Ge Healthcare, al via nuove partnership per lo sviluppo di traccianti Pet

Avviate iniziative con diverse aziende per lo sviluppo di traccianti specifici con tomografia ad emissione di positroni allo scopo di predire e monitorare meglio la risposta individuale dei pazienti alle immunoterapie

Migliorare il monitoraggio della risposta dei pazienti alle immunoterapie. È questo l’obiettivo di Ge Healthcare che ha avviato una serie di collaborazioni con aziende e istituzioni accademiche per lo sviluppo di un portafoglio di traccianti Pet (tomografia ad emissione di positroni).

Attualmente una media compresa tra il 20 e il 40 % di pazienti risponde alle immunoterapie, e l’idoneità del paziente per un’immunoterapia viene determinata prelevando un numero limitato di campioni di tessuto di un tumore.

Il vantaggio dell’utilizzo di traccianti Pet

Con lo sviluppo di questi traccianti Pet, che analizzeranno i meccanismi immunitari in tempo reale, l’obiettivo è fornire ai medici una comprensione più completa dell’intero ambiente tumorale e della sua eterogeneità, consentendo così una selezione più efficace e più rapida delle terapie oltre che un monitoraggio più accurato della loro efficacia.

Il portafoglio di molecole contiene una varietà di traccianti che vanno ad evidenziare biomarcatori specifici associati sia al tumore stesso che alla presenza e allo stato di cellule T, una sottopopolazione di globuli bianchi che tipicamente combattono il cancro.

Le partnership di Ge healthcare

Ecco le partnership realizzate da Ge healthcare: con una società americana Indi molecular per lo sviluppo di un marker per cd8 T-cell, con la svedese affibody imaging per lo sviluppo di un marker cellulare dell’espressione di Pdl-1 e con la società australiana AdAlta per lo sviluppo di un marker di attivazione Granzyme-B nelle T-Cells.

Una volta dimostrata l’efficacia di questi biomarcatori mediante uno studio Poc (proof of concept), la traslazione nella pratica clinica di questi traccianti contribuirebbe inizialmente a migliorare la percentuale di successo e l’efficacia degli studi clinici di immunoterapia, consentendo una stratificazione più accurata delle coorti di pazienti e, di conseguenza, aumentando la velocità dell’immissione sul mercato delle immunoterapie.

“Sappiamo che le immunoterapie possono trasformare la vita dei pazienti quando sono efficaci. Tuttavia, a causa del basso tasso di risposta dei pazienti, della possibilità che si verifichino gravi effetti avversi e degli alti costi, c’è un bisogno di migliorare in modo significativo il modo in cui prevediamo l’efficacia di un’immunoterapia,” dichiara Sanka Thiru, Global product leader, molecular imaging oncology del business pharmaceutical diagnostics di Ge healthcare. “Se riusciamo a farlo in modo accurato e in una fase iniziale del percorso del paziente, possiamo evitare del tutto uno specifico ciclo di trattamento o passare prima ad una terapia alternativa più appropriata”.