Sanità, in dieci anni sottratti al Ssn 37 miliardi di euro

Un report della Fondazione Gimbe fotografa il definanziamento della “più grande opera pubblica”: circa 25 miliardi tagliati tra il 2015 il 2019 e altri 12 mai assegnati nonostante le previsioni di crescita. Appello al Governo per un vero rilancio

prezzi dei farmaci

Negli ultimi dieci anni la sanità pubblica avrebbe dovuto avere 37 miliardi di euro in più. Circa 25 miliardi di euro sono stati tagliati da varie manovre finanziarie nel periodo 2010-2015 e oltre 12 miliardi non sono stati assegnati nel 2015-2019, nonostante fossero previsti. Sono questi i dati principali di un report della Fondazione Gimbe sul definanziamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn), “la più grande opera pubblica mai costruita in Italia” che si sta “sgretolando progressivamente”.

Il report

Il Report Gimbe analizza entità e trend del definanziamento del Ssn nel periodo 2010-2019, traccia le prospettive a medio termine tenendo conto delle risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2019 e delle previsioni del DEF 2019, analizza le ragioni della mancata stipula del Patto per la Salute che rischia di compromettere le risorse aggiuntive 2020-2021 e illustra la posizione dell’Italia rispetto ai paesi dell’Ocse. Questa alcune delle principali evidenze emerse:

• Il finanziamento pubblico è stato decurtato di oltre 37 miliardi di euro, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre € 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica;

• In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%);

• Il Def 2019 ha ridotto progressivamente il rapporto spesa sanitaria/Pil dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022;

• L’aumento del fabbisogno sanitario nazionale per gli anni 2020 (+ 2 miliardi) e 2021 (+1,5 miliardi) è subordinato alla stipula tra Governo e Regioni del Patto per la Salute 2019-2021, tuttora al palo;

• I dati Ocse aggiornati al luglio 2019 dimostrano che l’Italia si attesta sotto la media Ocse, sia per la spesa sanitaria totale (3.428 vs 3.980 dollari), sia per quella pubblica ($ 2.545 vs $ 3.038), precedendo solo i paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media Ocse del 37%;

• Tra i paesi del G7 le differenze assolute sulla spesa pubblica sono ormai incolmabili: ad esempio, se nel 2009 la Germania investiva “solo” 1.167 dollari (+50,6%) in più dell’Italia (3.473 vs 2.306 dollari), nel 2018 la differenza è di 2.511 dollari (+97,7%), ovvero 5.056 vs 2.545. dollari.

Preservare la sanità pubblica

“Nell’ultimo decennio – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – tutti i Governi hanno contribuito a sgretolare il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn, la maestosa opera pubblica costruita per tutelare la salute delle persone. Le prime dichiarazioni del neo ministro della Salutenon lasciano dubbi sulla volontà di preservare e rilanciare una sanità pubblica e universalistica e di rifinanziare il SSN”. Tuttavia – sottolinea Cartabellotta – il Programma di governo e il discorso per la fiducia alle Camere del premier Conte, al di là della volontà di attuare “un piano straordinario di assunzioni di medici e infermieri”, contengono solo un generico impegno a difendere la sanità pubblica, senza prevedere esplicitamente il rilancio del finanziamento per il Ssn.

“La prima cartina al tornasole – ricorda Cartabellotta – è rappresentata dall’imminente Nota di aggiornamento del Def 2019: ad esempio, se si volesse attuare la cosiddetta “Quota 10” proposta dal Partito Democratico (10 miliardi di investimenti aggiuntivi nei prossimi 3 anni) occorrerebbe incrementare il rapporto spesa sanitaria/Pil almeno dello 0,2-0,3% per ciascuno degli anni 2020-2022. Se tutte le forze politiche del nuovo Esecutivo dichiarano in maniera convergente di voler ‘difendere la sanità pubblica’ – conclude Cartabellotta – devono prendere atto che il tempo è ormai scaduto: le parole non sono più sufficienti, ma servono azioni concrete in tempi rapidi”.

I cinque punti di Gimbe

La Fondazione Gimbe lancia dunque un appello al nuovo Governo, articolato in cinque punti:

• Prendere reale consapevolezza che il rilancio della sanità pubblica richiede volontà politica, investimenti rilevanti, un programma di azioni a medio-lungo termine e innovazioni di rottura;

• Accelerare la stipula del Patto per la Salute 2019-2021 per non perdere il finanziamento aggiuntivo già assegnato dall’ultima Legge di Bilancio;

• Rilanciare la mozione già elaborata dalla Commissione Affari Sociali della Camera, che richiede al Governo di adottare iniziative per mettere in sicurezza le risorse per la sanità pubblica;

• Definire un piano di rifinanziamento del Ssn che, nonostante le criticità della finanza pubblica, dovrebbe già trovare riscontri oggettivi sia nella Nota di Aggiornamento del Def 2019, sia nella prossima Legge di Bilancio;

• Mettere in campo in maniera tempestiva e integrata tutte le azioni per aumentare il ritorno in termini di salute (value for money) delle risorse investite in sanità: dalla ridefinizione del perimetro dei Lea secondo principi di efficacia e costo-efficacia all’integrazione della spesa sanitaria con la spesa sociale di interesse sanitario; dalla revisione delle detrazioni/deduzioni per spese sanitarie e contributi versati a fondi sanitari integrativi, al disinvestimento da sprechi e inefficienze.