Piante editate con Crispr, richieste per non equipararle agli Ogm

Contro la decisione dello scorso settembre della Corte europea di giustizia si sono espressi Crea e Iss durante nuove audizioni in Senato e diverse associazioni che hanno presentato una lettera aperta diretta alle istituzioni europee e al governo italiano, che segue un position paper coordinato dell’Istituto fiammingo di biotecnologie (Vib)

Piante editate con Crispr

Non ci si arrende alla decisione dello scorso settembre della Corte europea di giustizia che aveva equiparato le più recenti tecniche di mutagenesi vegetale agli Ogm. Lo scorso 16 luglio infatti ci sono state nuove audizioni al Senato, sulle nuove biotecnologie in agricoltura e le piante editate con Crispr, per voce dei rappresentanti del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) e dell’Istituto superiore sanità (Iss). Mentre il 25 luglio l’Associazione Luca Coscioni, la Federazione Italiana Scienze della Vita, la Società Italiana Genetica Agraria, Science for Democracy hanno presentato alla Camera dei deputati una lettera aperta diretta alle istituzioni europee e al governo italiano.

Il progetto Biotech

Durante le audizioni Luigi Cattivelli direttore del Centro di ricerca per la genomica e la bioinformatica del Crea, ha ricordato gli obiettivi del progetto Biotech finanziato dal Ministero dell’agricoltura, di cui Cattivelli è anche coordinatore. Il progetto basato sulle tecniche di genome editing e cisgenica è un’iniziativa del parlamento italiano per valorizzare la biodiversità e accrescere la competitività dei prodotti italiani. “Non esiste agricoltura senza genetica che sia moderna sia empirica del tempo del neolitico” commenta il ricercatore che poi, come spiega Anna Meldolesi sul suo blog Crispermania, con alcuni esempiconfrontare l’editing genomico con la mutagenesi naturale e la mutagenesi indotta con metodi convenzionali. “Diciassette le specie agrarie interessate, una trentina gli obiettivi perseguiti, tra cui cereali più produttivi, pomodori ad alto valore nutrizionale, uva da tavola senza semi” scrive ancora Meldolesi a proposito del programma Biotech.

Ripensateci

La lettera invece, fa seguito a un position paper coordinato dell’Istituto fiammingo di biotecnologie (Vib) grazie al quale la comunità scientifica europea, in modo concorde e con una voce sola, ha chiesto e continua a chiedere un ripensamento strutturale di quanto deciso della Corte sulle nuove tecniche di mutagenesi (editing dei genomi) applicate agli organismi vegetali.

Uno svantaggio per  il made in Italy

“La decisione della Corte del Lussemburgo svantaggia pesantemente i centri di ricerca pubblici che vedranno marchiare come Ogm piante con mutazioni simili a quelle spontanee” ha detto Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni. “Penalizzerà gravemente l’agricoltura italiana che potrebbe eccellere in produzioni sostenibili sottraendo strumenti sicuri di innovazione. Magari consolidando la necessità di importazione dall’estero di prodotti Ogm come soia e mais, per la produzione finale di molte delle eccellenze del made in Italy”.

Una legislazione superata

Gennaro Ciliberto, presidente della Federazione italiana Scienze della Vita, ha ricordato come “la comunità scientifica italiana ed europea tornano a chiedere alle istituzioni e ai cittadini di apportare le necessarie modifiche a una legislazione che appare ormai superata dalle più recenti conoscenze”.  La direttiva europea sugli Ogm è del 2001 mentre una delle più promettenti tecnologie di editing del genoma, Crispr, è stata registrata nel 2012.

Scienza prepotente?

Non è dello stesso parere Slow Food, che in una presa di posizione contro Crispr accusava la scienza di essere prepotente. “Le tecnologie genomiche tra le quali l’editing del genoma – ha risposto a tal proposito Enrico Pe’, Presidente in pectore della Società Italiana Genetica Agraria – sono uno strumento formidabile, efficiente, sicuro e posto costoso che può dare un contributo sostanziale alla sostenibilità della agricoltura del XXI secolo”.

Esonerare Crispr

“Si tratta di consentire il più ampio godimento dei benefici delle più recenti scoperte scientifiche – ha ricordato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – è il cosiddetto diritto alla scienza”. Per consentire ai cittadini di migliorare la qualità della propria vita, oltre a inviare direttamente la lettera aperta alle autorità a cui è diretta, Cappato ha anche annunciato l’impegno futuro di unirsi a un’iniziativa dei cittadini europei, lanciata da una rete di giovani ricercatori, che chiede di esonerare Crispr dalla decisione della Corte di giustizia europea proponendo un addendum alla direttiva del 2001. “Riteniamo opportuno unirci a questa mobilitazione di scienziati – ha concluso Cappato –anche con il fine di coinvolgere l’opinione pubblica con questo nuovo strumento di democrazia partecipativa a disposizione dei cittadini europei”.