Farmaceutica in Italia: un manifesto per non perdere la leadership

Lo studio "Pharma Manufacturing 2030” realizzato da The European House-Ambrosetti individua le priorità per l'industria dei medicinali, che vuole restare in vetta. A partire da un clima di stabilità politica e dialogo con il Governo

farmaceutica in italia

L’Italia detiene la leadership della produzione farmaceutica in Europa, ma non può cullarsi. Instabilità politica, nuovi scenari globali per competitività e concorrenza, assenza di visioni strategiche su ricerca e innovazione possono mettere a rischio il nostro primato. Nasce da questa riflessione un “manifesto” che suggerisce, soprattutto alla politica, obiettivi e priorità per consentire alla farmaceutica italiana di restare in vetta anche nel lungo periodo. Il documento è il frutto dello studio “Pharma Manufacturing 2030” realizzato da The European House-Ambrosetti insieme a Sanofi, Dompé e Altran e presentato oggi al Senato in occasione del forum “L’Industria manifatturiera farmaceutica italiana: scenario di riferimento e prospettive di sviluppo al 2030”.

Appunti per restare in vetta

Tre gli obiettivi principali che il manifesto fissa per il settore farmaceutico italiano: a) diventare un centro di ricerca e sviluppo d’eccellenza per le biotecnologie e le terapie avanzate; b) creare un hub industriale farmaceutico 4.0; c) sviluppare un ecosistema di servizi integrati centrati sul paziente.

L’elenco di spunti che derivano dal manifesto è lungo. Al sistema Paese si chiede, ad esempio, di sostenere lo sviluppo di “competenze innovative, digitali e interdisciplinari” così da rispondere alle esigenze del mercato del lavoro. Ma anche di “creare un ambiente pro ricerca e innovazione, attraverso incentivi agli investimenti stabili nel tempo, soprattutto per la digitalizzazione e per la ricerca e sviluppo” e una “burocrazia più a misura di impresa, che permetta di velocizzare le procedure amministrative”. Non da ultimo “rafforzare l’ecosistema attraverso l’open innovation favorendo la collaborazione anche tra player di settori diversi, nell’ottica di proporre un’offerta integrata di prodotti e servizi sempre più innovativi, digitalizzati e a misura di paziente”.

Un interlocutore a Palazzo Chigi

Direttamente a Palazzo Chigi è rivolta una delle proposte del manifesto. L’idea è quella di istituire presso la presidenza del Consiglio dei ministri un “referente unico” per il settore farmaceutico, che possa in qualche modo coordinare la collaborazione tra l’industria e i diversi ministeri coinvolti (Sviluppo Economico, Salute, Ricerca e Lavoro) per elaborare insieme piani quinquennali di sviluppo strategico.

Il nodo dell’instabilità politica

Dialogo con le istituzioni e instabilità politica sono in primo piano nell’analisi Pharma Manufacturing 2030. “In Italia – commenta Valerio De Molli, ceo di The European House – abbiamo avuto 66 governi dal secondo Dopoguerra a oggi, e la vita media di ognuno è stata di un solo anno. Questa breve durata contribuisce a creare unclima incerto per gli investimenti. Il Regno Unito ne ha avuti 16 nello stesso arco di tempo, per una vita media di 4,6 anni ciascuno”.

La preoccupazione è condivisa da Hubert de Ruty, presidente e amministratore delegato Sanofi Italia: “Come aziende farmaceutiche facciamo investimenti a lungo termine per questo la stabilità è fondamentale”. Per quanto riguarda il nuovo Governo, de Ruty dice: “Voglio essere molto ottimista sull’apertura di un dialogo che consenta di trovare soluzioni per il settore, che avranno una ricaduta positiva sui pazienti e per la società in generale”. Dialogo e stabilità politica sono le priorità indicate anche da Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine del convegno.

Sergio Dompé, presidente e Ceo del gruppo Dompé, chiede invece “che prima di agire analizzi con attenzione quello che già c’è. Troppo spesso – afferma – vediamo nel nostro Paese atteggiamenti preconcetti, basati su linee di principio. Qualche volta questo non tiene conto di quanto è stato sviluppato e non è coerente con gli interessi del nostro Paese. In particolare la ricaduta occupazionale, che deve essere il primo obiettivo del Paese”.

Secondo il viceministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni, “bisogna sedersi a un tavolo e costruire insieme un master plan per garantire che si possa investire nel nostro Paese su questo settore. Serve – spiega il numero due del Mise aumentare le sinergie e creare dei centri di eccellenza anche al Sud Italia, cosicché si possa garantire lavoro in quei settori che sono ad alto valore aggiunto e che possono rappresentare un volano per il Pil”.

Scenario 2030

L’Italia oggi vanta un ruolo di leadership nel Vecchio Continente grazie a un valore della produzione farmaceutica di 32,2 miliardi di euro e una crescita dell’export costante (+117% in 10 anni, raggiungendo i 26 miliardi di euro nel 2018), che la pone nella top 10 degli esportatori a livello globale.

In uno scenario di mantenimento della crescita del valore della produzione farmaceutica pari al tasso registrato negli ultimi 10 anni (+22% dal 2008 al 2018) – spiega lo studio – si avrebbe al 2030 un valore della produzione pari a 41,8 miliardi di euro, con un valore aggiunto diretto, indiretto e indotto pari a 21,4 miliardi di euro. Questo implicherebbe anche un aumento degli investimenti in produzione da parte del settore dagli attuali 1,35 miliardi di euro a 1,65 nel 2030. In questo scenario nel nostro Paese si stima un aumento dell’occupazione diretta (77.700 occupati vs. 66.500 del 2018), ma anche indiretta e indotta (92.400 occupati vs. 79.000 del 2018) ipotizzando costanti gli attuali livelli di produttività.

Formazione e ricerca

Il manifesto fa riferimento anche alla formazione universitaria. In particolare auspica un aumento progressivo della quota dei laureati nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) dagli attuali 14 ogni mille abitanti a un valore pari almeno a 20 ogni mille abitanti nel 2030, raggiungendo l’attuale media europea. Uno sforzo da accompagnare con misure di incentivazione agli investimenti in R&S e in produzione.

Al convegno in Senato è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, Lorenzo Fioramonti. “Ho lanciato per il mese di ottobre un evento, un ‘Patto per la ricerca’, a cui interverranno i rappresentanti del mondo industriale, le grandi piccole e medie imprese, le confederazioni e le università italiane, per siglare un accordo di massima sulla collaborazione tra mondo pubblico e privato”, ha annunciato a margine dell’evento. Fioramonti ha fatto riferimento alla ricerca come “ingrediente fondamentale per il rilancio economico del nostro Paese” e alle peculiarità “della ricerca nel campo delle scienze della vita, della medicina e della farmaceutica”, con il loro impatto sul benessere dei cittadini. “In questo settore – ha detto – l’Italia ha una expertise enorme. Per promuoverla – ha concluso – dobbiamo però creare una convergenza forte tra mondo della ricerca pubblica e privata”.

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