L’iter del Patto per la salute? Un’odissea che mette a rischio 3,5 miliardi

All’accordo programmatico tra Governo e Regioni sono vincolate le risorse assegnate alla sanità per il 2020-2021. La scadenza è stata prorogata al 31 dicembre, ma continua il braccio di ferro. Una cronistoria della Fondazione Gimbe segnala come siano già stati “sprecati” undici mesi

iter del patto per la salute

L’iter del Patto per la salute 2019-2021 somiglia sempre più a un’odissea e sono stati “bruciati” 11 mesi. Il rischio, ora, è che la sanità pubblica perda 3,5 miliardi, poiché all’approvazione dell’accordo programmatico tra Governo e Regioni sono vincolate le risorse assegnate dalla legge di Bilancio per il 2020-2021. A denunciarlo è in una nota la Fondazione Gimbe, che ha tracciato una cronistoria dell’iter per la stipula del nuovo Patto per la salute, la cui scadenza era inizialmente prevista entro il 31 marzo 2019 e poi rinviata al 31 dicembre.

11 mesi di confronto “sterile”

Da undici mesi di “sterile confronto istituzionale” emergono, secondo la Fondazione Gimbe, l’eterno conflitto Governo-Regioni, interessi regionali sempre più conflittuali, preoccupazione del ministero dell’Economia (Mef) per la tenuta dei conti. Per Gimbe è “tempo di mandare in soffitta uno strumento (il Patto, ndr) fallimentare di programmazione sanitaria e terreno di continuo scontro”.

Uno strumento anacronistico

“Bisogna avere l’onestà intellettuale e politica di riconoscere – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che il Patto per la Salute è uno strumento anacronistico per varie ragioni. Innanzitutto, l’arco temporale di riferimento (3 anni) è troppo breve; in secondo luogo, la sua durata reale è sempre inferiore a quanto programmato e l’obiettivo di rinnovarlo ogni tre anni viene spesso disatteso per la scadenza dei mandati elettorali; infine, non essendo di fatto sottoposto ad alcun monitoraggio, finisce per avere un impatto residuale sull’organizzazione dei servizi sanitarie sostanzialmente nullo sulla salute delle persone, perché la maggior parte delle misure concordate rimangono inattuate”.

Tre proposte

Secondo la Fondazione Gimbe, Governo e Regioni dovrebbero:

  • Siglare al più presto e senza ulteriori indugi il Patto per la Salute: i tempi sono ormai strettissimi e la posta in gioco è troppo alta;
  • Modificare l’orizzonte temporale del Patto per la Salute 2019-2021 in 2020-2022, allineandolo a quello della Legge di Bilancio 2020, al fine di assegnare anche le risorse per il 2022;
  • Avviare una riflessione costruttiva sulla necessità di una profonda revisione del Patto per la Salute, ripartendo dalla denominazione anacronistica, dai contenuti inappropriati, visto che si tratta di un contenitore di volta in volta riempito in maniera strumentale, dall’orizzonte temporale troppo breve per una adeguata programmazione sanitaria, dalle inesistenti modalità di monitoraggio e verifica.

La cronistoria

1 gennaio – 5 settembre 2019: ministro Giulia Grillo

•        13 febbraio. Le Regioni definiscono la cornice politico-istituzionale per la stesura del Patto al fine di un primo confronto con la Ministra, che tuttavia non si presenta al primo incontro ufficiale del 27 febbraio.

•        14 marzo. La Ministra invia al presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini una contro-proposta, bocciata senza appello perché giudicata “invasiva”.

•        16 aprile. Nel secondo incontro ufficiale Governo e Regioni abbandonano l’ipotesi di una cornice politico-istituzionale, dando via libera ai tavoli tecnici.

•        22 maggio. La Ministra convoca 11 gruppi di lavoro per la stesura del Patto: LEA e Piani di rientro, risorse umane, mobilità sanitaria, Enti vigilati, governance farmaceutica e dei dispositivi medici, investimenti, reti strutturali di assistenza territoriale sociosanitaria, fondi integrativi, modelli previsionali, ricerca, efficienza e appropriatezza utilizzo fattori produttivi.

•        27 maggio. La bozza del Patto finisce sotto i riflettori per la clausola di salvaguardia che rischia di vanificare le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio: le Regioni si irrigidiscono, recuperando poi la sintonia con la Ministra sulla necessità di abolire la clausola.

·         8-10 luglio. Il Ministero della Salute organizza la “Maratona Patto per la Salute”, kermesse per raccogliere le proposte di tutti gli stakeholder della sanità.

·         17 luglio. La Ministra Grillo davanti alle Commissioni Affari Sociali della Camera e Igiene e Sanità del Senato dichiara che «le interlocuzioni con Regioni e Province autonome stanno proseguendo per arrivare ad […] un Patto per la Salute che restituisca alla sanità centralità nelle politiche del Paese».

Dal 5 settembre a oggi: ministro Roberto Speranza.

·         19 settembre. Luigi Icardi, neo-coordinatore della Commissione sanità delle Regioni, dichiara che «Sul Patto abbiamo ingranato la quinta […] e siamo già al 90% del lavoro […] con l’obiettivo di portare le nostre proposte all’attenzione della Conferenza delle Regioni del 26 settembre».

·         25 settembre. Il Ministero invia alle Regioni un documento suddiviso in 15 schede tematiche, da cui viene definitivamente eliminata la clausola di salvaguardia finanziaria. Ma il Patto per la Salute non risultava tra i punti all’ordine del giorno del 26 settembre della Conferenza delle Regioni.

·         2 ottobre. Le Regioni accolgono positivamente il documento, concordando sulla volontà di chiudere il testo entro ottobre.

·         10 ottobre. Governo e Regioni stabiliscono di posticipare la scadenza per la stipula del Patto al 31 dicembre.

·         24 ottobre. Il Ministro Speranza di fronte alle Commissioni congiunte Affari Sociali della Camera e Igiene e Sanità del Senato dichiara che «Ci sono le condizioni per dare un’accelerazione nelle prossime settimane e arrivare nel più breve tempo possibile all’approvazione di questo documento strategico».

·         26 ottobre. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Fiscale che sancisce lo slittamento della stipula Patto per la Salute al 31 dicembre 2019.

·         30 ottobre. Rispetto all’impianto generale del Patto, ormai chiuso, il MEF esprime perplessità sul nuovo sistema di Piani di rientro e commissariamenti e sulla flessibilità dei tetti di spesa per il personale sanitario.

·         13 novembre. Il Ministro Speranza esclude stralci del testo da parte del MEF con cui conferma una interlocuzione positiva e costruttiva.