Gimbe: “Nella nota di aggiornamento al Def nessun rilancio dei finanziamenti alla sanità”

Un'analisi della fondazione documenta il mancato rilancio del finanziamento pubblico a sostegno del Servizio sanitario nazionale, all'interno delle modifiche al documento di economia e finanza del governo. "Manca un forte segnale di discontinuità" ha commentato Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe

Sanità

Cambiano i governi ma la musica per la sanità pubblica è sempre la stessa. Secondo l’analisi di Fondazione Gimbe, la nota di aggiornamento al Def non garantirebbe quella spinta necessaria per rilanciare il Servizio sanitario nazionale. L’annunciato “piano straordinario” di assunzioni di medici e infermieri previsto dal programma di governo, infatti, diventa un “ordinario proseguimento” di assunzioni e stabilizzazioni per coprire le carenze del personale.

In questo modo, si legge in una nota diffusa dall’associazione, si conferma la linea di tutti i precedenti governi e l’eventuale ripresa dell’economia non determinerà alcun rilancio del finanziamento della sanità pubblica. In conseguenza di ciò, e alla vigilia della discussione della legge di bilancio 2020, Fondazione Gimbe ha proposto un’analisi indipendente della nota di aggiornamento (NaDef).

Servizio sanitario nazionale da tutelare

“Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) – prosegue la nota – rappresenta un patrimonio da tutelare e rafforzare intervenendo anche per ridurre disuguaglianze crescenti. Occorre consolidare la natura universalistica del servizio sanitario nazionale e il ruolo cruciale della sanità pubblica nell’assicurare a tutti i cittadini il pieno diritto ad accedere ai migliori servizi per la salute”.

“A fronte di queste premesse – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – dopo dieci anni di saccheggio che hanno sottratto alla sanità pubblica oltre 37 miliardi di euro, dalla NaDef 2019 era lecito aspettarsi un forte segnale di discontinuità. Invece, i numeri sono inequivocabili: nessun rilancio del finanziamento pubblico che, nella migliore delle ipotesi, per il 2020-2021 aumenterà dei 3,5 miliardi già assegnati dalla scorsa Legge di Bilancio, pericolosamente legati al nuovo Patto per la Salute, ancora sul tavolo di Governo e Regioni”.

L’analisi di Gimbe

Revisione delle stime finanziarie

  • La NaDef 2019 stima una crescita del Pil del 2% nel 2020 che raggiunge il 2,7% nel 2021 per poi flettere al 2,6% nel 2022, ma contiene l’aumento percentuale della spesa sanitaria all’1,7% nel 2020, 1,2% nel 2021 e 1,4% nel 2022. Questo primo dato conferma che la crescita della spesa sanitaria nel triennio 2020-2022 rimane sempre inferiore a quella stimata per il Pil nominale: -0,3% nel 2020, -1,5% nel 2021 e -0,8% nel 2022. Peraltro, considerato che l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo, la restrizione in termini di spesa reale è ancora più marcata.
  • Rispetto al Def 2019, la NaDef 2019 aumenta il rapporto spesa sanitaria/Pil solo di un misero 0,1% nel 2022 riallineandolo al 6,5% del 2021. Nessuna inversione di tendenza dunque e, soprattutto, nessuna traccia della proposta “Quota 10” del Partito Democratico, ovvero “10 miliardi di risorse aggiuntive nei prossimi 3 anni”.
  • Le stime della spesa sanitaria aumentano rispetto al Def 2019: 120.596 milioni per il 2020 (+ 643 milioni), 122.003 per il 2021 (+ 645 milioni) e  123.696 per il 2022 (+644 milioni), ma si rileva un anomalo incremento di 3,150 miliardi (+ 2,7%) dal 2018 al 2019: da € 115.410 milioni certificati nel 2018 dalla Ragioneria Generale dello Stato ai 118.560 stimati dalla NaDef per il 2019.

I conti non tornano

Relativamente a quest’ultimo punto, Cartabellotta afferma: «considerato che il deficit ante-coperture nel 2018 ammonta a 1.200 milioni di euro e che il finanziamento pubblico aggiuntivo nel 2019 è pari a 1 miliardo, si tratta di un via libera per le Regioni a spendere in libertà nei prossimi mesi aumentando il deficit? Oppure è una sofisticata mossa contabile?». Parallelamente, non tornano i conti rispetto all’incremento del finanziamento pubblico previsto dall’ultima Legge di Bilancio: nel 2020 l’aumento stimato della spesa sanitaria è di soli 645 milioni (invece che 2.000) e nel 2021 di  645 (invece che 1.500).

 Azioni e contraddizioni

Se da un lato – conclude la nota – si riconosce la volontà di attenuare le disuguaglianze in termini di accesso ai servizi e di variabilità regionale garantendo l’erogazione dei Lea in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, dall’altro il Programma di Governo intende proseguire nel processo di autonomia differenziata, che realisticamente aumenterà proprio le diseguaglianze.

Si propone di “aumentare l’attenzione per la promozione e la prevenzione della salute” senza azioni correlate né risorse dedicate. «Inoltre – commenta il Cartabellotta – è anacronistico affermare che bisogna “prepararsi ai cambiamenti derivanti dal progresso scientifico e tecnologico”, ignorando il ritardo decennale nell’adozione di tecnologie innovative, prima tra tutte la telemedicina non ancora inclusa nei Lea».

Rispetto alla compartecipazione della spesa sanitaria, la NaDef ripropone la progressiva rivisitazione dell’attuale sistema aggravato dall’introduzione del superticket la cui abolizione è obiettivo prioritario per il ministro Speranza, ma paradossalmente l’iniquo balzello potrebbe essere scaricato sul fondo sanitario nazionale».

Un piano “ordinario”

Dulcis in fundo puntualizza Cartabellotta «il “piano straordinario” di assunzioni di medici e infermieri annunciato dal programma di governo si è ridimensionato in un “ordinario proseguimento” dei processi di assunzione e stabilizzazione per coprire le carenze di personale».

«Il Governo Conte bis – conclude Cartabellotta – con la Nadef conferma la linea dei precedenti esecutivi perdendo la prima vera occasione per confermare che il rafforzamento del Ssn annunciato nel programma di governo rappresenta una reale priorità politica. Infatti, la mancata inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/pil dimostra che l’eventuale ripresa dell’economia non determinerà alcun rilancio del finanziamento pubblico della sanità nel prossimo triennio».