Gilead, premiati 53 progetti di associazioni ed enti di ricerca

Assegnati i riconoscimenti, per un totale di un milione e mezzo di euro, previsti dai due bandi promossi dall’azienda (Fellowship Program e Community Award Program) per il nono anno consecutivo. Presentata anche un’indagine sulla gestione “digitale” dei tumori

gilead

Gilead premia 53 progetti di ricercatori e associazioni di pazienti con oltre un milione e mezzo di euro. È il bilancio dell’edizione 2019 dei bandi promossi dall’azienda in tre ambiti: infettivologia, epatologia e oncoematologia. L’iniziativa, giunta alla nona edizione, ha sostenuto in questi anni circa 400 progetti con un finanziamento complessivo di oltre dieci milioni di euro.

I ricercatori

Il bando Fellowship Program è rivolto ai ricercatori. Seleziona e premia le migliori e più innovative progettualità in ambito medico-scientifico che dimostrino ricadute positive su qualità di vita, outcome clinici e assistenza terapeutica del paziente. Quest’anno sono stati premiati da questo bando 35 progetti (consulta qui l’elenco dei vincitori, ndr).

Le associazioni

Alle Associazioni pazienti è invece dedicato il bando “Community Award Program”, attivo dal 2012. Un’iniziativa unica in Italia con cui Gilead seleziona e sostiene la realizzazione di progetti e iniziative innovative a utilità diffusa che impattino positivamente sulla qualità di vita del paziente. Sono 18 i premiati di questa edizione (l’elenco qui, ndr).

Premi speciali per l’etica

Sono stati assegnati anche quattro “premi speciali per l’etica”, dedicati all’infettivologo “Mauro Moroni”. Si tratta di progetti (qui i vincitori, ndr) che prevedono un’ottima gestione di problematiche di natura etico-giuridica tra cui il trattamento dei dati personali, il coinvolgimento di minorenni o la discriminazione di genere tra il personale di ricerca.

Promuovere l’innovazione

“Non posso nascondere l’orgoglio per il sostegno e la collaborazione che da nove anni Gilead, attraverso i due Bandi, riserva alla ricerca e alle associazioni del nostro Paese – sottolinea Valentino Confalone, vicepresidente e general manager di Gilead Italia – Condividiamo tutti uno stesso obiettivo, quello di migliorare la qualità di vita e la salute dei pazienti. Per raggiungerlo crediamo che non vi sia altra strada se non quella dell’innovazione. Noi ci impegniamo in quella terapeutica ma attraverso i due bandi vogliamo promuovere anche quella che sostiene l’ambito medico-scientifico, sociale e assistenziale”.

Il digitale nella vita dei pazienti oncologici

In occasione della premiazione, che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano, sono stati presentati i risultati di un’indagine condotta all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano su un campione di 537 pazienti oncologici coinvolti attraverso Aimac (Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici). Una ricerca realizzata allo scopo di comprendere l’impatto dell’innovazione digitale sulla gestione della malattia oncologica.

Secondo l’indagine, un paziente oncologico su tre utilizza almeno una app dedicata alla salute, ma circa 7 su 10 le ritengono strumenti utili per capire il proprio stato di salute e migliorare l’aderenza al trattamento. Sei su 10 utilizzano strumenti avanzati di comunicazione nel rapporto con il medico (WhatsApp e mail in testa). Internet è un punto di riferimento per 3 malati su 4 e Google è lo strumento più utilizzato per la ricerca di informazioni ma sono poi i siti web istituzionali e le online communities a riscuotere maggior affidabilità. Molto meno credito hanno social network e YouTube. E i medici? Non sembrano governare questo fenomeno: appena il 5% dei pazienti ha ricevuto dal proprio oncologo un consiglio su dove approfondire tematiche legate alla propria salute e il 3% suggerimenti sulle app.