Congresso Sihta, Ricciardi: “Non c’è innovazione senza politici lungimiranti”

L'ex numero uno dell'Iss critica la mancanza di esperienza di alcuni politici in ottica di innovazione tecnologica del Paese: "Se vengono scaraventate in posizioni politiche rilevanti persone che non hanno mai avuto esperienze importanti diventa difficile gestire strutture complesse"

Al congresso Sihta (Società italiana di Health technology assessment) di Palazzo Lombardia, iniziato il 10 ottobre e che si concluderà l’11, Walter Ricciardi, fresco di nomina a presidente del Mission board on cancer dell’Ue, parla di innovazione, ma avverte la classe politica. Bisogna essere lungimiranti, altrimenti il rischio di rimanere indietro è dietro l’angolo.

Lungimiranza

“L’innovazione dirompente altera, spiazza ed elimina i vecchi sistemi e introduce nuove modalità. Il problema è che non tutte le innovazioni possono essere introdotte per la scarsità di risorse”. Il docente ha ricordato come nel 2012 il Parlamento europeo abbia creato un panel di esperti sull’innovazione nella salute, di cui era membro, che ha poi prodotto delle raccomandazioni nel 2016 destinate agli Stati membri. Fra queste, Ricciardi ha ricordato la necessità di “stimolare lo sviluppo della ricerca sulla innovazione dirompente, e infatti la Commissione europea ha investito 120 milioni di euro. Il contesto politico è importante – ha aggiunto Ricciardi – non si può avere un’innovazione senza politici che siano lungimiranti ed operativi. Se vengono scaraventate in posizioni politiche rilevanti persone che non hanno mai avuto esperienze importanti diventa difficile gestire strutture complesse”.

I costi della genomica

“Dal 2000 ad oggi i costi delle analisi genomiche sono stati abbattuti di 100 mila volte. Tutto questo – ha detto Bruno Dallapiccola, direttore scientifico Irccs Bambino Gesù, responsabile del progetto Orphanet – ha permesso di scoprire nuove malattie. Lo sviluppo tecnologico ha permesso la diffusione della filosofia della medicina di precisione, con “la quale avviene il passaggio dal concetto di care, curare, al concetto di cure, cioè guarire una malattia”. Questo cambiamento impone, secondo il professore, una riflessione etica: “Bisogna calmierare i costi delle terapie innovative e promuovere la ricerca dal momento che ancora viene vista come un costo. C’è da superare diseguaglianze nella diagnosi e nel trattamento a livello territoriale specie dei malati rari. Infine bisogna vigilare affinché si coniughi la speranza nelle innovazioni al rigore della corretta informazione all’opinione pubblica”.

Accessibilità alle cure

Chi ha sottolineato l’esigenza di rendere accessibile l’innovazione è stato Luca Pani, ex Dg Aifa e ordinario di Farmacologia all’Università di Modena e Reggio Emilia. “Quest’anno ho coordinato un gruppo mondiale sui nuovi payment model e abbiamo rilevato che in Italia viviamo in un Eldorado. Per esempio negli Stati Uniti non tutti gli assicuratori rimborsano molte terapie innovative come le Car-t. Sarebbe piuttosto importante avere una Hta europea, ma temo ci siano delle resistenze da parte di alcuni Stati membri. Dobbiamo mettere insieme tutte le leadership per arrivare a una soluzione perché altrimenti il rischio è che i pazienti non avranno accesso a prodotti innovativi ma al momento difficilmente sostenibili. Questo non è un problema solo per i malati e le loro famiglie. È un problema di tutti”.