Prezzi dei farmaci troppo alti, gli Stati si alleano contro il rincaro

Nove Paesi europei hanno deciso di creare un database per condividere una serie di informazioni e avere più margini per le negoziazioni. Ma questa prassi non è nuova, soprattutto in Sud America dove i governi, da anni, agiscono tutti insieme

I prezzi dei farmaci sono troppo alti e così molti Stati, da tempo, stanno pensando di fare fronte comune contro i listini esorbitanti di alcune terapie. Di recente nove Paesi europei hanno deciso di mettere insieme i propri database per migliorare la negoziazione con le case farmaceutiche.

I nove

Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Irlanda, Portogallo, Lituania, Svizzera, Norvegia sono i promotori di questa iniziativa. Creeranno un database comune per monitorare le cure per le malattie rare e alcune tipologie di tumori per mettere a frutto una sinergia e contrastare il caro prezzi. Il progetto si chiama International horizon scanning initiative (Ihsi).

Non un caso isolato, l’esempio del Sud America

Ma non è una cosa nuova. Nell’America Latina questa è una prassi datata. AboutPharma ne ha parlato a settembre 2019 citando alcuni progetti di respiro internazionale che muovono verso uno sforzo maggiore nella negoziazione con le aziende farmaceutiche. Da qualche anno Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e gli altri 29 Stati membri dell’Organizzazione panamericana per la salute (Paho) gestiscono insieme la negoziazione dei prezzi dei medicinali. Secondo James Fitzgerald, direttore del dipartimento dei sistemi e servizi di healthcare della Paho, stando a un’intervista rilasciata di recente al sito di informazione americano Pink Sheet, la negoziazione multi-stato aiuterebbe i Paesi in via di sviluppo ad accedere a farmaci altamente costosi.

I Paesi andini tra il 2002 e il 2003 hanno negoziato prezzi più favorevoli per alcuni antiretrovirali, così come il Comisca (concilio dei ministeri della salute del Centro America) ha condotto una serie di negoziazioni congiunte. Nel 2015 il Mercosur (all’epoca ancora con il Venezuela), insieme a Cile, Perù e Suriname è riuscito a ridurre il costo di darunavir (anti-Hiv) mentre nel 2017 è stata la volta di medicinali anti epatite C (con un risparmio di circa 21 milioni di dollari) come sofosbuvir e daclatasvir. Sempre due anni fa, dando uno sguardo al sito del governo brasiliano, nella lista dei prezzi scontati apparivano anche quelli relativi a trastuzumab e rituximab con uno sconto tra il 50 e l’80%.

Altri esempi europei

Come accennato all’inizio dell’articolo, da questa parte dell’oceano qualche timido tentativo di muoversi in questa direzione c’è e c’è stato anche in passato. Ogni iniziativa, però, è rimasta vincolata alla volontà di piccoli gruppi di Stati, senza un coordinamento dall’alto da parte dell’Unione europea. Nel 2015 Belgio, Lussemburgo e Olanda hanno provato a mettersi dalla stessa parte per aumentare la propria capacità di contrattazione (il cosiddetto progetto Beneluxa). Di lì a poco l’esempio è stato seguito anche da Austria e Irlanda che hanno sottoscritto (rispettivamente 2016 e nel 2018) il medesimo trattato. In queste condizioni gli Stati sono riusciti ad avere grossi sconti per farmaci contro l’esoftalmia, l’Hcv e alcuni tumori.

Nel giro di qualche anno in tutto il continente sono nate piccole alleanze tra Stati per trovare una soluzione alla sostenibilità dei propri servizi sanitari nazionali. Per il centro-est Europa c’è la Polonia che guida una piccola pattuglia comprendente Ungheria, Slovacchia e Lituania. In Scandinavia c’è la Finose con Norvegia, Finlandia e Svezia, nata con l’obiettivo di assicurare prezzi accessibili e monitorare attentamente la distribuzione dei medicinali. Per i Paesi del sud, invece, ci sono gli Stati che hanno sottoscritto la cosiddetta Dichiarazione di La Valletta. Tra questi l’Italia.

La Dichiarazione di La Valletta

Il primo passo verso un nuovo sistema di negoziazione è stato voluto dall’Italia con il precedente ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha spinto verso quella che è conosciuta come la Dichiarazione di La Valletta. Nel 2017 si sono messi insieme Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro e Malta per sottoscrivere un accordo grazie al quale sarebbe stato più semplice accedere a farmaci innovativi a prezzi ribassati. L’8 maggio di due anni fa è avvenuta la firma proprio a La Valletta. Poco dopo si sono unite anche Romania, Irlanda, Slovenia e Croazia. Stando al documento firmato dai rispettivi ministri per la salute, l’impegno era di concertare le decisioni da mettere in campo. In particolare di condividere le informazioni, identificare best practice e vagliare nuove terapie innovative.

A luglio 2019 è avvenuto un nuovo incontro del comitato tecnico nella capitale maltese e in quell’occasione il ministro della salute ospite Chris Fearne ha messo a fuoco un tema cruciale: “Mentre l’industria è al corrente di tutte le informazioni che ci riguardano, noi ci basiamo sullo scambio internazionale, ci €fidiamo l’uno dell’altro. Per questo dobbiamo sederci insieme per avere una posizione più forte e con più potere negoziale”. Il collega greco, Andreas Ksanthos, nel 2017, si era spinto oltre. “Le aziende farmaceutiche devono capire che limitare i propri pro€fitti e negoziare un prezzo socialmente accettabile a livello nazionale e transnazionale è l’unica via”.

Il vero potere è l’informazione

Al giorno d’oggi chi “sa” domina il mercato. Non sono i soldi a far girare l’economia, ma la quantità di informazioni che si ha disposizione e la capacità di sfruttarle a proprio vantaggio. Come ha ricordato Loredano Giorni (membro del Cpr di Aifa) su AboutPharma di luglio/agosto 2019, “la concorrenza è l’unico vero regolatore dei listini. In questo modo si permette agli Stati di conoscere le politiche negoziali nei confronti dell’industria”. La condivisione dei dati è uno degli elementi fondanti delle intese tra governi. L’industria non vede di buon occhio la messa in piazza dei termini degli accordi perché teme una restrizione dei margini di manovra del proprio business.

A tal proposito l’Oms ha realizzato già dal 2009 un portale online per la comparazione dei prezzi tra i Paesi facenti parte del Wpro (l’area dei Paesi aderenti all’Organizzazione mondiale della sanità che affacciano sul Pacifi€co, più la Mongolia). Si chiama Piemeds (Price information exchange for medicines). All’epoca, durante il progetto pilota, i farmaci inseriti erano quaranta fi€no ad arrivare a seimila nel 2017 coprendo in sostanza la lista delle terapie essenziali voluta dall’Oms. La piattaforma punta a promuovere la trasparenza dei prezzi per migliorare l’accesso alle terapie (compresi i farmaci ad alto costo) e contiene i dati che i Paesi aderenti al Wpro pubblicano su base volontaria.