusinersen, l'azienda risponde: "Il prezzo negoziato considera vari aspetti quali, ad esempio, i risultati clinici ei miglioramenti apportati nella vita quotidiana delle persone".

Biogen risponde ad Altroconsumo su Spinraza (nusinersen) a seguito della denuncia presentata da quest’ultima in Italia e da Test-Achats in Belgio su un presunto abuso di posizione dominante nel mercato. “Siamo in disaccordo con le argomentazioni presentate”, scrive la società in una nota.

Determinazione del prezzo

Per Biogen il prezzo rispecchia il valore clinico del medicinale anti Sma. “In Europa, la determinazione del prezzo di un farmaco è di regola il risultato di una negoziazione tra l’azienda e l’autorità regolatoria. Sulla base di questo processo e del valore clinico, attualmente il farmaco nusinersen è rimborsato in oltre 27 Paesi in tutta Europa. Il prezzo negoziato – continua la nota di Biogen – considera vari aspetti quali, ad esempio, i risultati clinici, i miglioramenti apportati nella vita quotidiana delle persone e nella qualità della vita in generale, l’impatto sui bisogni insoddisfatti”.

L’esclusività

Il tema toccato da Altroconsumo è delicato e Biogen risponde proprio sul tema della posizione di mercato che ha assunto con la sua molecola. “All’interno dell’Unione europea, ai medicinali orfani come nusinersen sono riconosciuti dieci anni di esclusività commerciale dopo l’approvazione. Tuttavia, questa esclusività riguarda solo farmaci simili. Non ci sono preclusioni rispetto a terapie con diversa formulazione o con diverso meccanismo d’azione”.

L’attacco di Altroconsumo e Test-Achats

Secondo quanto emergerebbe da un’analisi comparativa dei bilanci di Biogen condotta dalle due associazioni, le vendite di Spinraza avrebbero fruttato 2,61 miliardi di dollari a fronte di un investimento di 648 milioni. In totale la differenza tra costi di sviluppo e ricavi ammonterebbe a circa 2 miliardi di dollari. In Italia, il prezzo “ex-factory”, ossia la base da cui parte la contrattazione con il Ssn per arrivare al prezzo finale effettivo, è fissato a 70 mila euro a fiala. Il prezzo finale è coperto da riservatezza, ma secondo quanto affermato da Altroconsumo il Ssn spenderebbe una cifra ben più alta per ogni paziente a cui viene somministrato il farmaco (nella nota diffusa dall’associazione si ipotizza un costo che varia tra tra i 210 mila e i 280 mila euro).