Life science, la Lombardia volano di crescita per l’Italia

La regione, grazie ai numeri registrati negli ultimi anni, può candidarsi a locomotiva del Paese. A patto però che l'Italia riesca ad affrontare le sfide che arrivano dal mercato. Se ne è parlato durante "Lombardia, life science hub: le sfide per crescere”

Life science

Strategia, visione, unità. Sono questi i valori su cui dovrà fondarsi il futuro delle life science in Italia. A dirlo sono stati i partecipanti all’evento “Lombardia, life science hub: le sfide per crescere”, organizzato da OpenZone (il campus scientifico alle porte di Milano dedicato alle salute realizzato da Zambon), Iab (Italian angels for biotech) e Assobiotech, che si è svolto a Milano in occasione dell’apertura della biotech week 2019. L’incontro ha riunito gli interlocutori principali del mondo delle scienze della vita e della finanza, allo scopo di ragionare sulle azioni necessarie per far sì che la Lombardia possa fare il grande salto e giocare la partita con i principali player globali, creando un effetto volano per il Paese.

Le life science come settore strategico per lo sviluppo

Allargando lo sguardo a livello globale, i dati confermano che quello delle life science è un settore strategico per la crescita dei prossimi anni. Per esempio la spesa mondiale in R&S nel farmaceutico è stata di 179 miliardi di dollari nel 2018, in aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente con una previsione di crescita annua 3% fino al 2024 arrivando a superare i 210 miliardi di dollari.  Un altro ambito che registra uno sviluppo significativo è quello della digital health dove gli investimenti in startup ammontano a 18 miliardi di dollari nel periodo gennaio-ottobre 2018 (+56% rispetto allo stesso periodo nel 2017). Nel 2024 il valore globale di questo mercato potrebbe raggiungere circa 400 miliardi di dollari.

Secondo un recente report stilato da dealroom nel secondo trimestre del 2019 è stato registrato un nuovo record di investimenti per il venture capital in Europa per un totale di 9,3 miliardi di euro. Il nostro continente è anche l’unica area geografica a mostrare una crescita costante a differenza di USA e Asia. Se si scompongono questi dati a livello locale, però, ci si accorge di come il 70% del totale sia stato catalizzato da Regno Unito, Francia, Germania e Svezia, mentre Italia, Danimarca, Norvegia, Svizzera e Polonia finiscono in fondo alla classifica. Anche nella distribuzione per numero di round la situazione cambia poco con in testa ancora il Regno Unito (234), seguito dalla Francia (131 round) e Germania (119). L’Italia è ottava, con 26.

L’ecosistema italiano delle Life Science vanta diverse eccellenze

La fotografia attuale ci parla di un ecosistema italiano delle life science in costante crescita: basti pensare che nel biotech si rileva un aumento del fatturato del 16% negli ultimi tre anni, quasi due volte e mezza la crescita rilevata nel settore manifatturiero (7%). Nel farmaceutico, inoltre, l’Italia ha visto aggiudicarsi nel 2017 il primo posto in Europa per valore della produzione e un investimento in R&S pari a 1,5 miliardi di euro, con una crescita del 22% negli ultimi 5 anni.

Oltre che per competitività industriale, produttività, specializzazione e investimenti in R&S, l’Italia si dimostra essere estremamente competitiva anche sul lato scientifico (al primo posto per numero di pubblicazioni in ambito oncologico) e su quello occupazionale (13mil addetti nel biotech, 65.400 nel pharma e 76.000 nel biomedicale)1. Tuttavia, nonostante le eccellenze presenti, ci sono alcune aree di miglioramento che afferiscono a politiche di sviluppo a lungo termine e capacità di attrarre capitali sia pubblici che privati.

“In Italia si fa un’ottima ricerca e i dati confermano una buona produzione scientifica di base. Purtroppo, però, le imprese del nostro territorio, che pure rappresentano un comparto di indiscussa eccellenza, stentano a fare il salto e restano di dimensioni troppo piccole. Questo si verifica anche a causa di ritardi strutturali e di investimenti ridotti, soprattutto se ci paragoniamo con gli altri Paesi. Questa situazione rischia di farci perdere il passo in termini di competitività in un settore come quello delle Scienze della Vita, e delle biotecnolgie in particolare, che è cardine per lo sviluppo economico – dichiara Luca Benatti, presidente italian angels for biotech (Iab) e ceo di EryDel

Lombardia hub italiano delle scienze della vita

Perché la Lombardia? Perché si conferma la prima regione in Italia per numero di imprese biotech (181, il 28% circa del totale), per un’incidenza sempre maggiore negli anni sul fatturato biotech (oltre 5,5 miliardi di euro, 48% circa del totale) e per investimenti in R&S intra muros. Per quanto riguarda il farmaceutico è tra le prime regioni d’Europa per valore aggiunto pro-capite generato dal settore insieme a catalogna in Spagna, Baden-Württemberg in Germania e Île-de-France.

“La Lombardia è un territorio caratterizzato da forti competenze e vivacità, pronto a raccogliere le nuove sfide del mondo della salute; è ricco di eccellenze sia a livello scientifico sia a livello industriale, inserito nei principali circuiti internazionali economici e finanziari, con istituzioni attente, capaci di dialogare e consapevoli del ruolo di ‘locomotiva’ del Paese – commenta Elena Zambon, fondatrice OpenZone e presidente di Zambon.

Uno sportello unico per gli investimenti

“Nelle biotecnologie, e in generale nelle Scienze della Vita, esiste un continuum che parte dal bancone del laboratorio e arriva al letto del paziente. È un percorso fatto di ricerca, sviluppo, produzione e accesso al mercato che al momento è ostacolato da un’eccessiva frammentazione – conclude Riccardo Palmisano, Presidente di Assobiotec-Federchimica e Ceo di MolMed – Oltre a una governance efficace e centralizzata che comprenda l’importanza del trasferimento tecnologico, serve una strategia nazionale di lungo periodo che conduca anche a una migliore capacità di attrarre capitali.

Un primo passo potrebbe essere l’istituzione di un one stop shop, cioè uno sportello unico, un punto di riferimento per chiunque voglia investire nel nostro Paese. Abbiamo voluto cogliere un segnale positivo da parte della politica con la recente istituzione di un Ministero dell’Innovazione, che speriamo possa essere un interlocutore importante in questo processo. La Lombardia, grazie ai numeri registrati negli ultimi anni e alle eccellenze ed esperienze di cui è ricca, può essere il locomotore dello sviluppo per l’intero Paese.”