Abbvie in Italia: negli ultimi otto anni investiti 130 milioni

L’azienda scommette sulla produzione nel nostro Paese, potenziando lo stabilimento di Campoverde di Aprilia (Latina). Anche per supportare l’arrivo sul mercato di nuovi farmaci per il trattamento di alcune malattie croniche infiammatorie autoimmuni

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Abbvie continua a scommettere sulla produzione made in Italy. Negli ultimi otto anni la multinazionale biofarmaceutica statunitense ha investito nello stabilimento di Campoverde di Aprilia (Latina) 130 milioni di euro, di cui 30 nell’ultimo anno. Per nuove linee produttive, un impianto chimico più grande e un sito industriale che in questi anni è diventato sempre più “green”. È il bilancio dell’impegno di Abbvie nel nostro Paese al centro di un incontro organizzato oggi dall’azienda nel polo produttivo laziale, dove si producono farmaci esportati in tutto il mondo per diverse aree terapeutiche, fra cui terapie innovative per malattie croniche autoimmuni, come artrite reumatoide e psoriasi.

Lo stabilimento

Costituito nel 1963 e passato con la nascita della nuova azienda biofarmaceutica nel 2013 ad Abbvie, il polo produttivo a Sud di Roma si estende su una superficie di circa 270mila metri quadrati e comprende un impianto di formulazione e confezionamento di prodotti finiti, due impianti chimici, laboratori di qualità e di innovazione/sviluppo e servizi correlati. L’80% della produzione viene esportata.

Svolta green

Lo stabilimento è stato protagonista di una svolta green.  Nonostante un aumento della produzione,  l’azienda ha realizzato un abbattimento di oltre il 50% dell’utilizzo dell’acqua di falda, l’autoproduzione di circa il 90% del fabbisogno di energia, zero rifiuti inviati in discarica e oltre l’85% destinato al riciclo. “Il sito produttivo di Campoverde utilizza con continuità le risorse con l’obiettivo di rendere lo stabilimento sempre più efficiente, competitivo e sostenibile”, commenta Daniela Toia, direttore del polo produttivo di AbbVie Italia.

Contro le malattie autoimmuni

L’azienda ha investito sull’ampliamento della capacità produttiva del sito di Campoverde, in particolare nell’immunologia, consolidando l’esperienza già maturata nella ricerca, sviluppo e produzione di un anticorpo monoclonale per il trattamento delle malattie croniche infiammatorie immuno-mediate. “L’ampliamento dell’impianto chimico e le nuove linee produttive, realizzati secondo le tecnologie più avanzate – precisa Daniela Toia – supporteranno la produzione dei nostri farmaci sulla base del piano strategico di AbbVie Global, incluse le nuove terapie per il trattamento delle malattie autoimmuni, la cui introduzione sul mercato è attesa nei prossimi mesi”.

Una governance fondata sul valore
Fabrizio Greco, amministratore delegato di Abbvie Italia, rivendica il contributo assicurato dall’azienda all’economia italiana: “In un contesto in cui le risorse sono scarse e la congiuntura economica non è favorevole – spiega Greco – AbbVie rinnova il suo impegno con un importante e crescente contributo in termini di innovazione, investimenti, export, occupazione e ricerca a beneficio dei pazienti e della sostenibilità del sistema sanitario.”. E avverto: “Solo una nuova governance di settore fondata sul valore delle terapie e sul loro rapido accesso da parte dei pazienti potrà però consentire di beneficiare pienamente del valore che le imprese basate sulla ricerca generano per i pazienti, la società e il sistema economico del nostro paese”.

Lo scenario

Sullo sfondo uno scenario in cui la filiera della salute, è stato ricordato oggi all’evento nel sito di Abbvie,  rappresenta la terza industria del Paese e incide per il 10,7% sul Pil. Il comparto farmaceutico genera 32 miliardi di valore e una crescita del 22% in 10 anni, la più alta in Italia. Un settore primo in Europa per export e che dà lavoro ad oltre 66mila addetti, di cui il 90% laureati e diplomati, con una crescita di circa 7mila posti qualificati l’anno.

Non solo, come rileva  un’analisi condotta da Doxapharma, l’industria farmaceutica piace sempre di più agli italiani grazie a ricerca, innovazione, welfare e investimenti. Secondo un’indice di Doxapharma sulla reputazione delle imprese, quelle del farmaco hanno raggiunto nel 2019 un punteggio di 73,8 su 100 (nel 2017 era di 72,2).Una crescita che vedrebbe il comparto subito dopo quelli dei prodotti per ragazzi (79,6), dell’elettronica (78,7),  dell’automotive (77,2), della grande distribuzione organizzata (76,3) e del digitale (75,7).