Chiesi Italia, avanti tutta sulla digital transformation

La società presenta gli ultimi progetti creati dai team aziendali nel corso del tradizionale Digital Breakfast. Obiettivo comune è realizzare prodotti e servizi digitali innovativi per migliorare la qualità di vita dei pazienti e l’aderenza alle terapie, creando forti connessioni con i medici e i farmacisti. *IN COLLABORAZIONE CON CHIESI

Progetti facili, utili, intuitivi e formativi. Lo smartphone si accosta alla confezione del farmaco. La fotocamera inquadra il codice QR, lo scanner “legge” i puntini e parte il video tutorial che spiega al paziente come assumere il medicinale e utilizzare il device di somministrazione in maniera corretta. Altra scena, altra app. Sempre lo smartphone indirizza il paziente a una farmacia. Qui c’è un device che “legge” il codice a barre di un farmaco scaduto, consegnato il quale si ottiene un buono per l’acquisto di prodotti nella medesima farmacia. Medicinali a domicilio? Sempre dal telefono del paziente parte la richiesta al medico che compila la ricetta e la invia alla farmacia. Da qui un biker parte per la consegna a casa del paziente. E ancora, monitorare a distanza i bambini a rischio di attacchi asmatici, valutandone anche i parametri respiratori? Si può fare con uno smartwatch.

I nuovi progetti digitali

I progetti citati hanno un nome (rispettivamente QR4Patients, FarmaEco, PharmanGo, HealthWatch) e li ha concepiti Chiesi Italia. Rappresentano gli ultimi frutti in ordine di tempo del lavoro svolto dai vari team aziendali che negli ultimi anni si stanno cimentando con la digital transformation e in un programma di open innovation denominato We Start, fortemente voluto dall’azienda per far crescere l’organizzazione aziendale coinvolgendo tutti i dipendenti (578 tra la sede e il territorio nazionale) incrociando le esperienze, sviluppandone competenze e spirito imprenditoriale. Obiettivo comune è realizzare prodotti e servizi digitali innovativi per migliorare la qualità di vita dei pazienti e l’aderenza alle terapie, creando forti connessioni con i medici e i farmacisti.

L’impegno dell’azienda

Lo ha spiegato Raffaello Innocenti (nella foto), Direttore Generale di Chiesi Italia, a conclusione dell’evento Digital Breakfast, organizzato nelle scorse settimane a Parma, per presentare i progetti e fare il punto sui programmi digitali pensati in azienda. “Intendiamo sfruttare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie e dal digitale – ha confermato Innocenti – per mettere a disposizione dei pazienti un’informazione chiara e comprensibile sull’utilizzo di alcuni farmaci e device in ambito respiratorio. La tecnologia rappresenta un valido supporto per i pazienti, ma anche per i medici e i farmacisti che potranno beneficiare di questi strumenti nell’educazione terapeutica del paziente”.

Gli fa eco Lucia Quagliano, HR Director di Chiesi Italia: “Il processo di digital transformation, iniziato nel 2015, ha attivato un profondo cambiamento del mindset aziendale nell’approccio all’innovazione. Il coinvolgimento delle persone Chiesi in workshop di formazione periodici dedicati al digitale e la collaborazione continua con aziende e professionisti del settore digital, permettono di maturare una visione strategica che produce innovazione ben oltre il prodotto”. Condivide Gianluigi Pertusi, direttore della Business Unit Consumer Healthcare e Innovation Team Leader di Chiesi Italia, che nello sviluppo dei progetti digitali concepiti in Italia vede un’ideale traslazione nelle attività che Chiesi Corporate sta avviando e avvierà nel resto del mondo.

Il cambio di mindset

Sulla capacità (e le difficoltà) di affrontare il cambiamento indotto dalle nuove tecnologie si gioca il futuro di tutte le imprese e dei loro dipendenti. Dal palco di Parma lo sostiene Pepe Moder, tra i massimi esperti italiani di digital transformation: “Le aziende devono generare milioni di idee altrimenti non sopravviveranno. I big data cambiano la storia e lo fanno a gran velocità. Gestirli è la sfida anche per l’industria biofarmaceutica. Significa raccoglierli, sistematizzarli, analizzarli e interpretarli. Intelligenza artificiale, machine learning, deep learning facilitano diagnosi di malattie, preparano il campo alla medicina personalizzata e alla produzione di farmaci”. Si apre un mondo e questo si sa già. Stare al passo è la sfida: “Le aziende devono costruire un ambiente di lavoro che faciliti la generazione di idee – prosegue Moder – ai dipendenti tocca imparare sempre, non fermarsi mai, essere veloci. Serve l’empowerment di tutti”.

Connessioni umane

Ma le “antenne” dell’industria farmaceutica non possono ignorare il complesso sistema di relazioni umane che esiste tra i pazienti e i professionisti della salute, medici e farmacisti in testa. Relazioni e connessioni che dovrebbero essere facilitate proprio dalle nuove tecnologie, come ribadito, sempre a Parma, da Gabriella Pravettoni, professore Ordinario di Psicologia Generale presso l’Università degli Studi di Milano. Il percorso, però, è accidentato: “I nostri medici si trovano sempre più davanti pazienti preparati ed esigenti, abituati ad andare su Google e a chiedere una seconda opinione”.

l tempo del dialogo si è contratto, dice Pravettoni, che chiede ai medici di trovare una misura ideale. “Le nuove tecnologie non devono essere vissute come terzo incomodo nella relazione medico-paziente, ma è necessario utilizzarle nel modo corretto al servizio della relazione e per ritrovare tempo per il dialogo. Il nuovo scenario richiede il superamento dell’approccio paternalistico o informativo e la condivisione del sapere con il paziente. Questo vuol dire che il medico non deve leggere il maggiore empowerment del paziente come una prevaricazione, ma riconoscerne l’ansia che sta alla base e ricondurlo attraverso la relazione ad una giusta decisione nell’affrontare il percorso terapeutico”.

In collaborazione con Chiesi Italia