Scaccabarozzi (Farmindustria): “Al nuovo Governo chiediamo stabilità e dialogo”

Una produzione che “non cresce più a due cifre”, incertezza politica e i nuovi scenari economici a livello mondiale sono fra i timori delle imprese del farmaco, che al Conte-Bis suggeriscono “attenzione verso un asset da tutelare”

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Cosa chiede l’industria del farmaco al nuovo Governo? “Ciò di cui abbiamo bisogno è un periodo di stabilità ma anche di dialogo, perché quando c’è dialogo possono esser dati, a chi governa, elementi per valutare meglio le scelte più adeguate. Chiediamo, quindi, di poter dire la nostra sui temi che ci riguardano”, dice il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, a margine di un convegno sull’industria farmaceutica italiana che si è svolto oggi al Senato.

Governance e nodi irrisolti

“Il ruolo dell’industria – sottolinea Scaccabarozzi – non è quello di scegliersi i governi, ma di interagire con i governi per il bene dei pazienti e del Paese. Con la ricerca portiamo soluzioni ai pazienti, con la produzione contribuiamo al Pil di un Paese che ha bisogno di crescere. Al Governo chiediamo essenzialmente di avere un dialogo con noi”. Il presidente di Farmindustria cita il “patto di responsabilità” sul payback che ha “riportato nelle casse delle Regioni 2,4 miliardi di euro” e ricorda “il coinvolgimento dell’industria nella definizione di una nuova governance” promesso in quella occasione. “Tuttavia – spiega Scaccabarozzi – il nostro settore non vive solo di decisioni governative o parlamentari. Ci sono altre istituzioni che possono prendere decisioni che ci riguardano. Penso alle voci sull’uscita dai prontuari di prodotti importanti o le voci sull’equivalenza terapeutica. Segnali che spingono gli investitori, se non a disinvestire, almeno a fermarsi per riflettere”.

L’industria rallenta il passo

Per il presidente di Farmindustria “incertezza politica e nuovi scenari economici” pesano sull’industria farmaceutica italiana e i “primi segni negativi già si vedono: abbiamo una produzione che continua a crescere ma non cresce più a due cifre, è chiaro non si può sempre crescere sempre nello stesso modo ma noi guardiamo a questi dati con attenzione”. Soprattutto perché quella farmaceutica, è un’industria “cresciuta del 20% negli ultimi anni, a fronte di altre che non crescevano, e rappresenta quindi un asset invidiabile”. A livello globale, invece, pesano “la politica dei dazi portata avanti negli Stati Uniti, così come la crescente concorrenza di mercati emergenti, che guardano con invidia alla nostra leadership. Oggi l’Italia è un Paese sotto attacco – conclude Scaccabarozzi – da parte di chi vuole raggiungere la nostra posizione”.