Evidenze scientifiche in sanità: nasce un osservatorio globale

La fondazione Gimbe lancia Globee (Global observatory on ecosystem of evidence), coinvolgendo diversi esperti a livello mondiale. L’obiettivo è un monitoraggio costante degli standard internazionali per ottimizzare il trasferimento delle evidenze al mondo della ricerca e della sanità

evidenze scientifiche in sanità

Un osservatorio globale sulle evidenze scientifiche per il futuro della ricerca e della sanità. Si chiama Globee (Global observatory on ecosystem of evidence) ed è una nuova iniziativa annunciata dalla Fondazione Gimbe. L’obiettivo è di monitorare, coinvolgendo le organizzazioni internazionali che si occupano di Evidenced-based healthcare (Ebhc), pubblicazione, implementazione e impatto degli standard internazionali per poi ottimizzare la produzione e il trasferimento delle evidenze scientifiche alla pratica professionale, ma anche alle politiche sanitarie e alle scelte dei pazienti. Globee – spiega oggi una nota di Gimbe – è stato presentato nei giorni scorsi a Taormina, in Sicilia, dove si è svolta la nona edizione della “International conference for Evidence-based healthcare teachers and developers” organizzata dalla Fondazione Gimbe. L’appuntamento ha riunito in Italia oltre 200 esperti mondiali provenienti da 33 Paesi.

Tre fattori

“Analogamente agli ecosistemi presenti in natura – ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – l’ecosistema delle evidenze scientifiche è influenzato da tre componenti: gli esseri viventi, ovvero gli innumerevoli attori della sanità e della ricerca con le loro competizioni, collaborazioni e conflitti di interesse; i fattori ambientali, ossia le determinanti sociali, culturali economiche e politiche; la componente non vivente, ovvero le evidenze scientifiche attraverso i processi di produzione, sintesi e trasferimento alle decisioni professionali e di politica sanitaria e alle scelte di cittadini e pazienti”.

Le criticità

“Al di là dei sofismi metodologici – ha ribadito Cartabellotta – il fine ultimo dell’evidence-based healthcare (EBHC) consiste nel migliorare la salute delle popolazioni, la sostenibilità dei servizi sanitari e le esperienze dei pazienti, integrando a tutti i livelli le migliori evidenze scientifiche nelle decisioni che riguardano la salute delle persone. Purtroppo, la produzione, la sintesi e il trasferimento delle evidenze scientifiche, i tre pilastri che reggono l’intero ecosistema, sono ‘erosi’ da molteplici criticità e le loro interazioni non sono ben armonizzate”. Cartabellotta, oltre a rilevare gli interessi commerciali che condizionano la ricerca, ha analizzato le criticità che oggi mettono in crisi l’intero movimento dell’Ebch secondo Gimbe:

  • Produzione delle evidenze. Dalle innumerevoli aree di incertezza dove gli studi mancano o sono di scarsa qualità e/o conflittuali agli sprechi nella conduzione e pubblicazione della ricerca, classificati in 5 aree: definizione delle priorità; disegno, conduzione e analisi; regolamentazione e gestione; accessibilità; completezza e usabilità.
  • Sintesi delle evidenze. Dalla proliferazione “epidemica” di inutili revisioni sistematiche prodotte solo per aumentare il numero di pubblicazioni, a linee guida metodologicamente inadeguate, spesso duplicate sulle stesse patologie/condizioni e incapaci di prendere in considerazione la multi-morbidità.
  • Trasferimento delle evidenze. I consistenti gap tra le migliori evidenze disponibili e pratica professionale, politiche sanitarie e scelte dei pazienti condizionano negativamente la sostenibilità dei servizi sanitari, lo stato di salute delle popolazioni e le esperienze dei pazienti. Infatti, ingenti risorse vengono sprecate per sovra-utilizzo di interventi sanitari (farmaci, test diagnostici, dispositivi) inefficaci e inappropriati, sotto-utilizzo di quelli efficaci e appropriati e inadeguato coordinamento dell’assistenza, in particolare tra ospedale e cure primarie, determinando esiti di salute non ottimali e esperienze negative dei pazienti.

Dall’analisi di queste criticità l’idea dell’osservatorio Globee. “L’obiettivo – ha spiegato Cartabellotta – è di rilevare i bisogni, tracciare la pubblicazione e monitorare implementazione e impatto di tutti gli standard internazionali finalizzati a migliorare produzione, sintesi e trasferimento delle evidenze. I più autorevoli esperti mondiali nel campo dell’Ebhc – ha concluso il presidente di Gimbe – hanno espresso grande entusiasmo e massima disponibilità a collaborare per il lancio di Globee”.