Riannodare i fili o tagliarli, Speranza sceglie la continuità

Se la stipula del Patto tra il governo Conte-bis e gli enti regionali non avviene entro l’approvazione della legge di bilancio, è alto il rischio che finiscano altrove i 3,5 miliardi di risorse aggiuntive messe a disposizione del Fondo sanitario nazionale dal vecchio governo. *Dal numero 172 del magazine

Politica sanitaria

Quando cade un governo – e un altro ne nasce – bilanciare il desiderio di continuità dell’azione politica e amministrativa con il suo contrario è un esercizio non facile per qualunque cittadino, professionista o impresa, indipendentemente da convinzioni e interessi specifici. Comunque la si pensi, per quanto impopolari, sgradevoli, sbagliate siano apparse le scelte dell’esecutivo uscente, occorre sempre soppesarle rispetto alla quasi certezza di paralisi e rallentamenti che seguono i primi, i secondi e anche i terzi passi di un governo che si insedia.

Riannodare i fili del patto per la salute

Nel caso della sanità pubblica, invece, non c’è alcun dubbio che occorra immediatamente riannodare i fili del Patto per la Salute, disegnato tra fine primavera e inizio estate dalla ex ministra Giulia Grillo, dopo un confronto con gli stakeholder pubblici e privati e qualche prova di intesa con le Regioni italiane. Come spiega molto bene Nino Cartabellotta, nell’intervista pubblicata nella sezione politica del numero 172 di AboutPharma, se la stipula del Patto tra il governo Conte-bis e gli enti regionali non avviene entro l’approvazione della legge di bilancio (tradizionalmente fine dicembre), è davvero molto alto il rischio che finiscano altrove i 3,5 miliardi di risorse aggiuntive messe a disposizione del Fondo sanitario nazionale dal vecchio governo.

Soldi, beninteso, che servono come il pane e che sono comunque “parva materia” rispetto alle necessità di cassa del Ssn cui, peraltro, sempre nelle stime del presidente della Fondazione Gimbe, negli ultimi dieci anni sono stati sottratti ben 10 miliardi di euro.

In difesa dell’universalismo

Tali timori, tuttavia, potrebbero svanire da un momento all’altro a leggere le intenzioni dichiarate del ministero di Lungotevere Ripa, retto ora da Roberto Speranza. Ispirate a una pervicace difesa dell’universalismo e alla lotta alle disuguaglianze, queste prevedono: 1) l’immediata ripartenza del confronto con le Regioni; 2) la conferma dei 3,5 miliardi a favore del Fsn nel biennio 2020-2021; 3) l’abolizione del superticket sulle prestazioni specialistiche (misura questa invero poco rilevante, sempre secondo Fondazione Gimbe). Non è più prevista invece la clausola di salvaguardia finanziaria e introduce maggiore flessibilità per i tetti di spesa relativi al personale.

Nessun disallineamento, inoltre, si ipotizza rispetto alle ipotesi di governance della farmaceutica e dei dispositivi medici, avanzate da Giulia Grillo &C. che  – a dirla tutta – non avevano mai raccolto la simpatia dei produttori di medicinali e device, come raccontato più volte dal nostro magazine nei mesi precedenti. Farà anche piacere sapere che è intenzione (anche) di questo governo riformare i principali organi collegati al ministero della Salute, ovvero Aifa, Iss e Agenas, con l’idea di semplificarli, snellirli quantomeno nelle funzioni che tendono qua e là a sovrapporsi.

In attesa della manovra

Sì, tutto questo a cittadini, professionisti della salute e imprese farà certamente piacere saperlo. Ma il callo agli slogan, alle buone intenzioni annunciate e che tali restano, in Italia, l’hanno fatto pure i bambini. Il banco di prova, come sempre, sarà la manovra finanziaria con i suoi fatali emendamenti. Prima di allora ogni dichiarazione è vana ma fingiamo di credervi. E ne parliamo.