Lotta alla peste suina africana, continua l’alleanza Italia-Cina

Un ultimo incontro a Perugia tra le parti ha suggellato ulteriormente la partnership. Intanto l'Efsa rende note alcune sue valutazioni sullo stato dell'arte in alcuni Paesi europei proponendo una serie di azioni per il monitoraggio delle popolazioni di cinghiali e suini domestici

Positiva la visita a Perugia del viceministro dell’Agricoltura cinese Yu Kangzhen che lo scorso venerdì 25 ottobre ha incontrato i vertici e gli esperti del Centro di referenza nazionale per lo studio delle malattie da asfivirus e pestivirus, in ottica di lotta alla peste suina africana. L’incontro è avvenuto nella sede perugina dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche (Izsum).

Incontri tecnici e politici per la lotta alla peste suina africana

Ultimo di una serie di incontri a livello tecnico e politico, il confronto di Perugia è stata l’occasione per presentare ed approfondire le misure di prevenzione e controllo messe in atto dall’Italia. Soprattutto per contenere la peste suina africana in Sardegna e per scongiurare l’ingresso della malattia nella penisola anche dai Paesi dell’est europeo. “La Cina – ha dichiarato il viceministro – si trova per la prima volta a fronteggiare la peste suina africana ed è pronta a far tesoro dell’esperienza e del supporto scientifico di chi ha già maturato una lunga esperienza in questo settore”. In quest’ottica Kangzhen ha ribadito che la sua visita in Italia è il primo passo concreto verso l’avvio di una collaborazione scientifica con l’Italia e con l’Istituto.

Il punto della situazione secondo l’Efsa

Sul fronte della patologia, intanto, l’Autorità per la sicurezza alimentare dell’Ue, l’Efsa, ha portato avanti una serie di indagini. Su richiesta della Commissione europea, l’Efsa ha valutato la possibilità di propagazione tra i nove Paesi non colpiti dalla malattia: Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Kosovo, Montenegro, Macedonia settentrionale, Slovenia e Serbia. Va aggiunto, comunque, che quest’ultimo Stato ha segnalato casi della malattia mentre l’indagine era in corso. L’agenzia ha concluso che le probabilità di diffusione della malattia in tali Paesi entro un anno dall’introduzione sono molto elevate (tra il 66 e il 100%). Tuttavia le probabilità che la malattia si diffonda a ovest in altri Stati membri dell’Ue nello stesso lasso di tempo sono ritenute molto basse (tra lo 0 e il 15%).

Le misure di controllo

Le misure di controllo, in vigore nell’Unione europea dal 2014, dovrebbero continuare a essere incentrate sull’importanza della diagnosi precoce e sulla preparazione, afferma l’Efsa. Nello specifico l’agenzia raccomanda almeno sei azioni. La prima è una rigorosa sorveglianza sulle popolazioni di cinghiali selvatici e suini domestici. La seconda è quella di limitare l’accesso ai cinghiali selvatici al cibo e di ridurre il numero di capi mediante la caccia. Una terza riguarda la sensibilizzazione dei viaggiatori, cacciatori e allevato per evitare la diffusione a causa della circolazione delle persone. Il quarto punto prevede una collaborazione internazionale tra le parti interessate, mentre l’ultima ha a che fare con l’attività di formazione di ufficiali veterinari e altre figure competenti.

 

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