Indagine del ministero sui prodotti di origine animale, 99% di conformità

Stando al report Pnr 2019, lo scorso anno sono stati analizzati 26377 campioni e solo nello 0,1% dei casi sono state trovate sostanze vietate o contaminanti ambientali. Rimangono però forti criticità nel sistema di rendicontazione e raccolta dati

Tutto bene dalle parti di Lungotevere di Ripa, l’indagine del ministero sui prodotti di origine animale ha dato ottimi risultati. Secondo il report annuale del “Piano nazionale residui” (Pnr) stilato dal dicastero di Roberto Speranza il 99,9% dei prodotti analizzati è conforme. Solo nello 0,1% dei casi sono state trovate sostanze vietate o contaminanti ambientali.

Il Pnr

L’indagine del ministero serve a ricercare le sostanze farmacologicamente attive autorizzate nei medicinali veterinari o, al contrario, prodotti potenzialmente tossici. Nel 2018 sono stati analizzati 26377 campioni di cui il 41,8% per valutare sostanze ad effetto anabolizzante e sostanze non autorizzate, mentre il 67,2% per i medicinali veterinari e agenti contaminanti.

Il problema sono sempre gli antibiotici

Dai dati emerge che la maggior parte delle non conformità si riferisce al superamento dei limiti massimi di residui per le sostanze antibiotiche. Seguono, con percentuali notevolmente più basse, i coccidiostatici e i cortisonici. Per quanto riguarda i settori e le classi animali, la maggior parte delle non conformità sono riferibili a bovini, suini e volatili.

Fonte: Piano nazionale residui 2019 – ministero della Salute

 

La forbice con l’Ue

Stando a un grafico pubblicato sul rapporto, l’Italia presenta un numero di non conformità decisamente minore rispetto alla media europea. Se dal 2008 al 2012 la differenza non era particolarmente significativa, da sette anni a questa parte lo scollamento è stato più evidente. Il fenomeno è dovuto sia alla diminuzione tendenziale delle non conformità in Italia, sia, invece, l’aumento dei casi in Europa.

Fonte: Piano nazionale residui 2019 – ministero della Salute

Le criticità del rilevamento

Nonostante i buoni risultati, il report rileva delle criticità. Il 2018 è stato il primo anno di rendicontazione con il nuovo sistema di raccolta dati chiamato Standard sample description 2.0 (Ssd2), adottato per assolvere al debito informativo nei confronti della Commissione europea e di Efsa. Il nuovo formato permette di acquisire informazioni di dettaglio in merito al campionamento e all’analisi in modo tale da permettere una visione più completa delle attività, ma per consentire la transizione nelle nuove modalità del data collection, è stato necessario apportare delle modifiche ai sistemi informativi centrali e locali già esistenti. Nonostante ciò rimangono ancora delle perplessità sul processo.

Numeri di campionamento inferiori alle attese

La criticità principale riscontrata è relativa al mancato raggiungimento degli obiettivi comunitari per la selvaggina cacciata e per i volatili da cortile. Per queste categorie il numero di campioni prelevati è inferiore rispetto al numero minimo dei campioni richiesto dalle norme. Inoltre, non si è raggiunto il raggiungimento degli obiettivi per tutti i settori produttivi, tranne che per il latte e la selvaggina allevata. Ciò, secondo gli esperti, dipende soprattutto dal differente criterio di conteggio adottato dal formato Ssd2 e da Efsa per la reportistica delle attività, rispetto ai criteri adottati in passato per la reportistica del vecchio sistema Nsis.

Errori nell’inserimento dati

C’è infine un altro problema: l’inserimento dati. Sono stati riscontrati infatti molti errori di inserimento del dato, in particolare di quello analitico, che in alcuni casi potrebbero pregiudicare la trasmissione verso Efsa.

 

Clicca qui per richiedere la rivista