Certificare le competenze degli specialisti: l’esempio dei diabetologi italiani

Grazie a un’iniziativa dell’Associazione medici diabetologi (Amd), un ente accreditato e indipendente potrà certificare abilità e profili professionali specifici. È la prima società scientifica italiana ad avviare questo percorso

certificare le competenze

I diabetologi sono i primi medici italiani a poter chiedere una certificazione ufficiale per le loro competenze specialistiche. È il risultato di un’iniziativa dell’Associazione medici diabetologi (Amd) presentata oggi a Roma e realizzata in collaborazione con The System Academy, associazione scientifica che progetta servizi formativi finalizzati alla certificazione professionale individuale. L’Amd è la prima società scientifica in Italia ad aver ottenuto che alcune conoscenze teoriche, abilità pratiche e competenze specifiche della propria professione diventassero vere e proprie “Prassi di riferimento”, pubblicate sul sito dell’Ente italiano di normazione (Uni).

Certificare le competenze: cinque profili

Sono i cinque profili professionali per cui, da oggi, i diabetologi italiani potranno chiedere di essere “certificati”:

  1. medico diabetologo esperto nella gestione della tecnologia avanzata nella cura delle persone con diabete;
  2. medico diabetologo esperto in gestione delle complicanze cardiovascolari in pazienti con diabete di tipo 2;
  3. medico diabetologo esperto in gravidanza e diabete;
  4. medico diabetologo esperto educatore in diabetologia;
  5. medico diabetologo esperto e competente in piede diabetico.

“Il certificato può essere rilasciato a fronte di una verifica finale dell’effettiva acquisizione della competenza, effettuata da esperti del settore, possibilmente al termine di un percorso formativo adeguato che presenti uno schema di progettazione rispettoso di un sistema basato sulla qualità del programma e sulla tracciabilità di tutte le attività”, spiega Augusto Zaninelli, presidente di The System Academy.

Documentare la qualità

“Il percorso di certificazione che abbiamo sviluppato – spiega Domenico Mannino, presidente dell’Amd – ha l’obiettivo finale di fornire ai pazienti, in modo ancora più puntuale, un’assistenza efficace e di qualità. Dopo aver presentato un curriculum ad hoc, aver dimostrato di avere i requisiti per accedere a un esame e dopo aver superato l’esame stesso, il medico candidato ottiene un certificato che attesta una sua specifica capacità, ad esempio nella gestione del diabete in gravidanza o del piede diabetico. La certificazione, del tutto volontaria – sottolinea Mannino – non va ad influenzare l’aggiornamento che il professionista medico deve perseguire attraverso la formazione obbligatoria, ma registra una competenza maturata con l’esperienza professionale”.

“Dare il buon esempio”

Le “prassi di riferimento” costituiscono le basi del percorso di certificazione. “La Prassi di riferimento sviluppata in collaborazione con Amd e The System Academy è la prima riguardante profili professionali del mondo della salute, in Italia e a livello europeo”, spiega Elena Mocchio, responsabile Divisione Innovazione di Uni. “Fare normazione significa studiare, elaborare, approvare e pubblicare documenti di applicazione volontaria – norme, specifiche tecniche, rapporti tecnici e prassi di riferimento – che definiscono come ‘fare bene le cose’ e ‘dare il buon esempio’, garantendo prestazioni certe, sicurezza, qualità di prodotti, servizi, persone e organizzazioni, in tutti i settori. Scopo della normazione – sottolinea ancora Mocchio – è contribuire al miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia del sistema socio-economico, fornendo strumenti di supporto all’innovazione e alla tutela degli utenti, in questo caso i pazienti”.

Il parere positivo del ministero della Salute

I vantaggi di certificare le competenze dei professionisti sanitari li descrive Filippo Trifiletti, direttore generale di Accredia : “La certificazione alle professioni specialistiche del settore medico sanitario fornisce ampie garanzie al mercato, al sistema sanitario pubblico e privato, e ai pazienti, senza dimenticare che potrebbe contribuire a ridurre i premi assicurativi, visto che la certificazione contribuisce alla riduzione del rischio. L’ambito sanitario è ovviamente uno dei settori più regolamentati, quindi l’avvio di questo percorso volontario di qualificazione non può che rappresentare un precedente di particolare valore, specie considerando il parere positivo espresso dal ministero della Salute”.

Oltre le conoscenze cliniche

Nicoletta Musacchio, presidente della Fondazione Amd sottolinea quanto sia importante guardare oltre le conoscenze cliniche: ““Per produrre risultati di salute queste non bastano più, ma servono anche quelle educative, di comunicazione al paziente, di team building, etc. Amd ha identificato attività, conoscenze e competenze prioritarie del diabetologo, quelle più utili nel soddisfare il bisogno di salute della persona con diabete, che sono diventate la ‘stella polare’, dal punto di vista culturale, della Prassi di Riferimento sui profili professionali esperti in diabetologia. Oggi è questa la direzione. Anche le grandi realtà ospedaliere, in conformità al nuovo contratto della Dirigenza medica, stanno adottando – conclude Musacchio – un modello di valutazione dei professionisti sanitari sulla base di competenze miste”.